sabato, Agosto 24

Brasile: Lula, una presidenza sempre più impossibile Dopo la sentenza di ieri del Tribunale Supremo Federale quale sarà il futuro del Brasile? Come si presenterà alle prossime elezioni, e qual è un’alternativa a Lula? Ne parliamo con Carlo Cauti giornalista italiano di base a San Paolo in Brasile.

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Ieri, il Tribunale Supremo Federale del Brasile ha deciso di non accettare l’habeas corpus, ovvero una richiesta presentata dagli avvocati di Inacio Lula da Silva, l’ex-presidente del Brasile, per evitare l’arresto del leader fino a quando non siano esauriti tutti i casi d’appello. Dopo 11 ore di udienza, la Corte ha raggiunto una maggioranza minima ( 6 voti contro- 5 voti a favore) e, con la sua decisione, la giustizia potrebbe ordinare l’arresto di Lula nei prossimi giorni.

L’’habeas corpus’ è un appello straordinario previsto dall’ordinamento giuridico brasiliano che permette alla difesa dell’imputato di richiedere il rinvio dell’arresto definitivo al termine dei 4 gradi di giudizio previsti dalla legge. Nel caso di Lula, l’habeas corpus avrebbe permesso al candidato alla presidenza del partito dei lavoratori brasiliano – Partido de los Trabajadores, PT – la libertà fino all’esaurimento delle istanze superiori. Anche se l’ordinamento giuridico brasiliano prevede che l’imputato debba affrontare 4 gradi di giudizio prima di andare in carcere, nel 2016 la stessa Corte Suprema ha introdotto una nuova legge che anticipa la reclusione di un imputato al secondo grado di giudizio, in modo da evitare che resti in libertà per diversi anni.

Il TFS, considerando questa nuova legge, ha quindi deciso di non accettare l’habeas corpus di Lula, e di rendere così possibile a tutti gli effetti il suo arresto.

L’ex-presidente è stato accusato di corruzione passiva e riciclaggio di denaro sporco. La prima istanza cui è stato sottoposto – condotta dal giudice Sergio Moro – stabilì una condanna di 9 anni, mentre a gennaio di quest’anno la seconda istanza ha aumentato la pena a 12 anni e un mese di carcere.

La decisione del TFS di oggi, però, non ha solo una valenza giuridica, ma assume un’estrema importanza di carattere politico. Inacio Lula, infatti, è uno dei principali candidati alle prossime elezioni presidenziali in Brasile previste per il mese di ottobre. I sondaggi lo vedono come il favorito (36% di supporto), seguito nella classifica da Jair Bolsonaro, il politico che reincarna l’estrema destra del Paese e che è stato rinominato il ‘Trump brasiliano’. Nonostante il TFS abbia respinto l’habeas corpus di Lula, rimane però difficile che il candidato finisca in carcere nelle prossime ore. I suoi avvocati, infatti, hanno tempo fino al 10 aprile per presentare un ricorso  al Tribunale Federale della IV regione -Tfr 4 –  contro la decisione di oggi del Tribunale Supremo.  Sarà, quindi, il Tfr-4 a esprimere un ultimo parere giuridico, e a ordinare l’emissione di un ordine di cattura.  Secondo gli esperti, questa ultima tappa giuridica non cambierà affatto le carte in tavola, ma servirà solo a prendere tempo e, secondo il loro parere, quest’ultimo passaggio della difesa di Lula rappresenta una mera formalità, la cui probabilità di successo è davvero minima.

Il candidato, però, non sembra abbattersi e, secondo quanto riportato dai media locali, ha promesso di portare avanti la sua campagna elettorale anche da dietro le sbarre. La decisione del TFS taglia fuori dai giochi elettorali Lula, però parzialmente. Infatti, secondo quanto riportano più fonti, il candidato dovrà rinunciare alle elezioni solo se il Tribunale Superiore elettorale applicherà la ’Clean File’, ovvero una legge promulgata durante il Governo di Lula che impedisce a un candidato con condanne in due istanze di partecipare alle elezioni.

Quindi, ad oggi, Lula rimane in gara per le elezioni di ottobre, ma è molto probabile che la sua candidatura verrà cancellata.  

C’è poi da aggiungere che il PT non ha ancora inscritto ufficialmente la candidatura di Lula alle presidenziali. Bisognerà, infatti, aspettare il mese di agosto per vedere chi sarà il candidato ufficiale del PT.  Solo allora il Tribunale Supremo Elettorale potrà decidere se applicare, o no, la Clean File.

Oggi, dopo che il TFS si è pronunciato, migliaia di brasiliani sono scesi in piazza per manifestare, alcuni a favore, altri contro la decisione del Tribunale. Le manifestazioni hanno avuto luogo su più della metà degli Stati brasiliani (16 su 27), e hanno dimostrato come una gran parte della popolazione appoggi Lula, mentre un’altra lo voglia in prigione. Martedì scorso, ad esempio, 20.000 brasiliani hanno protestato a San Paolo per richiedere l’immediata detenzione di Lula, mentre i suoi sostenitori si sono radunati in una manifestazione rivale. Le proteste confermano che oggi il Brasile si trova in un clima politico e sociale del tutto teso, e forniscono un immagine dell’elettorato completamente spaccato. Una parte dei brasiliani vede Lula come politico corrotto, mentre un’altra parte – altrettanto corposa – lo riconosce come vittima di un complotto golpista di carattere politico, organizzato per ostacolare la sua candidatura, ed eventuale elezione.

La questione ‘Lula’ non ha solo polarizzato la popolazione brasiliana, ma ha dato il via a episodi di violenza che confermano l’alta tensione socio-politica in Brasile. Non a caso, a fine di marzo degli autobus con a bordo la delegazione dell’ex-presidente Lula è stata attaccata con armi da fuoco a Paraná.

Considerando gli ultimi episodi giuridici, politici e sociali, quale sarà il futuro del Brasile? Come si presenterà alle prossime elezioni, e qual è un’alternativa a Lula?

Lo abbiamo chiesto a Carlo Cauti giornalista italiano di base a San Paolo in Brasile.

 

In vista delle future elezioni presidenziali in Brasile, i sondaggi vedono Inácio Lula come favorito. Qualora il leader e fondatore del PT dovesse essere rinchiuso in carcere – o agli arresti domiciliari – , che ne sarà del Brasile? Come verrebbero ridisegnati gli attuali sondaggi e equilibri politici per i futuri comizi?

Questa è la domanda che si pongono un pò tutti in Brasile, dal momento che nessuno sa cosa accadrà il giorno dopo l’arresto di Lula. Sarà comunque un evento abbastanza traumatico per la politica brasiliana. Secondo quanto previsto dagli analisti, è probabile che il secondo posizionato nei sondaggi d’opinione, ovvero il candidato di destra Jair Bolsonaro, potrebbe diventare il primo designato alla presidenza.

Perchè, se Lula dovesse andare in carcere, Jair Bolsonaro diverrebbe il favorito? La sinistra non può presentare un candidato sostituto?

Per quanto può sembrare paradossale, e per certi versi anche assurdo, gli stessi elettori di Lula hanno già dichiarato più volte che, nel caso in cui non possa candidarsi il leader del PT, voterebbero per Bolsonaro. Quindi, gli stessi elettori potrebbero spostare il loro voto dalla sinistra alla destra anche più estrema, un ragionamento abbastanza difficile da comprendere per noi europei.

Com’è possibile?

Per una semplice questione di popolarità del candidato. Gli elettori, escludendo Lula, conoscono di più Bolsonaro rispetto agli altri candidati in lista. Quindi, non è affatto improbabile che, se Lula dovesse essere arrestato- come è probabile che sia a questo punto – ,la presidenza del Brasile a ottobre arrivi nelle mani di Bolsonaro.   

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