giovedì, Novembre 14

Brasile: evangelici e indios contro Bolsonaro Non si esclude che evangelici di destra e tradizionali gruppi ambientalisti possano unirsi per spingere l'Amministrazione Bolsonaro a proteggere meglio le ricche risorse naturali del Brasile, con l’aiuto degli indios che hanno alzato il tiro politico

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A poco più di un anno dall’elezione del suo più controverso Presidente, Jair Bolsonaroil Brasile continuil suo momento neroIeri la grande asta per i diritti di trivellazione petrolifera offshore sulla quale il Governo brasiliano puntava per confermare il Paese al ruolo di gigante emergente nel settore, tanto che l’aveva definita la più grande asta della storia per il settore, è andata malissimo. Solo la compagnia petrolifera statale brasiliana Petrobras e un paio di aziende cinesi hanno presentato offerte, il resto delle 14 società ammesse non si sono presentate e due dei quattro campi offerti non hanno ricevuto offerte.
Uno smacco che contribuisce al 
momento nero che è anche di Bolsonaroche ora si trova contro non soltanto i popoli indigeni, ma gran parte dell’opinione pubblica, alcuni pezzi del mondo economico, la Chiesa cattolica e ora anche i conservatori evangelici e pentacostali.

Eletto il 28 ottobre 2018 e entrato in carica il 1° gennaio 2019, Bolsonaro è riuscito in meno di 1 anno a peggiorare tutte le performance del Paese e a incrementare la polarizzazione della società brasiliana.
I fuochi che devastano il più grande Paese dell’America Latina sono immagine di questa crisi profonda che il Paese -già pesantemente flagellato prima dalla crisi …. poi da quella …. e infine da una brutta presidenza …..- sta attraversando.
Dopo l’Amazzonia, 
in queste ore sta bruciando il Pantanal, la più grande zona umida del mondo. Ennesimo disastro ambientale, tra gennaio e novembre l’area ha avuto il 516% in più di incendi rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, secondo i dati dell’Istituto Nazionale di Ricerca Spaziale del Brasile. Gli incendi nel Pantanal in questo periodo dell’anno sono anormali perché le forti piogge iniziano di solito ad ottobre. Quest’anno le acque nei fiumi e nelle zone umide hanno drenato molto più velocemente, con poche precipitazioni, alte temperature, bassa umidità e forti venti, gli incendi si sono propagati velocemente. Secondo il Governo dello Stato del Mato Grosso do Sul, gli incendi sarebbero stati causati non solo dalle anomale condizioni climatiche, bensì anche da attività criminali’, probabilmente la popolazione locale ha dato fuoco per liberare la terra dalla vegetazione, come in Amazzonia, anche qui gli allevatori di bestiame usano il fuoco per preparare i pascoli o aprirne dei nuovi.

Esattamente il problema sul quale Bolsonaro si è scontrato con mezzo mondo allo scoppio della crisi dei fuochi in Amazzonia. Dalla sua il Presidente contava di avere, oltre ai grandi latifondisti -agricoltori e allevatori, multinazionali del settore agricolo- anche il resto dell’elettorato conservatore. Così non sembrerebbe, o almeno non più. Alla mobilitazione della Chiesa cattolica e all’aperto contrasto delle popolazioni indigeneora si aggiunge il fronte degli evangelisti e dei pentacostaliConservatori bianchi evangelisti e pentacostaliche nulla hanno a che spartire con il fronte progressista, e che non si sono mai distinti per lotte ambientaliste.
Da quando i fuochi sono arrivati a lambire la capitale, secondo i sondaggi
questo gruppo religioso, che rappresenta circa il 30% della popolazioneha iniziato a ritenere che il cambiamento climatico sia alla base di quanto sta accadendo nel loro Paesegli umani hanno violato il piano di Dio per la Terra, abusando dell’ambiente, e il cambiamento climatico ne è il risultato. La violazione del pianeta è da ritenere un peccatograve. Alcuni, si ritiene una minoranza, si spinge a vedere nei fuochi l’indizio dell’Apocalisse imminente.

L’ex Ministro dell’Ambiente brasiliano, Marina Silva, è membro dell’Assemblea pentecostale di Dio, ha espresso orrore per i recenti incendi che hanno consumato l’Amazzonia. Silva è parte dei pentacostali di sinistra, una minoranza, la maggioranza è composta da elettori di destra. Infatti, Bolsonaro ha raccolto, alle presidenziali dello scorso anno, il 68% degli elettori evangelici e pentecostaliSi ritiene lo abbiamo sostenuto in particolare per il suo programma moralizzatore nei confronti delle minoranze sessuali e che non si siano curati del suo programma in materia ambientale, anzi, secondo alcuni politologi questi elettori, al tempo non ancora particolarmente attenti alla questione ambientale, non sarebbero stati informati della sua intenzione di rimuovere le restrizioni sugli incendi in Amazzonia.
La deforestazione era diminuita in modo sostanziale dal 2004 al 2014 grazie alle rigide protezioni ambientali approvate dal Presidente 
Luiz Inácio Lula da Silva, iniziative che hanno represso la bonifica illegale in Amazzonia, facendo del Brasile un leader mondiale nella protezione della foresta pluviale. Con l’Amministrazione di Michel Temer si è avuto l’allentamento delle leggi federali anti-deforestazione, con il risultato che tra l’agosto 2017 e il 2018 sono stati bonificati 1,1 milioni di acri di foresta amazzonica brasiliana, il più alto tasso di deforestazione dal 2007. Inoltre, Temer ha aperto l’Amazzonia alle miniere. L’ eliminazione delle protezioni per i territori indigeni e la riduzione delle multe per la bonifica illegale della terra amazzonica è stato il piano che ha portato avanti in questi mesi Bolsonaro.
I sondaggi dello scorso agosto hanno evidenziato che non soltanto progressisti, una parte dei cattolici e gli evangelici e pentacostali sono a favore di un ritorno ad una politica di protezione dell’ambiente, ma anche altre fasce della popolazione, anche conservatori, per un totale del 96% degli intervistati. Per quanto riguarda gli evangelici è bocciatura sonora: Il sostegno di Bolsonaro tra gli evangelici è notevolmente diminuito da quando è entrato in carica a gennaio, secondo la società Datafolha, solo il 37% degli evangelici pensa che Bolsonaro stia facendo un lavoro buono’ o ‘ottimo’. Questa tendenza non si limita agli evangelici. La popolarità di Bolsonaro è diminuita praticamente in ogni gruppo demografico. Il declino è iniziato molto prima della crisi in Amazzonia, ma la gestione degli incendi da parte di Bolsonaro si stima abbia ridotto di cinque punti il suo gradimento.

Secondo alcuni politologi, e tra questi Amy Erica Smith, della Iowa State University, vi è «la possibilità che gli evangelici di destra e i tradizionali gruppi ambientalisti in Brasile possano unirsi per spingere l’Amministrazione Bolsonaro a proteggere meglio le ricche risorse naturali del Brasile». I problemi su questo percorso non mancano, prima di tutto ideologici, come ha dichiarato Paulo Barreto, direttore dell’Amazon Institute of People and the Environment: «La discussione di un leader religioso con i suoi seguaci è completamente diversa da uno scienziato o un ambientalista». Parlare di ‘creazione di Dio’ potrebbe essere ‘scomodo’ per alcuni scienziati e alcuni progressisti. Ma non è impossibile, se si parte dal presupposto che enfatizzare i valori comuni tra cristiani (cattolici, piuttosto che evangelisti o pentacostali) e ambientalisti può essere produttivo per l’obiettivo comune, il futuro dell’ambiente e dell’umanità.
Una saldatura del genere sarebbe un colpo basso terribile per Bolsonaro e le sue politiche populiste in materia di ambiente.

A queste forze si deve aggiungere il lavoro degli indigeni della foresta amazzonica sul fronte internazionale, dove sembrano aver alzato il tiro, complice del loro rinnovato slancio politico probabilmente l’azione del Vaticano.
Il 4 novembre, una delegazione di indios, di Articulação dos Povos Indígenas do Brasil (APIB), coalizione dei popoli indigeni del Brasile -in queste settimane in viaggio in 12 capitali europee per la campagna ‘Sangue indigeno: non una goccia in più’, volta a fare pressione sul Governo brasiliano e sulle aziende agroalimentari affinché rispettino gli accordi internazionali sui cambiamenti climatici e sui diritti umani firmati da Brasile- a Bruxelles ha incontrato politici del Parlamento belga e dell’Europarlamento. La richiesta esplicita è stata: l’Europa deve premere sul Brasile per porre fine alle uccisioni degli indigeni e lavorare alla protezione dell’ambienterifiutando di firmare l’accordo UE- Mercosur.

Sonia Guajajara, il capo dell’APIB, ha affermato «questo accordo chiuderebbe un occhio su ciò che sta accadendo in Brasile. Sarebbe istituzionalizzare il genocidio». L’accordo con la UE garantirebbe ai Paesi del Mercosur ( Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay) un maggiore accesso ai mercati nell’Unione europeail che potrebbe portare gli agricoltori e i taglialegna a invadere ulteriormente le terre indigene per guidare la produzione. Le grandi multinazionali avrebbero un motivo in più per sfruttare ulteriormente le terre indigene.
L’accordo UE-Mercosur, concluso a giugno dopo 20 anni di negoziati, era stato criticato dagli ambientalisti e salutato dal Brasile come una grande vittoria diplomatica. Il Presidente francese Emmanuel Macron, dopo che ampie aree della foresta pluviale amazzonica sono state bruciate da taglialegna e agricoltori illegali, aveva chiesto la stessa cosa che stanno chiedendo gli indigeni: il blocco dell’accordo. Per tanto la richiesta degli indigeni sembra tutt’altro che azzardata o vana. Gli osservatori non escludono che si possa creare un blocco tra Francia e alcuni altri Paesi UE che impedisca l’accordo.

Con i politici del Belgio gli indios sono stati ancora più concreti: «Non abbiamo più il supporto o la protezione del nostro governo, motivo per cui dobbiamo chiedere aiuto ad altri Paesi», hanno dichiarato. Poi rivolgendosi direttamente ai belgi: «Man mano che aumenta il consumo di legna, carne di manzo, zucchero, soia e cacao, il nostro Presidente ci toglie la terra e la affitta o la vende a fattorie internazionali. E il Belgio non può nascondersi dietro il fatto che si tratta di un piccolo Paese». Il Belgio è il settimo importatore di legno brasiliano e la domanda belga di soia, utilizzata principalmente per la produzione di carne, ora utilizza l’80% in più della foresta pluviale rispetto a sei anni fa. Il Belgio importa 2,5 milioni di tonnellate di soia all’anno, per le quali sono necessari 2,7 milioni di ettari di terreno agricolo per la produzione.

Al Belgio gli indios hanno chiesto di lavorare per la nuova legislazione europea che blocca i prodotti che provengono dal disboscamento illegale, non ratificare l’accordo con il Mercosur prima che venga modificato con l’inclusione delle condizioni vincolanti volte a bloccare la deforestazione e le violazioni dei diritti umani, attuare controlli migliori sul legno importato dal Brasileutilizzare meno soia come mangime per animali.

Bolsonaro si potrebbe trovare molto presto in una morsa internazionale, le condizioni di fondo ci sono tutte, bisognerà solo capire quanto la comunità internazionale, a partire da Parigi e Bruxelles riuscirà essere motivata dalla pressione dell’opinione pubblica a procedere sulla strada indicata dagli indios e sostenuta da gran parte dei brasiliani.

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