martedì, Agosto 4

Brasile: Dibattito Politico Soppiantato da Guerra Culturale Il prepotente riemergere della destra nel Paese alla vigilia delle elezioni presidenziali del 2018, ne discutiamo con Alessandro Hirata, docente di giurisprudenza dell’Università di San Paolo

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La testata ‘Latinamerican Post’ martedì. 21 novembre ha pubblicato un articolo dal titolo ‘Brazil on track to get own Trump’, letteralmente ‘ il Brasile è in pista per arrivare a un proprio Trump’. Secondo quanto riportato, Judith Butler, professoressa di letteratura comparate presso l’Università della California, sarebbe stata aggredita per le sue idee progressiste a favore della parità dei sessi da un gruppo di manifestanti conservatori di San Paolo. I così detti ‘protettori della morale cristiana’ non solo hanno aggredito la Butler – a suon di cori “bruciate la strega” – , ma avrebbero anche attaccato un museo e un centro culturale, in quanto ritenuti da loro un’offesa per i valori familiari e cristiani cattolici.

Le vicende riportate dipingono un panorama socio-politico brasiliano alquanto sconcertante.
Anche ‘El Pais’, in un articolo pubblicato lunedì 20 novembre, ha avvertito questo tumulto socio-culturale in Brasile. Secondo il quotidiano spagnolo, infatti, i messaggi in circolazione sui social sono pieni di astio, dipingono artisti e femministe come figure che incoraggerebbero alla pedofilia, e mostrano un totale dissenso nei confronti aborto.

Ad oggi, scrive ‘El Pais’, il Brasile è un Paese dove un candidato alla carica di Presidente – riferendosi palesemente a Jair Bolsonaro – si vanta pubblicamente della sua omofobia e, secondo i vari sondaggi, rischia anche di arrivare al 20% dei voti alle prossime elezioni presidenziali. Anche il movimento ‘Brasil Livre’, movimento fondato da giovani, ha del tutto modificato i suoi connotati politici. Da movimento che respingeva la corruzione, sostenendo il liberalismo e la democrazia, si è trasformato invece in una vera e propria macchina di propaganda conservatrice, che accusa artisti, esperti, giornalisti e professori.

Sembra che il Paese si stia sempre più muovendo verso una politica di destra, o comunque sempre più conservatrice sostenendo il ritorno ad un ruolo centrale delle forze armate.
Il Brasile ha intrapreso la sua transizione democratica nel 1985, dopo ben 21 anni di dittatura sotto il regime militare di João Goulart (1964-1985). La sua democrazia è, pertanto, molto giovane e oggi sembra essere a rischio. La figura politica cardine di un pericoloso passo indietro è proprio Jair Bolsonaro, iI rinominato ‘Trump Brasiliano’ che, con la sua politica conservatrice e xenofoba, sembra aver trasportato il Paese in una vera e propria guerra culturale, sostituendo di fatto uno dei principi su cui si fonda la democrazia, ovvero il dibattito politico.

Secondo Octavio Amorim Neto, politologo della Getulio Vargas Foundation – riporta ‘Latinamerican Post’ – il Brasile oggi è un Paese che vive di risentimento, rabbia e depressione. Secondo i dati riportati dalla Fondazione di cui fa parte Neto, la maggior parte dei brasiliani m non ha fiducia nella presidenza (83%), nè nei partiti politici (78%). Oltre ciò, ‘Latinamerican Post’ ha riportato l’opinione di Fernando Schuler, filosofo politico presso l’Insper di San Paolo, secondo il quale il Brasile oggi starebbe vivendo una vera e propria guerra culturale, la quale ha, di fatto, sostituito il dibattito politico e, secondo l’esperto, il campo di battaglia di questa nuova e pericolosa guerra sarebbe internet.

La guerra culturale cui si riferisce Schuler va, inoltre, letta in un contesto politico, economico decisamente particolare. Non si deve, infatti, dimenticare che il Brasile si trova ad affrontare un’importante crisi politica, oltre ciò si sta lentamente riprendendo da una forte crisi economica e gli scandali determinati dai casi di corruzione non hanno risparmiato quasi nessuna figura del panorama politico. Lo stesso Ignacio Lula, ad oggi forse un papabile candidato e vincitore alle prossime elezioni del 2018, è stato accusato di corruzione.

Pertanto, quali potrebbero essere le conseguenze di questi tumulti sociali, considerando la situazione politica ed economica brasiliana? Come vanno letti alla luce delle prossime elezioni?
Lo abbiamo chiesto a Alessandro Hirata, docente di giurisprudenza presso l’Università di San Paolo in Brasile.

Judith Butler, professoressa statunitense di letteratura comparata, è stata aggredita per strada da un gruppo di manifestanti conservatori per le sue idee ‘progressiste’ sulla parità dei sessi. Cos’è oggi il conservatorismo in Brasile? Quali i suoi obiettivi?

Oggi il conservatorismo in Brasile è abbastanza forte. In particolar modo adesso si stanno vivendo in Brasile dei tempi e delle vicende decisamente estreme. Vi è, infatti, un grande confronto tra una fascia più conservatrice e una più liberale, specialmente su internet e sui social network. Il conservatorismo in Brasile è stato sempre presente e molto forte, ma adesso sembra esser diventato ancor più estremo e, in alcuni casi, anche più violento.

Il Brasile è uscito da una dittatura nel 1985, è pertanto un Paese noto per la forza e gli ideali della sua classe operaia, dove, però, la democrazia è davvero giovane. Cos’è che a permesso questa ascesa dei conservatori nel Paese?

L’ascesa dei conservatori in Brasile sembra essere un fenomeno parallelo all’ andamento dei movimenti conservatori a livello mondiale. Mi riferisco, ad esempio, agli Stati Uniti con Trump o in Francia, con Le Pen. La democrazia brasiliana è giovane, ma anche forte e stabile.

Ad oggi, le tensioni sociali come le descriverebbe e a cosa potrebbero portare?

Le tensioni sociali in Brasile oggi sono forti, però non ritengo siano molto diverse da quelle verificatesi in precedenza. Il Paese sta ancora attraversando una crisi economica che, purtroppo, non è ancora finita. Si deve poi considerare che lo sviluppo delle reti sociali ha creato delle situazioni molto diverse e ancora sconosciute, dalle quali poi sono emerse queste tensioni sociali.

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