mercoledì, Gennaio 16

Brasile: cercasi Cesare Battisti (disperatamente) Francia, Parigi si prepara alla nuova manifestazione dei gilet gialli. Cina sospende dazi sulle auto americane

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Cesare Battisti è scomparso da ieri. A confermarlo all’Ansa è l’avvocato Igor Sant’Anna Tamasauskas, che ha ribadito che sta cercando di mettersi in contatto con lui da ieri, quando è stato reso noto l’ordine di arresto spiccato contro l’ex terrorista dal Supremo Tribunale Federale (Stf) brasiliano in vista di una possibile estradizione verso l’Italia. In una nota poi ha confermato che presenterà un ricorso perché sia rivista la decisione.

Il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede ha affermato in un tweet: «Il Supremo Tribunale Federale brasiliano, ha ordinato l’arresto di Cesare Battisti. Sono state accolte le nostre richieste di rigettare il suo reclamo. È ciò per cui il ministero della Giustizia sta lavorando da tempo. Ma saremo soddisfatti solo quando Battisti sarà estradato in Italia».

Parliamo di Brexit, perché la premier britannica Theresa May ha affermato: «L’impegno dei 27 nelle conclusioni hanno status legale e come tali sono benvenute. Sono un passo avanti e sono il primo vero chiarimento sul backstop, ma c’è ancora lavoro da fare e lo faremo velocemente». Il premier belga Charles Michel al suo arrivo al Consiglio europeo però ha detto: «Ieri abbiamo riaffermato la volontà di applicare l’accordo che è stato concluso con la Gran Bretagna, così come di lavorare velocemente per lanciare i negoziati sulle relazioni future. Ma oggettivamente, i segnali che abbiamo avuto finora non sono particolarmente rassicuranti sulla capacità in Gran Bretagna di poter onorare gli impegni presi».

Rimanendo in Europa, la premier belga ha proposto di escludere da Schengen quei Paesi che continuano a bloccare la riforma di Dublino. Mentre Jean Claude Juncker ha affermato: «Noi abbiamo proposto di potenziare con 10.000 agenti il controllo delle frontiere esterne ma ora sono sorpreso di vedere che alcuni Paesi, quelli più interessati, rifiutano questa iniziativa».

Andiamo in Francia, perché Parigi si prepara alla nuova manifestazione dei gilet gialli in programma domani. Il prefetto, Michel Delpuech, ha annunciato che dispiegherà nella capitale un dispositivo simile a quello di sabato scorso, con circa 8.000 uomini, mezzi pesanti e squadre mobili. E il presidente Emmanuel Macron avvisa: «Il malessere legittimo dei cittadini francesi deve trovare un’espressione nei processi democratici che esistono, in quanto le rivendicazioni non hanno vocazione a perdurare in piazza».

Un incontro tra Vladimir Putin e Donald Trump «è egualmente necessario sia per Mosca sia per Washington». Lo ha ribadito il portavoce del presidente russo, Dmitri Peskov, secondo cui però la condizione posta dagli Usa che Mosca restituisca all’Ucraina le tre navi sequestrate e liberi i marinai ucraini arrestati dopo uno scontro a largo della Crimea non è accettabile.

Rimanendo agli Usa, la Cina ha deciso di sospendere dal primo gennaio al 31 marzo 2019 l’applicazione dei dazi aggiuntivi dal 15% al 40%, sulle importazioni di auto e componenti provenienti dagli Usa. Lo riferisce il ministero delle Finanze.

In Svezia, il parlamento ha nuovamente respinto la proposta del primo ministro incaricato Stefan Lofven per la formazione di un governo di centrosinistra. In particolare è stato votato contro la formazione di una coalizione di minoranza fra i socialdemocratici di Lofven e i Verdi. Si tratta della seconda delle quattro possibili votazioni, prima che il presidente del parlamento sia obbligato a indire nuove elezioni.

In Cisgiordania, settantacinque palestinesi sono stati feriti oggi dal fuoco di militari israeliani o intossicati da gas lacrimogeni nel corso di incidenti sviluppatisi al confine orientale di Gaza.

In Nicaragua, gli imprenditori hanno deciso di entrare in azione e hanno chiesto al presidente Daniel Ortega di rilanciare urgentemente il dialogo come «unico mezzo per uscire dalla crisi in cui è immerso il Paese».

Chiudiamo con il caso Khashoggi, perché il presidente turco Recep Erdogan ha affermato: «Quello che abbiamo saputo dalle registrazioni è che persone vicine al principe ereditario saudita Mohammed bin Salman hanno svolto un ruolo attivo nell’omicidio». Poi ha ribadito: «Purtroppo, alcuni Paesi musulmani non hanno detto la verità e non sono stati dalla parte della giustizia».

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