sabato, Ottobre 24

Bouteflika per altri cinque anni Bouteflika esce vincitore tra polemiche e accuse

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Come largamente previsto, le elezioni presidenziali algerine si sono concluse con lo schiacciante successo del Presidente uscente Abdelaziz Bouteflika, confermato con l’81,5% dei voti con un’affluenza del 51%. Il secondo arrivato, il candidato indipendente ed ex membro del Fronte di Liberazione Nazionale Ali Benflis, si è attestato al 12%. Non pervenuti gli altri candidati ammessi al voto. Le immagini di Bouteflika che si reca alla sede elettorale sulla propria sedia a rotelle hanno sollevato per l’ennesima volta polemiche e riacceso l’annoso dibattito sullo stato di salute del presidente: negli ultimi mesi, Bouteflika è apparso raramente in pubblico, avvalorando le ipotesi riguardanti il suo malessere e l’incapacità di guidare un Paese in costante difficoltà.

Il settantaseienne Bouteflika è da tempo alle prese con una serie di problemi di salute che hanno spinto molti nel corso dell’ultimo anno a ritenere improbabile la possibilità che potesse candidarsi per un nuovo mandato. Il 27 aprile 2013, una lieve forma di ischemia ha colpito il Presidente algerino Abdelaziz Bouteflika, costringendolo a un tempestivo trasporto e ricovero in un ospedale parigino. La notizia è stata sufficiente a sollevare un nuovo polverone ad Algeri, dove le notizie sulle condizioni di salute del Presidente vengono seguite con grande attenzione per comprendere le prospettive politiche del Paese. Dal 2005, quando Bouteflika venne ricoverato d’urgenza per curare una grave forma di ulcera, sono state molte le speculazioni sulle sue condizioni fisiche: si è parlato di una cagionevolezza che gli ha reso impossibile governare per diversi periodi, si è insinuato il sospetto di un cancro terminale e in più occasioni si è giunti persino a parlare di una sua possibile morte, tenuta nascosta dai vertici del Paese per mantenere sotto controllo la situazione interna.

Caustica sulGuardian’ la giornalista francese di origini algerine Nabila Ramdani, che sottolinea la fragilità dell’uomo che dovrà guidare per i prossimi cinque anni l’Algeria. «Dal momento che si parla di democrazia, il problema è che il sorridente statista seduto nella sua sedia da invalido in pelle è destinato a rimanere Presidente per altri cinque anni. Questo porterà il suo mandato a raggiungere i due decenni, cosa che si adatta malamente alla pretesa algerina di mostrarsi come eccezione all’ingiusto sistema di potere che ha dato via alle rivoluzioni di Libia, Tunisia ed Egitto tre anni fa. Bouteflika non è affatto un Gheddafi, un Ben Ali o un Mubarak, ma la sua decisione di ripresentarsi a quelle che il suo governo ha voluto presentare come elezioni giuste e libere è stata poco saggia».

«Non sorprendentemente per un Paese che ha perso un milione di persone nella sua lotta per l’indipendenza del 1954-62 e forse altre 200mila nella sua successiva guerra civile di fine secolo, lo humour algerino tende a essere cinico. E non sorprendentemente, le elezioni presidenziali del 17 aprile hanno causato molte risate amare». Chiosano gli editorialisti dell’Economist in un recente articolo. «L’Algeria non è un Paese felice. Rivolte periodiche, scontri etnici tra arabi e berberi e il pericolo incombente del terrorismo jihadista provano come i mali sociali si stiano aggravando. Per il momento però le memorie di tempi ancor peggiori rendono gli algerini troppo timidi per dar vita a una sfida più concreta ai poteri attuali. Come Mr Bouteflika ha detto nel suo unico sforzo per la campagna elettorale, una lettera inviata al suo popolo tramite l’agenzia stampa di Stato, “i miei attuali problemi di salute non sembrano squalificarmi ai vostri occhi”».

Nonostante la generalizzata disillusione della popolazione algerina, che da anni tollera nell’indifferenza il reiterarsi di brogli elettorali e la soppressione di una regolare dialettica democratica, occasionalmente le piazze si svegliano per lanciare alcuni segnali al Governo, effettuando richieste per un’apertura democratica del Paese. Il giorno prima delle elezioni, le autorità algerine hanno represso con la forza una manifestazione pubblica di protesta contro la candidatura di Bouteflika al suo quarto mandato. A dar il via alle proteste è stata l’azione degli attivisti del gruppo “Barakat” (abbastanza), che ha cercato di concentrare al proprio interno le forze politiche avverse al proseguimento dell’esperienza governativa di Bouteflika che invitavano la popolazione algerina a boicottare il voto in protesta contro la stagnazione della vita politica nel Paese. «La violenta repressione mette sotto la lente di ingrandimento le repressive tattiche adottate comunemente dalle forze di sicurezza» ha scritto l’organizzazione Human Rights Watch, che si batte per la difesa dei diritti umani. «Le autorità devono abbandonare queste pratiche repressive, cancellando il decreto del 2001 che bandisce tutte le manifestazioni ad Algeri, la capitale, e consentendo alle persone di esercitare il loro diritto a radunarsi pacificamente in tutta l’Algeria».

Sono tante le nuvole che si addensano sul futuro dell’Algeria e che complicano le previsioni riguardanti la futura stabilità del Paese. Retta in piedi principalmente dai proventi generati dalla disponibilità di gas e petrolio nel sottosuolo del Paese, l’economia algerina sta assistendo a un costante peggioramento dei suoi fondamentali. L’assenza di politiche lungimiranti utili a programmare una completa riforma dell’economia nazionale continua a penalizzare i tentativi di costruire un’industria funzionante e diversificata. Incapace di dar vita a una svolta efficace, il Governo Bouteflika continua a porre più attenzione alla propria sopravvivenza nell’immediato piuttosto che a individuare la maniera per dar forma a una ripartenza dell’Algeria sul medio-lungo termine.

Una serie di tentativi di far ripartire l’economia nel Paese, producendo posti di lavoro attraverso incentivi all’impresa e finanziando la costruzione di infrastrutture sembrano destinati a rivelarsi buchi nell’acqua e a far levitare la portata del debito pubblico del Paese. L’elevato livello del malaffare e della corruzione che permeano le istituzioni dell’Algeria e l’assenza di voci riformatrici all’interno del paludato sistema politico contribuiscono a rendere ancor più sconfortante la situazione interna.

 

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