mercoledì, Agosto 21

Botticelle e carrozze: schiavitù urbana

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Le carrozze e le botticelle che girano per le nostre città d’arte appaiono un’attrattiva turistica pittoresca e affascinante: sono considerate ‘veicoli’, e, c’è persino chi li elogia perché non inquinano, ignorando, però, la sofferenza che li muove, quella dei cavalli, che pagano il prezzo più oneroso di questo ‘servizio’. Spesso sono animali che, dopo una vita di attività agonistica, vengono destinati a concludere la ‘carriera’ in questo modo, pensando di concedere loro un sollievo. Come dire… vuoi morire subito in un mattatoio o fare qualche passeggiata urbana in attesa di sfiancarti completamente? Se un animale da macello viene risparmiato per diventare da carrozza‘, gli viene salvata la vita, ma non la dignità, e sarà comunque privato della libertà; l’idea di addestrare e domare gli animali per farli lavorare è un’idea di dominio, che è sempre più difficile accettare. Il cavallo è uno di quegli animali sfruttati finché si può: gli vengono dati compiti da svolgere a seconda della razza, della corporatura, dell’età e fino all’ultimo istante di vita deve lavorare a servizio degli esseri umani o, peggio, per il loro divertimento.

Questa del trasporto è una trovata non particolarmente diffusa, ma ciò che colpisce è il fatto che siano proprio le città considerate culla della civiltà a farsene un vanto. Quale civiltà emerge dalle sempre più frequenti notizie di cavalli colpiti da malori a causa degli sforzi a cui sono sottoposti nel trasportare persone? Questi presunti ‘itinerari culturali’, a bordo delle carrozze, disintegrano la cultura del rispetto verso una specie animale sacrificata sull’altare del business.

La carrozza trainata da cavalli è certamente un mezzo di trasporto d’altri tempi che può esercitare fascino, come lo esercitano certi usi e costumi del passato, ma qui si tratta di un’ostinata copiatura di un’usanza purtroppo tanto necessaria in passato, quando il cavallo era considerato un mezzo di trasporto, quanto superflua oggi. Per molti secoli sono stati tramandati usi che, proprio per necessità, hanno volutamente ignorato la scarsa conoscenza delle caratteristiche etologiche della specie equina procurando ai cavalli sofferenze oggi evitabili. Il desiderio dell’essere umano di un ritorno al passato non vale la salute e la vita di alcun cavallo.
Sono sempre più frequenti gli incidenti che vedono protagonisti cavalli sfruttati per il traino delle carrozze. Non so se sia più grave legittimare questo trasporto, fare il cocchiere o farsi trasportare: sono tre situazioni che nel terzo millennio non hanno più ragione di esistere. Questo mezzo di trasporto è retrogrado, oltre che frutto di un pensiero antropocentrico e specista. E’ doveroso porsi interrogativi sulla legittimità di questa attività che vede animali ridotti a schiavi, costretti a farsi strada nel traffico, stimolati da briglie e frusta, camminando sull’asfalto sotto il sole o con la pioggia, spesso strattonati da chi li guida. Lo stress emotivo causato dall’incompatibilità dell’ambiente urbano con le necessità dell’equide, le temperature elevate della stagione estiva, l’inadeguatezza del manto stradale per gli zoccoli e le articolazioni dell’animale, l’assenza in città di luoghi dove i cavalli possano trovare ristoro sono i motivi per cui questa attività deve essere abolita.
Alcune tra le città che fanno più parlare su questo versante sono Firenze e Roma. Nella Capitale si sono visti più volte cavalli stramazzare al suolo, addirittura uno si è accasciato davanti a Palazzo Chigi, come a ricordare alla politica che dovrebbe legiferare contro questa usanza. Lo scorso giugno, in Piazza Venezia, è accaduto un incidente causato da uno scooter.
A Firenze si è recentemente manifestato contro questa tradizione.

Come se non bastassero gli itinerari in città, ecco che in Toscana ci si è inventati il tour tra i paesaggi del Chianti «Passeggiata di due o tre ore in carrozza trainata dai cavalli a cura dei Cocchieri di’ Chianti, a passeggio tra i comuni di Montespertoli e San Casciano Val di Pesa (…). Si parte la mattina o il pomeriggio dal parcheggio in località Montagnana val di Pesa (Montespertoli) e si torna nello stesso punto. (…) Il tour viene organizzato a richiesta tutti i giorni in qualsiasi stagione. Questo itinerario culturale di due ore, prevede un costo noleggio carrozza di 150 euro fino a 5 persone e 250 euro da 6 da 10».

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