domenica, Luglio 21

Botswana cancellata la legge coloniale contro l’omosessualità Corte Suprema del Botswana martedì 11 giugno ha abrogato la Sodomy Law che equiparava l’omosessualità ad un’offesa penale punibile con sette anni di prigione

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La Corte Suprema del Botswana martedì 11 giugno ha abrogato la Sodomy Law che equiparava l’omosessualità ad un’offesa penale punibile con sette anni di prigione. «Ogni tipo di discriminazione non deve trovare giustificazione in nessun Paese al mondo. Tutti gli esseri umani sono nati uguali e quindi devono godere degli stessi diritti. L’omosessualità è semplicemente una diversa forma di vivere la propria sessualità che è stata ingiustamente repressa per decenni. Ora è giunto il tempo di rimediare a questa ingiustizia», queste le parole pronunciate del Giudice Michael Leburu della Corte Suprema.

«La decisione presa dalla Corte Suprema apre in Botswana un nuova era di accettazione, offrendo un buon esempio per altri paesi africani. Il Botswana ha detto no alla intolleranza e all’odio promuovendo la giustizia per tutti i suoi cittadini»,  afferma Muleya Mwananyanda, vice direttore di Amnesty International per l’Africa Settentrionale. «Non ci posso ancora credere. La depenalizzazione della omosessualità è una grande vittoria non solo per il movimento LGBT ma per l’intera società del Botswana in quanto l’abrogazione di ogni legge discriminatoria verso credi religiosi, sessuali e politici è un mattone in più per costruire una solida democrazia nel nostro Paese»,  commenta Anna Chalmers, direttrice della LEGABIBO, l’Associazione delle lesbiche, gay e bisessuali del Botswana.

La vittoria riportata è stata preceduta da un lungo cammino intrapreso da attivisti in difesa delle minoranze sessuali, affiancati da giuristi e associazioni in difesa dei diritti umani.
Tutto nacque da un’iniziativa di Letsweletse Motshidiemang, studente presso l’Università del Botswana, che presentò, nel febbraio 2018, una petizione alla Corte Suprema per abolire la Sezione 164 del Codice Penale che giudica i rapporti sessuali tra stesso sesso come un reato penale da punire con il carcere. La sezione 164 prevede anche condanne a due anni di prigione perpratiche indecenti in pubblico o privato. Per ‘pratiche indecenti’ si intendeva ogni atto sessuale che non fosse rivolto al concepimento e che andasse oltre alla penetrazione in posizione ‘missionaria’ compiuta nella camera matrimoniale, di notte e al buio.

La petizione di Motshidiemang attirò subito l’attenzione dei media nazionali, favorendo così un inaspettato dibattito pubblico. Le chiese cristiane si opposero con determinazione affermando che Motshidiemang intendeva distruggere la moralità dei cittadini del Botswana sotto influenza di ‘malefiche’ lobby straniere. Nonostante la pressante campagna contraria all’iniziativa lanciata dalle chiese cristiane, a gran sorpresa, una consistente percentuale dell’opinione pubblica si dichiarò favorevole alla petizione. Questa reazione spinse nel dicembre 2018 il Presidente Mokgweetsi Masisi a dichiarare pubblicamente il suo supporto per le relazioni tra lo stesso sesso, affermando che i LGBT sono cittadini del Botswana a tutti gli effetti e quindi dovere costituzionale di proteggere i loro diritti.

La Corte Costituzionale doveva discutere sulla petizione lo scorso marzo. Un nuovo intervento delle chiese cristiane fece rimandare la discussione giuridica. Nuovamente dovette intervenire il Presidente Masisi, che chiese alla Corte Costituzionale di verificare senza pregiudizi la petizione, ricordando ai giudici il loro diritto di non subire pressioni da nessuna lobby politica, religiosa, economica o di altra natura. Il green light presidenziale ha permesso alla Corte Costituzionale la validità della petizione arrivando alla storica decisione.

«La depenalizzazione della omosessualità è un gran passo avanti per la difesa dei diritti umani in Botswana, ma la strada per la completa accettazione delle minoranze sessuali nella nostra società è ancora lunga e irta di ostacoli. La decisione della Corte Costituzionale ha scatenato l’indignazione nelle comunità cristiane, che hanno promesso una campagna per ripristinare la legge varata durante il periodo coloniale britannico. Oltre a contrastare queste iniziative occorre diffondere un senso civico tra la popolazione verso il rispetto dei diritti di ogni cittadino e delle sue scelte quando questi diritti e scelte non rappresentano un pericolo generale o un’offesa ad un altro cittadino»,  ci spiega Cindy Kelemi, direttore esecutivo del Botswana Network on Ethics, Law and HIV/AIDS.  

I detrattori della Corte Costituzionale stanno utilizzando i dati di influenza del contagio HIV/AIDS per tentare di dimostrare che la causa principale del contagio sono i rapporti tra lo stesso sesso. Il Botswana registra il più alto tasso di infezione HIV della regione, dopo Lesotho e Swatini: 21,9%. Le categorie a maggior rischio sono le donne i giovani e le prostitute. L’incidenza HIV sugli omosessuali è stata stimata al 13,1% del 21,9% degli infetti. Nonostante queste realtà statistiche, gli omosessuali sono stati accusati in Botswana di diffondere il contagio e discriminati sia per l’ascesso alle cure, sia nei posti di lavoro e nelle università.

La decisione della Corte Suprema assume maggior importanza nel continente in quanto tre settimane fa una identica petizione è stata rigettata  dalla Corte Suprema del Kenya, che ha deciso di mantenere la legge coloniale che prevede pene fino a 14 anni di reclusione.
La depenalizzazione in Botswana assume una importanza continentale in quanto conferma e rafforza la linea di tendenza in Africa di superare queste leggi coloniali, che non trovano alcuna giustificazione nel contesto sociale moderno, semmai l’hanno avuta anche nel passato.

Altri sei Paesi hanno già cancellato il reato di sodomia: Sao Tome and Prince, Lesotho (2012), Mozambico (2015), Angola e Seychelles (2016). Il Paese più avanzato è il Sudafrica, che ha non solo abrogato vecchie leggi coloniali, ma nel novembre 2006 ha legalizzato i matrimoni gay tramite il Civil Union Act, equiparando le coppie gay a quelle eterosessuali compresi diritti e doveri.

Le varie leggi contro l’omosessualità (Sodomy Act) adottate in tutte le colonie britanniche hanno origine nella sezione 377 del codice penale britannico, in vigore nell’Ottocento da tempo abrogato in Gran Bretagna. I legislatori e giuristi britannici nel tardo Ottocento introdussero nelle colonie i Sodomy Act come ulteriore mezzo di controllo sociale. Era loro ferma convinzione che occorreva inculcare nei sudditi della Corona la moralità europea, distruggendo cultura ed etica lacali. Introdussero le varie leggi omofobiche in quanto accusavano le autorità locali di non punire severamente atti e usanze contrari alla pubblica morale e all’etica religiosa.

I Sodomy Act rientravano in un più vasto progetto giuridico che tendeva a rieducare con la forza i nativi’ per debellare la loro vita sessuale considerata troppo libera e promiscua. A questo scopo era severamente vietato a tutti i cittadini britannici delle colonie di sposare o di avere atti sessuali con i nativi. Ai Sodomy Act furono associate leggi che vietavano e punivano i rapporti orali o, consideravano legale la sola posizione cosiddetta del ‘missionario’,  vietando anche la masturbazione singola o tra più persone. Le prime leggi omofobiche originate dalla sezione 377 furono applicate per la prima volta in India, Malaysia e Uganda nel 1860. Tra il 1861 e il 1894 i Sodomy Act entrarono in vigore in tutte le colonie britanniche in Asia, Africa e Pacifico.

Sia le leggi coloniali britanniche che l’attuale opposizione dei movimenti cristiani verso i LGBT, solitamente si basano sulla interdizione biblica, affermando che nel Vecchio e Nuovo Testamento, Dio proibisce l’atto omosessuale in quanto contrario alla natura, e quindi offesa alla divinità. Dal 2010 vari studiosi biblici stanno mettendo in dubbio questo dogma. Secondo loro nel Vecchio Testamento l’omosessualità viene semplicemente scoraggiata, ma non vi è alcun versetto che condanna apertamente l’omosessualità e ne stabilisce condanne penali.
Questi studiosi affermano che ad attenta analisi dei testi sacri esistono solo due passaggi nel Vecchio Testamento e tre nel Nuovo Testamento dove si cita l’omosessualità come reato da punire. Visto che tutti i due Testi sacri sono stati scritti da più autori in diverse epoche, si ipotizza che questi passaggi omofobici potrebbero essere stati aggiunti al testo originale in epoche successive per rafforzare i poteri temporali delle chiese e imporre la loro versione di moralità ed etica.

Nel Nuovo Testamento i riferimenti si trovano solo negli scritti associati a Paolo. Ogni altro riferimento sarebbe stato frutto di interpretazioni o traduzioni volutamente errate. Due gli esempi classici. In Matteo 19:12 Gesù Cristo si riferisce chiaramente agli eunuchi senza menzionare gli omosessuali come successive interpretazioni e traduzioni affermarono. Nel Nuovo Testamento non esisterebbe alcuna condanna contro atti omosessuali, ma la chiara condanna contro la pedofilia sia essa commessa da eterosessuali o non.

Anche per il mito di Sodoma, città distrutta dalla collera divina per la sua immoralità, nel Vecchio Testamento non vi è alcun riferimento alla omosessualità nonostante il nome della antica città distrutta ha originato il termine Sodomia. Le parti che trattano la vicenda di Sodoma parlano che la collera divina scattò a causa di rapporti sessuali che i cittadini di Sodoma ebbero con due angeli che stavano visitando la città pervertita, sotto forma di uomini. Sodoma era stata giudicata rea di oppressione, adulterio, tradimento, atti di criminalità diffusa, arroganza e indifferenza verso i poveri. In nessun versetto si accenna alla omosessualità.

Attualmente 77 Paesi in tutto il pianeta mantengono leggi omofobiche, sei dei quali prevedono la pena di morte, e sono Arabia Saudita, Iran, Mauritania, Nigeria e Somalia.
Nel 2010 la Francia propose all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite misure di protezione verso le fasce più discriminate della società comprese le minoranze sessuali. Una proposta appoggiata da 66 Paesi membri ma ostacolata da Cina, Russia, Vaticano e dalla maggioranza dei Paesi islamici.

Uno studio pubblicato dal Pew Research Center sulla repressione della omosessualità in Africa ha dimostrato che maggiore è la repressione nei Paesi dove l’Islam predomina e in Paesi influenzati dalle principali chiese cristiane -Protestanti e Cattolici. Mentre nei Paesi islamici africani nessun dibattito è al momento possibile, nei Paesi cristiani si sta assistendo da anni ad un interessante evoluzione. Pur rimanendo l’omosessualità un tabù, anche all’interno delle congregazioni religiose cristiane si stanno insinuando dubbi e riflessioni morali ed etiche sulla omofobia.

La discussione sulla omofobia è particolarmente avanzata presso le chiese protestanti, alcune di esse hanno declassificato l’omofobia come reato etico e hanno accettato anche sacerdoti con tendenze gay o lesbiche. Questo trend è iniziato con la Chiesa Evangelica Luterana in Olanda, seguita da altre 25 chiese protestanti in Europa.

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