martedì, Ottobre 27

Bombardieri Usa nei cieli di Corea: esercitazione militare che aumenta la tensione Nella giornata di ieri alcuni velivoli a guerra hanno effettuato un esercitazione militare sul confine tra Corea del Nord e Corea del Sud

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Alla vigilia del viaggio diplomatico che vedrà il Presidente degli Stati Uniti d’America Donald Trump visitare diversi Paesi, alleati e non, nel continente asiatico, la tensione tra gli Usa e la Corea del Nord resta altissima. Nella serata di ieri, infatti, due bombardieri strategici americani (i B-1B), congiuntamente a velivoli da combattimento giapponesi e sud coreani, hanno sorvolato il confine tra Nord e Sud Corea nel quadro di un esercitazione militare partita dalla base Usa di Guam (nei mesi precedenti minacciata da Kim).

Ciò che preoccupa maggiormente la Corea del Nord è il potenziale nucleare dei bombardieri B-1B: infatti il Rockwell B-1 Lancer (abbreviato in B-1B) è un bombardiere  strategico supersonico progettato alla fine della guerra fredda, ma poi modificato a più riprese a seconda degli scenari bellici nei quali se ne prevedeva l’impiego (in Iraq nel 1998 e nel 2003, in Serbia nel 1999),  in grado di caricare 40 tonnellate di armamenti (nucleari e non, anche se al momento paiono equipaggiate unicamente con armi convenzionali) e di viaggiare ad altissima velocità con un autonomia che può raggiungere i 12.000 km (potenzialmente in grado di sferrare attacchi da ogni base Usa nel Pacifico).

Ad aumentarne la letalità è la bassa visibilità radar, ottenuta grazie alla combinazione tra struttura dell’aereo e materiali radar-assorbenti, in grado di dotare di un innegabile vantaggio i bombardieri americani rispetto agli obsoleti Mig-29 Fulcrum nordcoreani, incapaci di intercettare in tempi brevi via radar i rivali americani e di raggiungerli rapidamente.

L’esercitazione di ieri è risultata poco gradita al dittatore nordcoreano Kim jong-un che non ha atteso molto per rilasciare dichiarazioni anti-Usa tramite la propria agenzia di stampa KCNA: «La realtà mostra chiaramente che gli imperialisti Usa, stile gangster, sono quelli che stanno aggravando la situazione nella penisola coreana cercando di innescare una guerra nucleare». Ponendo ulteriormente l’enfasi su un possibile attacco atomico a sorpresa, eventualità che spaventa Kim e lo incoraggia a proseguire le ricerche scientifiche e tecnologiche al fine di dotarsi di un rispettabile arsenale nucleare.

Appena giunta la notizia dell’esercitazione, si è legittimamente pensato a una prova di forza, una dimostrazione del potenziale bellico americano, in risposta alle ripetute minacce Nord Coreane susseguitesi nei precedenti mesi (dai test balistici che hanno attraversato i cieli giapponesi alle non troppo velate dichiarazioni guerrafondaie nei confronti della base Usa localizzata in Guam).

Ipotesi che è stata smentita direttamente dal Capitano Victoria Hight, portavoce ufficiale delle U.S Air Forces, che ha affermato, tramite dichiarazioni rilasciate alla CNN: «Le esercitazioni congiunte che coinvolgono i nostri bombardieri e velivoli da combattimento alleati sono state programmate nei mesi precedenti e non rappresentano quindi una risposta a nessuno evento o situazione politica attuale».

Quella di ieri risulterebbe quindi una classica esercitazione di confine, simulazione che oltre a impressionare la Corea del Nord serve anche a individuare e geo-localizzare possibili obiettivi militari (aeroporti dell’aviazione nord coreana, basi navali ecc) e infrastrutture strategiche per la logistica di un eventuale conflitto (autostrade, ferrovie e ponti per tagliare le vie di comunicazione all’interno del Paese nemico), informazioni che in caso di guerra risulterebbero fondamentali per garantire ai B-1B e alla loro scorta di procedere rapidamente alle incursioni e allo sgancio degli ordigni sugli obiettivi.

Cornice tutt’altro che rilassata quella che vedrà il Presidente degli Stati Uniti d’America Trump arrivare in Asia domenica per un viaggio diplomatico non gradito al regime nord coreano visto che tappe fondamentali saranno il Giappone, dove Trump rinnoverà l’appoggio al collega Shinzo Abe per le modifiche costituzionali che permetterebbero al ‘Sol levante’ di rimilitarizzarsi, e la Cina di Xi Jinping, forse l’unico in grado di far allentare la tensione e ricordare le sanzioni economiche che la Corea del Nord vedrà aumentare se non disposta a rinunciare alle ricerche militari sulla bomba atomica.

Da parte sua Trump è quindi pronto a mantenere fede alle proprie minacce (di radere al suolo tutta la Corea del Nord) se il clima politico non sbollirà, ne sono una prova le dichiarazioni rilasciate dal Consigliere alla Sicurezza Nazionale Gen. H.R McMaster, che ha detto: «Il Presidente sa che il tempo è quasi scaduto, quella nucleare è un opzione ancora valida se Kim Jung-un non si decide a fare un passo indietro». Riferendosi esplicitamente alle dichiarazioni del leader del Partito Repubblicano e Presidente degli Sati Uniti d’America che qualche settimana fa aveva ricordato a Kim come la pazienza fosse in via di esaurimento e che l’opzione bellica continua a essere tenuta in considerazione almeno fino a quando il regime nordcoreano rappresenterà una minaccia per gli Usa e i suoi alleati asiatici (Corea del Sud e Giappone su tutti).

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