domenica, Dicembre 15

Bolzano, secondo Toni Colleselli field_506ffbaa4a8d4

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Noto però che rispetto al passato la città sembra molto più movimentata.

C’è una grande movida in centro, nata alla fine degli anni ’90, questo è vero. Da questo punto di vista Bolzano, che una volta era ‘morta’, è molto cambiata negli ultimi vent’anni. Sono nate birrerie artigianali, locali alternativi, frequentati anche a tarda sera, c’è stato una sorta di rinascimento. Questo però è dovuto più al turismo che non al’Università, la presenza di universitari è minoritaria.

Dall’antologia che lei ha curato che tendenze emergono?

Emerge soprattutto un fatto secondo me interessante. L’Alto Adige sta diventando un luogo significativo all’interno della letteratura italiana, negli ultimi anni è uscito un numero significativo e sempre crescente di storie che o raccontano la provincia o vi sono ambientati. Il caso più emblematico è ‘Eva dorme’ di Francesca Melandri, diventato un successo editoriale nazionale. Oltre a questo, negli ultimi dieci o quindici anni ci sono stati autori altoatesini italiani di seconda o terza generazione che per la prima volta parlano della loro vita in questo luogo: Alessandro Banda, Andrea Rossi e vari altri. È un fenomeno abbastanza nuovo: sta nascendo un racconto dell’Alto Adige dal punto di vista italiano, che in precedenza non c’era, se non attraverso gli slogan. Questo, credo, è dovuto anche al fatto che i giovani italiani non provano più il desiderio di andarsene, ma vogliono costruire, gestire, modellare una loro vita in questo luogo.

E da parte tedesca?

Da parte tedesca questo fenomeno si era già verificato negli anni ’70 e ’80, con autori come Joseph Zoderer, Sepp Mall, Gerhard Kofler, scrittori che hanno dato un’immagine dell’Alto Adige diversa, lontana da quella tradizionale del “sangue e suolo” o del paese cattolico, contadino e un po’ retrogrado, ma nuova e multilingue, con tutte le contraddizioni che questo comporta.

Su ‘Eva dorme’ ho raccolto giudizi contrastanti: ad alcuni è piaciuto molto, ma alcuni bolzanini mi hanno detto che dà un’immagine un po’ falsata. Perché pensa che questo libro abbia avuto tanto successo?

In primo luogo per la sua scrittura: è un grande libro popolare, una “saga” intrigante che alterna momenti felici e tristi, e questo al pubblico piace. Per quanto riguarda il contenuto, è il primo libro a raccontare tutto il secolo di storia dell’Alto Adige da quando è diventato italiano. Anche in lingua tedesca non esiste un altro romanzo che copra tutto il periodo. Per questo qui ha avuto molto successo anche la traduzione in lingua tedesca. Riguardo alla fedeltà, un romanzo non è fatto per stabilire una verità storica. Ma in ‘Eva dorme’ c’è verso questi luoghi un’empatia reale, non fittizia.

Di recente è uscito un altro romanzo che parla di storia dell’Alto Adige: ‘Stillbach o della nostalgia’ di Sabine Gruber.

Sì. Si tratta di un romanzo letterariamente più impegnativo rispetto a ‘Eva dorme’, che racconta aspetti particolari della storia dell’Alto Adige. Soprattutto il periodo dell’immediato dopoguerra quando,come in moltissimi altri luoghi d’Italia, c’era una forte emigrazione. Mentre quella maschile si svolgeva verso la Svizzera o comunque verso l’estero, quella femminile andava verso le famiglie ricche del sud, per svolgere lavori che oggi si definirebbero di badante o collaboratrice domestica. Racconta, insomma, di quando l’Alto Adige era povero.

In definitiva, lei a Bolzano come si trova?

Mi trovo benissimo. Sono arrivato a Bolzano a 14 anni, dalla val Pusteria. È una città assolutamente vivibile, con un’offerta turistica e culturale abbastanza grande. Certo, mancano tante cose, ma così come mancano in tante piccole città. Forse non è una città molto ‘attiva’, questo è vero, ma la qualità della vita è ottima.

 

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