giovedì, Dicembre 12

Bolzano, secondo Toni Colleselli field_506ffbaa4a8d4

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In generale, mi sembra che a Bolzano si stiano moltiplicando gli interventi sul tessuto urbano.

Bolzano è una città piuttosto ricca, perciò le proposte di interventi costruttivi sono all’ordine del giorno, anche se per vari motivi spesso vanno ad arenarsi. Un grande progetto di cui si parla da tre o quattro anni e che ora dovrebbe partire è quello di una biblioteca provinciale, in cui confluirebbero le biblioteche dei tre gruppi etnici, italiano tedesco e ladino, che al momento sono separate. E presto ci sarà anche un referendum sull’ampliamento dell’aeroporto.

Lei come vede questi interventi? Non si corre il rischio che costruendo troppo vada perduto qualcosa del carattere della città?

Tenga conto che fino a poco oltre il 2000 Bolzano continuava a perdere abitanti. Dopo essere scesi sotto i 100.000, ora siamo di nuovo risaliti a 110.000 grazie all’immigrazione, non solo di extracomunitari ma anche di cittadini comunitari, che vengono a lavorare in città dalla Germania o dalla Svizzera o da altre parti d’Italia e d’Europa. Questo comporta cambiamenti nella struttura urbana, che implicano anche la costruzione di grandi opere. Ma non credo avranno un impatto così decisivo sulla vita cittadina.

Tra i cambiamenti che hanno destato polemiche ci sono stati anche quelli che hanno rimosso arredi urbani dalla simbologia marcatamente fascista o cancellato le modifiche imposte ai tempi del fascismo…

Bolzano è ancora piena di relitti del Fascismo, che si sarebbero dovuti eliminare subito dopo la sua caduta, negli anni ’40 e ‘50, e che invece col tempo sono diventati in qualche modo simboli dell’italianità bolzanina. La cosa non è stata esplicita, ma dopo gli anni ’70, con l’entrata in vigore dello Statuto di Autonomia che ha affievolito i ‘privilegi’, tra virgolette, della comunità italiana, si sono cercati dei simboli che permettessero agli italiani di riconoscersi in questo territorio. Purtroppo non sempre erano i simboli adatti. Certo, non tutto quello che ha fatto il Fascismo va cambiato: oltre ai monumenti che glorificavano il regime ci sono esempi notevoli di architettura, come corso Italia e corso Libertà, che sono tra i maggiori interventi eseguiti dal Fascismo. O anche il Lido di Bolzano, esempio di edificio di quell’epoca che caratterizza la città.  È anche vero purtroppo che, soprattutto negli anni ’80, sono stati abbattuti numerosi edifici molto belli di architettura razionalista che invece sarebbe stato meglio conservare. Credo comunque che non sia più il caso di abbattere le reliquie fasciste rimaste: in quest’epoca è meglio storicizzarle, come è stato fatto con il Monumento alla Vittoria attraverso il percorso museale che proprio di recente ha vinto il Premio Museo Europeo 2016.

Esiste a Bolzano un problema di immigrazione extracomunitaria, e come viene gestito?

Nell’ultimo anno anche da noi si è sentito l’effetto dell’ondata di profughi, per cui anche qui sono stati aperti centri di accoglienza, nei quali le persone attendono mesi, se non anni, per sapere se hanno il diritto di rimanere. In generale comunque la percentuale di popolazione extracomunitaria è intorno al 12%, che mi sembra in linea con le altre zone del Nord Italia.

L’ondata di profughi sta anche spingendo l’Austria a irrigidire la frontiera con l’Italia, invertendo anni di politiche in cui il confine era stato reso sempre meno palpabile.

È vero, è c’è a Bolzano un movimento di opposizione piuttosto forte e diffuso a questa idea di chiudere il Brennero, sia da parte delle forze economiche, dei politici locali e delle associazioni di sinistra e di difesa dei diritti umani. I politici austriaci continuano a venire in Alto Adige per tentare di spiegare queste loro decisioni e farle accettare, ma è difficile che ci riescano.

Che cosa ha cambiato nella struttura sociale della città l’arrivo dell’Università?

Assolutamente nulla. Glielo posso dire con sicurezza: la presenza dell’Università a Bolzano non si sente, a parte la presenza del grande edificio nel centro cittadino è come se non ci fosse. Non le saprei dire perché. Forse è ancora troppo giovane, forse non ci sono le facoltà giuste, non saprei di preciso, ma l’interazione tra Università e città e praticamente nulla.

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