giovedì, Febbraio 20

Bolivia: quante lingue per un popolo Seconda lingua obbligatoria per i funzionari pubblici

0
1 2


La Paz – È importante conoscere più di una lingua: magari noi tendiamo più all’inglese, allo spagnolo o al francese. O magari, ci appassionano le lingue orientali come il persiano (fārsī), l’ebraico antico o l’arabo. I nostri politici, invece, molte volte non conoscono bene nemmeno l’italiano, figuriamoci se possono vantare la conoscenza del sardo, del friulano o del ladino.

In Bolivia, meglio conosciuto a livello ufficiale come Stato Plurinazionale di Bolivia, parlare almeno due lingue ufficiali è un obbligo di legge per i funzionari pubblici. Secondo la legge Generale dei Diritti e Politiche Linguistiche, promulgata il 2 agosto 2012, tutti gli impiegati pubblici, inclusi poliziotti e militari, sono obbligati a conoscere una delle lingue ufficiali che si parlano nel Paese, oltre allo spagnolo.

In questi 3 anni, l’obiettivo che si imponeva la legge di raggiungere un cospicuo numero di funzionari pubblici quasi bilingue, ha dato i suoi frutti. Infatti, il 2 agosto scorso, durante i festeggiamenti per il Giorno della Rivoluzione Agraria, Produttiva e Comunitaria, il Presidente Evo Morales Ayma ha consegnato a La Paz più di 2.500 certificati ai funzionari che hanno concluso positivamente un corso di lingua in aimara, quechua o altre lingue parlate in territorio boliviano. E che succede a quelli che non rispettano la legge? Infrangerebbero la norma dettata dall’articolo 234 della Costituzione Politica dello Stato boliviano. Anche se attualmente le misure contro i funzionari ‘svogliati’ o non ancora bilingue non sono state tuttavia definite, sembrerebbe che una possibile soluzione sia quella di perdere il posto pubblico.

Ma quali sono le lingue ufficiali riconosciute dalla Magna Carta promulgata nel 2009 da Morales?

Sono molte, ben 36: spagnolo, aimara, araona, baure, besiro, canichana, cavineño, cayubaba, chácobo, chíman ese ejja, guaraní, guarasu’we, guarayu, itonama, leco, machineri, maropa, machajuyai-kallawaya, mojeño-trinitario, mojeño-ignaciano, moré, mosetén, movima, pacawara, puquina, quechua, sirionó, tacana, tapiete, toromona, , weenhayek, yaminawa, yuki, yuracaré e zamuco. Una statistica del 2012, sull’identità indigena della popolazione, ha rivelato che il 40% delle persone si sente di appartenere, o di avere almeno radici familiari, in una delle 36 culture ufficiali riconosciute dalla costituzione. La Scuola di Gestione Pubblica Plurinazionale ha dichiarato di aver insegnato una nuova lingua a più di 23.593 funzionari pubblici in 9 anni, e il 57% di questi ha scelto come lingua indigena l’aimara.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore