sabato, Dicembre 7

Bolivia: Jeanine Anez, la destra di Santa Cruz e il Plan Condor 2 La Bolivia del dopo-Morales ha un Presidente ad interim, ma la transizione vera la governa la sinistra, dalla sua roccaforte di Santa Cruz, mentre rispuntano dossier sul golpe fomentato dagli americani

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Ieri la seconda vice Presidente del Senato, Jeanine Anez, tenendo in mano una Bibbia, si è autoproclamata Presidente ad interim della Bolivia -‘Presidenta Constitucional de Bolivia’-, dopo che domenica, il primo Presidente indigeno bolivianoEvo Moralesaveva dato le dimissioni -per altro non ancora formalmente accettate dal Parlamento- dicendo di voler proteggere la popolazione dalle violenze in corso ed essere andato, martedì, in asilo politico in Messico per ‘salvarsi la vita’, come ha dichiarato ripetutamente appena giunto a Città del Messico.
La nomina di Anez è avvenuta in una sessione parlamentare da cui erano assenti i 2/3 dei deputatiquelli eletti con il Movimiento al Socialismo – Instrumento Político por la Soberanía de los Pueblos dell’ex Presidente, e subito convalidata dalla Corte costituzionale, richiamando l’articolo 169 della Costituzione e affermando che la sua nomina era necessaria a causa delle dimissioni di chi l’avrebbe dovuta precedere nella gerarchia di successione. Dopo Morales, infatti, si erano dimessi vice Presidente, Presidente del Senato e speaker della Camera bassa.
Fuori dal Congressodurante e dopo l’autoproclamazione di Anez, i manifestanti, sostenitori di Evo Moralessi sono scontrati con la Polizia, che sparato gas lacrimogeni.
Anez ha promesso, davanti ai soli politici dell’opposizione, che «nuove elezioni si terranno il prima possibile», e un nuovo governo –di transizione-, secondo la senatrice, si insedierà entro il 22 gennaio. Il Governo di transizione dovrà rinnovare il Supremo Tribunale elettorale e chiedere elezioni, entro 90 giorni, secondo quanto prevede la Costituzione.

52 anni -è nata il 13 giugno del 1967 Trinidad, nel dipartimento di Beni, centro-nord del Paese – Anez comincia la sua carriera politica nel 2006, quando inizia a lavorare con l’Assemblea costituente per la stesura della nuova Costituzione boliviana, quella che riconosce il Paese per la prima volta come uno Stato secolare, rafforza l’autonomia agli indigeni e pone un freno alla proprietà privata. Ieri, secondo alcune fonti giornalistiche, la prima cosa che ha fatto appena eletta è stato far cancellare dalle sue pagine sui social media i numerosi insulti contro le popolazioni indigene e Morales.

Prima di entrare in politica, dopo una laurea in giurisprudenza, era stata direttrice e conduttrice per la rete nazionale Totalvision. Poi, nel 2010, viene eletta senatrice nel partito, di destra, Progress Plan for Bolivia-National Convergence (PPB – CN), che ai tempi rappresentava la più importante forza politica di opposizione del Paese. Opposizione che la Anez guiderà schierandosi ferocemente contro l’ormai ex Presidente Evo Morales, che non si risparmierà di definire più volte pubblicamente ‘un tiranno’. Nel 2014, dopo lo scioglimento del PPB – CN passa al Movimento socialista democratico. 

In queste ore sono in tantinon solo Moralesa gridare al colpo di Stato, non ultimo causa l’intervento delle Forze Armate che hanno richiesto le dimissioni di Morales. L’ex Presidente ha condannato come golpista’ la senatrice Anez e ha parlato del «più insidioso e nefasto colpo di Stato della storia», definendo Anez «una senatrice di destramercante di golpe», che «si è autoproclamata Presidente senza il numero legale, circondata da un gruppo di complici».

«Dio ha permesso alla Bibbia di tornare nel palazzoChe ci benedica», ha detto Anez entrando nel palazzo presidenziale. Poco prima, la sua nomina era stata accolta con grande entusiasmo dal cattolicissimo Luis Fernando CamachoPresidente del Comité Cívico Pro Santa Cruz, il leader delle proteste di queste settimane che hanno portato alle dimissioni di Morales dopo quasi 14 anni al potere. L’uomo che ha riportato al centro dell’arena religiosa la Bibbia e gli altri simboli cattolici. Il Presidente del comitato civico della fiorente regione di Santa Cruz, roccaforte della destra tradizionale boliviana, roccaforte della destra borghesefermamente cattolica.
Camacho aveva promesso che sarebbe andato a votare per far sloggiare Morales con la Bibbia in mano. Dopo le elezioni, vinte da Morales, Camacho e la cattolicissima destra di Santa Cruz ha iniziato le proteste che hanno condotto a domenica 10 novembre, quando si è conclusa l’avventura di Morales.

Camacho gode del sostegno dei cattolici (il 74,9% dei boliviani), ma anche degli evangelici (il 17,9%), due gruppi religiosi che, secondo gli osservatori locali, hanno giocato un ruolo molto importante nel corso delle ultime elezioni.
Basti considerare che l’area evangelica nelle recenti elezioni si è presentata con il candidato presidenziale Chi Hyun Chung, un un pastore presbiteriano di origini coreane naturalizzato boliviano, molto radicale in particolare su omosessuali aborto, il pastore ha raccolto l’8,8 per cento dei voti, dietro solo Morales e all’ex presidente centrista Carlos Mesa.

L’analista César Cabreraa ‘Exame, sottolinea che Chi Hyun Chung, praticamente un ‘estraneo’ sulla scena politica, è riuscito a catturare i voti di ‘punizione’ e ha saputo attrarre i giovani scontenti. «Il fenomeno Chi riflette l’esistenza di boliviani conservatori e sciovinisti», afferma.
La Chiesa cattolica è stata tirata in ballo dal Segretario Generale dell’Organizzazione degli Stati americani (OSA), Luis Almagroche martedì ha invitato la Chiesa cattolica ad aiutare a pacificare il Paese«come attore pienamente rispettato, chiediamo alla Conferenza episcopale boliviana di convocare i principali attori politici attorno a un tavolo di negoziazione e dialogo», ha affermato.

Domenica scorsa Camacho è entrato nel Palazzo del Quemado per mettere una Bibbia nella sala principale del Palazzo, accanto alla bandiera boliviana -per raccogliere in pieno il significato del gesto nella sua completezza bisogna ricordare che in queste ore è stata ammainata dalle sedi governative la bandiera degli indios della Bolivia, la wiphala.

Istrionico, eloquente e fondamentalistauomo dell’ultra-destra e ultra-religioso’, uomo dell’anti-politica, profondamente divisivo, per il quale Dio e la patria sono i riferimenti unici, tanto che di solito tiene in mano una Bibbia e una bandiera boliviana quando appare in pubblico nelle manifestazioni di strada: così viene descritto Camacho, determinante nel far cadere Morales, è stato lui che ha portato la gente in piazza, e che ha quanto meno incitato le Forze Armate ad abbandonare Morales.

Il Comité Cívico Pro Santa Cruz, funge da governoombra di Santa Cruzriunisce uomini d’affarisindacati e rappresentanti di quartiere, come consueto in Bolivia. Luis Fernando Camacho fa parte di una importante famiglia di uomini d’affari di Santa Cruz con investimenti in assicurazioni, gas, immobili nella regione più ricca del Paese. Ha conseguito un master in diritto finanziario presso l’Università di Barcellona, poi ha iniziato la sua attività pubblica nella Unión Civil Cruceñista, un gruppo che la Federazione Internazionale dei Diritti Umani considera paramilitare e razzista. È membro dei Cavalieri d’Oriente, una delle logge più radicate di Santa Cruz de la Sierra e un bastione dell’estrema destra, secondo ‘Clarín’.

Santa Cruz è ilregno’ di Camacho, resta da capire se tornerà a ritirarsi nel suo regno o se entrerà nei palazzi di governo. Tutte le opzioni sono aperte. Nelle prossime settimane, con la formazione del governo di transizione -se un governo di transizione si riuscirà formare- si avrà qualche indizio, forse si riuscirà anche a capire quanto i poteri di Santa Cruz vorranno riconoscersi in Jeanine Anez.
Per ora Santa Cruz è al centro di coloro che ritengono fondate le accuse di colpo di Stato che solleva Evo Morales -tesi ribadita oggi dall’ex Presidente in una lunga intervista a ‘El Paise di coloro che evocano il Plan Condor, un nuovo piano.

C’è da capire -e non sarà facile- quanto alcuni siti così detti di contro-informazione latinoamericani hanno pubblicato addirittura prima delle elezioniTre pamphlet che, se non altro, non si possono ignorareanche alla luce di una lettura attenta dell’intervista realizzata da ‘El Pais’, nella quale Morales assolutamente non accenna ad alcun plan condors, ma, oltre a parlare di colpo di Stato, si pone domande non da poco.
Intanto 
Morales precisa che il colpo di Stato, per la lettura che lui si è dato della vicendaè iniziato il 21 ottobreil giorno dopo le elezioni. Come dire: era preparatoSulla richiesta di dimissioni da parte dell’Esercito dice: «No lo puedo entender,  [ …]  Yo había hablado con las Fuerzas Armadas, me dijeron que ellos se iban a mantener ahíDespuéspidieron mi renuncia. Es otra prueba más del golpe». Dice poi di non capire l’atteggiamento del Perù, Lima, infatti, in un primo momento ha chiuso lo spazio aereo al volo di Morales verso il Messico -il Perù guidato dal conservatore Martín Vizcarra, di Peruanos Por el Kambio (PPK)Parla anche dell’OSA, del suo rapporto sul voto, del fatto che il Segretario generale, Luis Almagronon gli ha voluto parlare, aggiunge che Almagro attende istruzioni dagli USA: «Luis Almagro espera instrucciones del Gobierno de Estados Unidos, así se puede entender».
E queste sono solo le 4 principali ‘piste’ che Maduro traccia, tutte piste che sullo sfondo conducono agli USA, ad un cambio di regime voluto e gestito -apparentemente bene- dall’esterno.
E qui arriviamo ai 3 
pamphletpubblicati prima del voto del 20 ottobre, il terzo proprio alla vigilia, il 19 ottobre.
Il documento pubblicato il 19 ottobre, il giorno prima del voto, dal titolo ‘The US EMBASSY in La Paz continues carrying out covert actions in Bolivia to support the coup d’état against the bolivian President Evo Morales’ parla di «colpo di Stato, che sta per entrare nella sua fase finale». Richiamando i documenti precedenti (‘US hands against Bolivia. Part I’, pubblicato l’8 ottobre, e ‘US hands against Bolivia. Part. II Media Strategypubblicato il 10 ottobre) che inquadrano come gli USA avrebbero impostato la relazione con referenti sul posto -facendone nomi e cognomi di tutti-, il come i fondi sarebbero stati trasferiti dagli USA alla Boliviacon il «sostegno delle ambasciate accreditate nel Paese e nella Chiesa evangelica», traccia il profilo di questo golpe : «se Evo Morales vincerà le elezioni, il prossimo 20 ottobre,

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