mercoledì, Novembre 25

Bolivia, Evo Morales: Parola d’Ordine ‘Non mollare la Presidenza’ Evo Morales, ennesimo Presidente anti-Costituzione in America Latina?

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Domenica 3 dicembre in Bolivia si sono tenute le elezioni giudiziarie mediante voto popolare obbligatorio per eleggere le nuove autorità giudiziarie incaricate di far parte della Corte Costituzionale Plurinazionale. Si sono recati alle urne, secondo il ‘Latin American Post’, 4,5 milioni di boliviani, circa l’84,1% della popolazione. Il risultato è stato a dir poco sorprendente. Secondo i dati pubblicati dal Tribunale Supremo Elettorale (Tribunal Supremo Electoral, TSE) il totale dei voti nulli era pari a circa il 65%, e le nuove autorità giudiziarie sono state elette con il 35.02% dei voti validi.
Secondo l’agenzia americana, il Governo boliviano avrebbe optato per queste nuove elezioni per democratizzare il sistema giudiziario ed eliminare alcuni problemi, come la difficoltà di accesso alla giustizia e i rispettivi ritardi. Tale sistema elettorale venne introdotto nel Paese nel 2011, e i risultati di allora furono simili a quelli dello scorso 3 dicembre: nessuno dei candidati è riuscito a superare il 10% dei voti, e la maggior parte dei voti erano nulli o bianchi.

Il dato interessante rispetto alle ultime elezioni, però, non riguarda la particolarità della votazione in se, un sistema del tutto nuovo che deve ancora essere compreso dall’ elettorato, ma riguarda le diverse interpretazioni che opposizione e Governo hanno dato rispetto ai risultati ottenuti, in particolar modo rispetto all’alta percentuale dei voti nulli.

Da un lato il Presidente boliviano, Evo Morales, sembra interpretare le elezioni del 3 dicembre come voto del tutto ‘legale’, e quindi alieno alla sfera politica. Il leader avrebbe, infatti, dichiarato che le elezioni giudiziarie non rappresentano una sconfitta politica per il suo Governo, ma sarebbero elezioni legali volte esclusivamente a garantire una migliore amministrazione della giustizia boliviana. Non è, però, dello stesso parere l’opposizione. Secondo quanto riportato dal ‘Latin American Post’ e da ‘La Razon’, quest’ultima avrebbe lanciato un appello ai cittadini, chiedendo loro di presentarsi alle elezioni e di rilasciare voti nulli. Non è, infatti, un caso che l’opposizione, come riporta ‘La Razon’ il 4 dicembre, avrebbe celebrato i voti nulli come un trionfo politico. Il loro obiettivo era quello di inviare un messaggio di protesta contro la manipolazione del sistema giudiziario e, allo stesso tempo, un messaggio di malcontento sociale per quanto riguarda la candidatura di Morales per un quarto mandato consecutivo. Scrive, infatti, ’La Razon’ il 7 dicembre, che Presidenti e leader dell’opposizione avrebbero incoraggiato il voto nullo alle elezioni giudiziarie come un messaggio di rifiuto del processo legislativo e la selezione dei candidati alla sentenza della Corte Costituzionale Plurinazionale, la quale ha permesso la candidatura del Presidente Morales alle prossime elezioni del 2019, un mandato che terminerà nel 2025. Il Governo ha, infatti, presentato un ricorso alla Corte, cercando di rendere alcuni articoli della Costituzione inapplicabili, e di annullarne altri relativi alla legge elettorale. L’argomento presentato dal partito di Morales, Movimento per il Socialismo, Movimiento al Socialismo -MAS, fu che il diritto del Presidente di essere eletto, e quello del popolo che lo elegge, devono essere rispettati, tenendo conto dell’articolo 23 della Convenzione Americana sui Diritti Umani.

Suddetto articolo recita, infatti, che “ 1. Ogni cittadino deve godere dei seguenti diritti ed opportunità:
a) prendere parte alla conduzione degli affari pubblici, direttamente o attraverso rappresentati liberamente eletti;
b) votare ed essere eletto in periodiche e veritiere elezioni, che devono avvenire a suffragio universale ed uguale ed a voto segreto che garantisca la libera espressione della volontà dei votanti; e
c) avere accesso, in condizioni generali di uguaglianza, ai pubblici servizi del suo Paese.
2. La legge può regolare l’esercizio dei diritti e delle opportunità riportati nel precedente paragrafo soltanto sulla base dell’età, della nazionalità, della residenza, della lingua, dell’educazione, della capacità civile e mentale, o di una sentenza di una corte competente in procedimenti penali
”.

A questo punto è opportuno ricordare che l’articolo 168 della Costituzione boliviana recita:
Il mandato del Presidente, o Presidentessa, del vicepresidente o della vicepresidentessa, di Stato dura 5 anni, e possono essere rieletti in maniera continua una sola volta”. La Costituzione, però, sembra non aver frenato Morales. I suoi tentativi di prolungare il mandato sono numerosi. Il 24 febbraio 2016, ad esempio, in Bolivia si tenne un referendum costituzionale, in cui il Presidente chiese agli elettori il ‘permesso’ di ricandidarsi per il quarto mandato consecutivo. I risultati, e la risposta dell’elettorato furono chiari: 51,3% votò per il NO, mentre il 48,69% per il SI.

Sarebbe, quindi, democraticamente e costituzionalmente corretto se Evo Morales non concorresse alle prossime elezioni, ma il Presidente non si è dato per vinto, e ha trovato un cavillo giudiziario che, a quanto pare, gli ha permesso di concorrere per il suo quarto mandato. Avrebbe, infatti, fatto dichiarare dalla Corte che la Costituzione vìola l’articolo 23 della Convenzione americana dei Diritti umani, secondo cui a nessuno dovrebbe essere negato il diritto di essere eletto. Inutile menzionare le reazioni dell’opposizione e dei giuristi boliviani. La prima, infatti, parla di un vero e proprio golpe, una rottura dell’ordine democratico, mentre vari giuristi denunciano l’aberrazione giuridica di un Tribunale Costituzionale che non interpreta la Costituzione, ma addirittura la riscrive.

Ma, una volta che Morales si presenterà alle elezioni, come reagirà l’elettorato?
Secondo ‘Infobae’, circa il 68% dei boliviani sarebbe contrario alla nuova candidatura del Presidente. Questo dato sarebbe stato ricavato da un sondaggio riportato dall’Ipsos basato sulla realizzazione di 1.000 interviste nelle dieci principali città del Paese tra il 1 ottobre e il 10 ottobre. A supportare la ricandidatura di Morales sarebbe il 30% degli intervistati. In nove città tra il 53% e l’83% sarebbe contrario al quarto mandato di Morales. A La Paz, sarebbero contrari il 67%, a Cochabamba (al centro) il 71%, mentre a Santa Cruz il 75%. L’unica città dove la maggioranza sosterrebbe la rielezione di Morales è El Alto, vicino La Paz ( 52% a favore, 46% contro). Nonostante i dati dei sondaggi, il risultato del referendum costituzionale, e nonostante la Costituzione boliviana non glielo permetta, Evo Morales si candiderà.

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