mercoledì, Maggio 22

Boko Haram: al soldo dell'Occidente field_506ffb1d3dbe2

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Suor-Enza-Guccione

È stata veramente una forturna poter intervistare Enza Guccione, una suora italiana che vive nel sud della Nigeria da 18 anni.
Suor Enza si trasferí in Nigeria nel 1996 e attualmente è responsabile della comunitá di Igbedor, una isolata cittadina collocato su una isola fluviale tra lo Stato di Kogi e quello di Amambra. Nel 2009, Suor Enza contribuí alla creazione della prima scuola materna ed elemantare nella cittadina, la Emmanuel Childrenlanda Nursery/Primary School of Igbedor, dove circa 400 bambini frequentano oggi regolarmente le lezioni. Nello stesso anno Suor Enza fonda, con l’aiuto del vescovo di Onitsha, l’associazione Emmanuel Family Foundation che si occupa di assitenza umanitaria alla popolazione di Igbedor.

Forte delle esperienze acquisite in 18 anni di permanenza in Nigeria, Suor Enza ha accettato di rilasciarci questa intervista sull’emergenza terroristica di Boko Haram. Una finta emergenza creata dalla instabilitá politica interna, dall’incapacitá di garantire uno armonioso sviluppo economico e da interferenze internazionali, in primis Stati Uniti e Unione Europea.

Suor Enza, da quanti anni è in Nigeria e cosa sta facendo?
Sono in Nigeria da 18 anni. Mi dedico come meglio e piú posso alla popolazione di Igbedor, un’isola fluviale nel Niger tra lo Stato del Kogi e del Anambra. Un’isola dimenticata dal Governo locale, dagli istituti religiosi (noi siamo le prime ed uniche suore che vivono nell’isola). La missione che dirigo si occupa di alleviare le sofferenze tramite concreti aiuti nei settori scolastico e idrico. La popolazione è costituita da circa 5000 bambini da 0. a 12 anni secondo i dati di un censimento fatto nel 2005, senza scuole funzionanti, ospedali, elettricità’ acqua potabile. La città piú vicina è a circa 4/5 ore di imbarcazione.

Come vive personalmente la guerra civile al nord scatenata da Boko Haram?
Gli attacchi dei Boko Haram personalmente li vivo con molta amarezza soprattutto per le vittime innocenti che causano, per i disordini, la destabilizzazione politica che portano in un Paese cosi grandemente e ricco di risorse naturali da poter porsi ad un livello economico pari agli Stati occidentali.

La guerra civile innescata da Boko Haram ha come obiettivo scatenare una guerra religiosa come si sta assistendo nella Repubblica Centroafricana. Ci stanno riuscendo? Quale è la posizione della Chiesa Cattolica e delle altre chiese cristiane?
Non credo che stiano tentando o stiano riuscendo a scatenare una guerra religiosa. Non si vedono e sentono musulmani armarsi contro cristiani e viceversa. La maggioranza dei cristiani vive insieme ad una minoranza di musulmani nel sud ovest della Nigeria e tutto qui procede serenamente.  Cristiani e musulmani vivono nelle stesse città, frequentano gli stessi mercati, i bambini frequentano le stesse scuole. La Chiesa stessa non vive nessuno stato di allarme o pericolo rivolto ai cristiani. Vive il dolore per una situazione di terrorismo che continua a seminare vittime innocenti, destabilizzazione causata da ‘forze maggiori’ che tentano solo di prenderne il controllo e il dominio. Se fosse una guerra di religione, certamente Boko Haram avrebbe dovuto spostarsi verso il Sud Ovest non restare vicino alle frontiere con il Ciad, Niger e Camerun a prevalenza islamica.

Boko Haram riceve un supporto attivo della popolazione mussulmana?
In Igbedor vivono gruppi musulmani. Dai loro discorsi e reazioni, non approvano affatto gli attentati dei Boko Haram. Li definiscono degli ‘assassini’ pagati, senza alcun ideale politico o religioso, come degli ‘assunti’ per un business qualunque. E questa è anche la convinzione dei tanti cristiani che abitano da queste parti, negli Stati del Anambra e Kogi.

Come si spiega il fatto che le principali vittime di Boko Haram appartengano alla popolazione civile mussulmana del nord?
A mio parere è solo un caso che Boko Haram si sia scagliato contro la popolazione musulmana del nord. Penso che se al nord avessero abitato popolazioni cristiane, sarebbe stato lo stesso. Credo invece che si siano scagliati contro la popolazione di quel posto, indistintamente, semplicemente perché è un punto strategico per le loro comparse e fughe. Infatti, dopo i loro attacchi si ritirano sulla frontiera con Ciad, Niger e Camerun, dove difficilmente riescono essere rintracciati. Ed è sorprendente notare come le loro zone sono abbastanza circoscritte. Anni fa tentarono di raggiungere Bayelsa nel sud, ma i miliziani del Delta li bloccarono. Da allora, le loro zone sono rimaste quelle del Nord Ovest.

Come si svolge la vita quotidiana, in particolare al nord, con la paura di attacchi da parte di Boko Haram?
Vivendo al Sud posso solo immaginare come si vive al Nord con il pensiero di una esplosione in qualsiasi minuto del giorno o della notte, in qualsiasi luogo, specie nelle scuole, nei mercati, per strada e persino nei luoghi di culto. Questa situazione crea panico, diffidenza, tensione costanti, ribellioni e reazioni aggressive tra la popolazione che necessariamente tenterà di proteggersi iniziando a non fidarsi di nessuno.

Quali sono i pericoli dell’associare Boko Haram all’Islam?
Credo che associare i Boko Haram agli islamici dia forza ai fondamentalisti, concentrando l’attenzione su di loro, incoraggiandoli ad emergere ancora di più rendendoli una sorta di potenza da temere.

Mi conferma che vi è una forte presenza di jihadisti stranieri all’interno di Boko Haram?
Si, sono convinta che i Boko Haram sono jihadisti stranieri reclutati e ben pagati insieme a pochi nigeriani usati come informatori.

Secondo Glen Ford, giornalista americano, Boko Haram non sarebbe altro che una sigla, un marchio, utilizzato da quasi 100 gruppi terroristici islamici e sostenuto da Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna, e dalle monarchie arabe per interferire nella vita politica ed economica della Nigeria. Lei concorda con questa analisi?
Boko Haram è stato sconfitto molti anni addietro. Adesso è solo una ‘sigla’ dietro la quale si nasconde il terrorismo (islamico o meno) che cerca di destabilizzare il Paese, supportato dalle grandi potenze mondiali le quali forniscono armi che diversamente i terroristi non potrebbero permettersi. Sono piú che convinta che dietro tutte le guerre in Africa come in altri Paesi, anche dell’America Latina, ci siano le super potenze con i loro grandi interessi verso le risorse naturali di questi continenti. È comodo che gli africani si facciano guerra tra loro mentre l’occidente continua a rubar loro petrolio, diamanti, cobalto …

Cosa pensa del fatto che il Presidente Goodluck Jonathan ha accettato l’aiuto degli Stati Uniti per cercare le oltre 200 ragazze scomparse e che, a distanza di tre mesi, esse non siano state ancora ritrovate, e, anzi, Boko Haram prosegua con i rapimenti?
Non so cosa abbia spinto Il Presidente ad accettare l’aiuto degli Stati Uniti per il ritrovamento delle 200 ragazze. Certo è che nella situazione di caos in cui si trova al momento la Nigeria, è difficile capire cosa sia meglio fare. Ciò di cui sono convinta è che gli Stati Uniti nel corso della storia hanno cercato di dominare il mondo intero. Se le loro capacità strategiche, le loro energie … fossero stati messe al servizio del bene e dello sviluppo del mondo, sarebbe stato un grandissimo onore per gli Stati Uniti, avrebbero contribuito ad un mondo piú eguale. Purtroppo tutte le super potenze mostrano quell’aspetto infantile dei bambini che amano mettersi in mostra dominando i coetanei piú deboli. Credo, per quel poco di esperienza che ho, che solo  i nigeriani uniti potranno liberare la loro Nazione da questa situazione, uscire da queste nuove forme di schiavitù. Attentati e sequestri, a mio parere, avranno fine solo nel momento in cui Jonathan non sarà rieletto e al suo posto ci sarà un Presidente che fa gli interessi dell’occidente, dimenticando gli interessi dei suoi connazionali.  Questa, per me, è corruzione, e chi continuerà a pagarne il prezzo sono sempre e solo gli innocenti.

Sempre secondo Glen Ford il movimento popolare Bring Backs Our Girls, creato dai genitori delle ragazze rapite, sarebbe stato condannato a restare un fenomeno di protesta locale se non fossero intervenuti i servizi segreti francesi e americani a diffonderla attraverso i social network. Lei concorda?
Il movimento popolare Bring Backs Our Girls è stato il fenomeno che ha spinto l’attenzione dei media su un caso che come migliaia di altri sarebbe rimasto nell’anonimato. Credo sia stato il pretesto per far arrivare Francia e Usa in Nigeria ad attuare il loro piano strategico, non a favore delle giovani rapite o della Nigeria, ma per salvaguardare la produzione petrolifera che sembra ormai grandemente orientata verso Cina e India.

I piani occidentali nella lotta contro il terrorismo in Nigeria stanno trovando una seria opposizione del Presidente Jonathan che, pur dimostrando la volontà di collaborare, ha precisato che tale cooperazione può terminare qualora mettesse a repentaglio gli interessi e la sovranità nazionale. Come giudica la presa di posizione del Presidente?
Personalmente ammiro molto il Presidente Jonathan Goodluck che si trova dentro ad un vespaio, ostacolato e lasciato solo da politici corrotti interessati solo al proprio bene, non curanti della crescita dello sviluppo e del progresso dei nigeriani, intesi come popolo unitario e non tribù o religioni. Se gli accordi circa gli aiuti da parte della Francia, Usa ed altri non fossero veramente rivolti al bene della Nazione e, anzi, la compromettessero, bisognerà bloccare qualsiasi collaborazione.

Secondo lei il Governo federale è veramente incapace di proteggere i propri cittadini e sconfiggere Boko Haram?
Il Governo Federale può benissimo sconfiggere i ribelli e i terroristi, come in tutti gli altri Paesi del mondo, ma questo solo se l’interesse di tutti i governanti è rivolto verso la Nigeria. Purtroppo uno dei fenomeni causa di tutto questo è proprio la corruzione dei politici che l’Occidente usa come buona opportunità per se stesso.

Come giudica le iniziative di gruppi di auto difesa popolare al nord tra i quali anche reparti femminili che collaborano con l’Esercito? sono mussulmani e cristiani insieme?
I gruppi di auto difesa sono formati da nigeriani che vogliono pace e serenità nelle loro famiglie, nei loro villaggi, nelle loro scuole, nella Nazione. Che poi siano di credenza cristiana o musulmana, non fa alcuna differenza.

Da quando il Presidente ha dichiarato che nella cooperazione con Francia e USA saranno privilegiati gli interessi nazionali, sono drasticamente aumentati gli attacchi di Boko Haram. Lei come se lo spiega?
Chi è dietro i Boko ha solo un intento: prendere il dominio. Se il Presidente mostra di andar fuori ‘track’, certamente gli attentati aumenteranno per impaurire, creare più confusione, fomentare focolai contro il bene e la serenità del Paese. L’ex Presidente Olusegun Obasanjo durante il suo mandato mostrò di saper tenere a bada Boko Haram, perché i suoi rapporti con l’Occidente, specie Usa, andavano a gonfie vele. Fu proprio in quel periodo che addirittura il leader di Boko Haram venne ucciso e il gruppo terrorista si disintegrò.

Quali sono le interazioni tra la guerra civile, Boko Haram, la politica nigeriana e la produzione petrolifera?
Secondo le mie impressioni, la politica nigeriana, famosa per la grande corruzione, non ha un interesse mirato verso la crescita del Paese. Ha un solo interesse: arricchirsi, sfruttando quella grandissima risorsa naturale che è il petrolio e che si trova solo nel sud ovest della Nazione. Da qui la continua lotta per chi deve mettere le mani su questa grande fortuna. Terrorismo e mondo occidentale fanno parte di questa continua lotta di potere.

Una maggior collaborazione da parte di Goodluck Jonathan con Boko Haram aumenterebbe o diminuirebbe gli attacchi?
La trattativa basata sul rilascio di altri terroristi non sarebbe risolutiva, forse calmerebbe momentaneamente le acque e aiuterebbe a pianificare altri attacchi e ricatti. Sono dell’idea che per sconfiggere il terrorismo bisogna innanzitutto impegnarsi a costruire il futuro della Nazione, puntando sull’istruzione per tutti, creando posti di lavoro specie per i giovani e impegnando le risorse per il bene dei nigeriani senza distinzione, puntando alla difesa dei diritti umani di tutti i cittadini. Il terrorismo generalmente esplode quando le disuguaglianze e gli sfruttamenti sono troppi e continui. I Boko Haram secondo me si fermeranno solo quando la corruzione dei politici e delle forze principali della Nazione sarà smantellata.

Secondo lei quante possibilità avrà l’intervento militare occidentale contro Boko Haram? Ci sarà veramente? Non vi é il rischio di un allargamento del conflitto?
Dalle esperienze passate penso che anche qui in Nigeria, l’intervento militare occidentale porterà solo piú caos, problemi e confusione senza risolvere niente. Sembra una farsa, il cane che insegue la coda, le armi chiamano armi, e la guerra in qualsiasi posto in qualsiasi tempo non ha mai portato bene, progresso e crescita.

Quali soluzione alternative?
La soluzione alternativa dovrebbe partire dal creare coscienze che si impegnino a sconfiggere la mentalità del tribalismo, che crea divisioni, sentirsi e vedersi tutti come un solo popolo di una sola Nazione. Questo svilupperà il senso della solidarietà, dell’interesse per il bene comune, per lo sviluppo comune dell’intera Nazione. Solo cosi la corruzione politica potrà essere debellata e la Nigeria e i nigeriani potranno avere e godere del onore, dignità e prestigio che sono loro di diritto.

Questa intervista è stata realizzata da Fulvio Beltrami e Ludovica Iaccino per ‘African Voices‘ e pubblicata il 2 luglio. Eccezionalmente viene rilanciata da ‘L’Indro‘ considerato il contenuto della testimonianza e l’autorevolezza della testimone.

 

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