giovedì, Dicembre 12

Bobi Wine e Paul Kagame ‘public enemies’ dell’Uganda Wine sbraita ma non rappresenta un serio pericolo politico, piuttosto un potenziale pericolo per la sicurezza e la stabilità del Paese; Kagame destabilizza; mentre il Presidente Museveni rallenta il rinnovamento politico del Paese

0

In una intervista alla ‘BBC’, il Presidente dell’Uganda Yoweri Kaguta Museveni ha definito il Parlamentare  Robert Kyagulanyi Ssentamu, alias Boi Wine, leader del movimento d’opposizione People Power (potere al popolo) un «nemico della prosperità del Paese»  a seguito del recente viaggio dell’eccentrico parlamentare -reggae man- negli Stati Uniti, dove ha incontrato esponenti del Congresso, offrendo una propria visione del suo Paese. Secondo Bobi Wine l’Uganda è sotto il tallone di un sanguinario sistema oppressivo e irrispettoso dei diritti umani.
Il leader del People Power gode del supporto di alcuni Congressmen tra il partito Democratico, che avrebbero individuato in lui un’alternativa ai 33 anni di potere di Museveni

Questo appoggio non riesce però a tramutarsi in un supporto strutturato dell’Amministrazione Trump come fu il caso per il leader del  Forum for Democratic Change (FDC), il Colonnello Kizza Besyge con l’Amministrazione Obama. Un supporto che fu garantito tra il 2006 e il 2011, prima che il Presidente Barak Obama cominciasse a nutrire dubbi sull’inconsistenza del progetto politico di Besyge per l’importante e strategico alleato africano. I dubbi si rafforzarono dopo che il leader dell’opposizione, ex compagno d’armi di Museveni durante la ‘bush war’ per spodestare il dittatore Milton Obote, promosse le violenze elettorali del 2011 che durarono circa tre mesi, con il serio rischio di far precipitare l’Uganda nel caos e guerra civile. 

«Bobi Wine è andato in America e ha chiesto di non investire in Uganda. Questo significa che è diventato un nemico del progresso del nostro Paese. Quando uno va a chiedere a degli stranieri di non investire nel proprio Paese evidenzia la sua volontà a dichiarare guerra alla prosperità della propria popolazione. Nello stesso tempo che attua questi tentativi di boicottaggio, Bobi Wine vuole diventare Presidente per trarre profitto della prosperità che io ho creato»,  ha dichiarato Museveni alla BBC. 

Dopo il coinvolgimento di Bobi Wine ad un grottesco ma pericoloso attentato al Presidente, che provocò l’arresto del reggae man e disordini su scala nazionale, il leader del People Power fu costretto a fuggire negli Stati Uniti. Ritornato in Uganda, non rispettò l’accordo che prevedeva la cancellazione del processo per attentato alla vita del Presidente e alla Nazione in cambio di una politica moderata. Bobi Wine, supportato da una armata Brancaleone di pseudo rivoluzionari (spesso degli opportunisti politici) e strumentando le reali difficoltà di vita di molti giovani disoccupati del sottoproletariato urbano, si è lanciato in una crociata per ‘cambiare’ il futuro dell’Uganda, simile a quella condotta 8 anni fa da Kizza Besyge. 

Bobi Wine non rappresenta un serio pericolo politico in quanto l’alleanza tra FDC e People Power non riesce a raggiungere il 51% dei consensi elettorali necessari per imporre un cambiamento democratico di regime. Al contrario, il culto della personalità dei due leader dell’opposizione, i loro confusi e inconsistenti programmi politici e il loro estremismo, stanno spaventando la popolazione e aumentando l’astensionismo alle urne a tutto vantaggio del partito al potere National Resistence Mouvement (NRM) e di Museveni. Rappresenta, però, un potenziale pericolo per la sicurezza e la stabilità del Paese a causa della strumentalizzazione di una massa di giovani disoccupati che non hanno nulla da perdere. Questo pericolo giustifica (agli occhi dell’attuale apparato di potere) le sistematiche persecuzioni rivolte contro Bobi Wine e il suo movimento che non si è mai tramutato in un vero e proprio partito. Museveni, impedendo i concerti del Parlamentare che continua ad esercitare il ruolo di pop sia come fonte di sostenimento che per aumentare l’appoggio popolare, sta strangolando finanziariamente Bobi Wine.  Recentemente la Polizia ha proibito di indossare il berretto rosso, simbolo del movimento People Power, copiato dal partito marxista sudafricano Economic Freedom Fighters (Combattenti per la Libertà Economica) di Julius Malema

Sia Boby Wine che il Colonnello Kizza Besyge ricevono supporti finanziari dal Presidente ruandese Paul Kagame. Dalla guerra dei sei giorni combattuta a Kisangani (Congo), nel 2000, per il controllo delle risorse naturali delle province congolesi est, Nord Kivu, Sud Kivu, Maniema e Ituri, i due leader degli Hima (Museveni e Kagame) stanno conducendo una pericolosa guerra fredda che potrebbe sfociare in un conflitto militare tra Uganda e Rwanda, capace di far sprofondare nel caos la regione e bloccare il processo di integrazione economica della East African Community (Comunità economica e politica dell’Africa Orientale). 

Wine e Besyge non sono gli unici strumenti di destabilizzazione utilizzati dal Presidente Kagame. Nel 2017 ha attuato infiltrazioni all’interno del comando della Polizia Nazionale ugandese e agenti segreti ruandesi operano clandestinamente in Uganda per sopprimere oppositori ruandesi in esilio. 

Come risposta, il Presidente Museveni sta appoggiando i gruppi ribelli ruandesi tutsi, tra cui il Rwanda National Congress, cercando di eliminare gli agenti segreti ruandesi che operano in Uganda.
Tra il 2018 e il 2019 la guerra fredda ha conosciuto una pericolosa escalation, con manovre militari ai confini e l’avvio di una guerra economica che sta mettendo in repentaglio il progresso di entrambi i Paesi. La guerra fredda tra Kigali e Kampala ha serie ripercussioni regionali. Impedisce di risolvere la crisi politica in Burundi e di attuare serie misure militari congiunte per liberare l’est del Congo dal gruppo terroristico ruandese Forze Democratiche di Liberazione del Ruanda -FDLR. 

Lo scorso settembre i due rivali sono stati soggetto di una iniziativa diplomatica attivata dal Congo e dall’Angola per porre fine a questa guerra fredda. Museveni e Kagane parteciparono ad un incontro riconciliatorio a Luanda organizzato dai facilitatori  Domingos Augusto, Ministro angolano per le Relazioni Estere, e Gilber Kankonde Malaba, Vice Primo Ministro e Minsitro degli Interni del Congo. 

L’incontro di Luanda, avvenuto lo scorso 16 settembre, è stato seguito da un secondo meeting, a Kigali, con la partecipazione del Ministro ugandese degli Esteri Sam Kutesa. Entrambi gli incontri erano stati giudicati positivi, e si intravvedeva la possibilità di porre fine alla guerra fredda, risolvendo le rispettive divergenze e riprendendo la normale collaborazione tra i due Paesi Hima.  Il processo distensivo in atto è stato ora bloccato dal Presidente Museveni che ha annullato un terzo incontro (considerato definitivo) previsto la scorsa settimana a Kampala. 
«Il Rwanda stava aspettando l’invito da parte del Governo ugandese per il meeting a Kampala. Purtroppo questo invito non ci è pervenuto per ragioni che ignoriamo», ha affermato Olivier Nduhungirehe, Ministro di Stato del Rwanda per la East African Community. Durante il meeting previsto a Kampala si dovevano discutere gli ultimi dettagli per ripristinare le relazioni politiche ed economiche compromesse dalla guerra fredda. 

Al contrario vi sono sospetti che il Presidente Museveni sti anche utilizzando il gruppo terroristico ruandese FDLR contro il Rwanda, favorendo i recenti tentativi di invasione. L’Uganda starebbe anche sostituendo la famiglia Kabila, diventando il maggior socio in affari delle FDLR per il commercio illegale di oro congolese, che verrebbe riciclato nella raffineria ad Entebbe ed esportato a Dubai. Non si conoscono le ragioni che hanno spinto Museveni a interrompere i promettenti colloqui di pace, ma si stanno delineando pericolose alleanze regionali grazie alle alleanza Angola-Congo-Rwanda e Burundi-Tanzania-Uganda. 

Un rinnovamento politico alla dirigenza dell’Uganda può avvenire solo all’interno del NRM e dell’Esercito, l’UPDF (Uganda People’s Defence Force, i veri detentori del potere. Un rinnovamento ancora lontano visto che il Presidente Museveni ha annunciato la sua volontà di candidarsi alle prossime presidenziali, affermando che si deve occupare di questioni nazionali rimaste irrisolte. «I miei cari mi stanno aspettando a casa ma abbiamo delle questioni nazionali che dobbiamo ancora risolvere. Per questo è necessario il contributo dei vecchi saggi, tra i quali il sottoscritto, a meno che il NRM non consideri che questo contributo non sia necessario. Non sono alla Presidenza per mostrarmi o fare del teatro ma per gestire questioni importantissimi per l’Uganda e per l’Africa», ha dichiarato Museveni. 

 

Sulla centrale problematica della disoccupazione giovanile, Museveni ha sottolineato una attitudine negativa da parte dei giovani che non saprebbero cogliere le opportunità offerte nei settori dell’agricoltura e delle tecnologie avanzate. «Molti dei mostri giovani sognano posti nell’amministrazione pubblica o come dirigenti invece di cogliere le opportunità esistenti nel commercio, agricoltura, industria e servizi IT. Se lo facessero la disoccupazione giovanile diminuirebbe rapidamente».  Le affermazioni di Museveni sulla Presidenza e sull’occupazione giovanile denotano un pensiero egocentrico e una incapacità di individuare le vere cause della disoccupazione, affermano gli osservatori locali. Museveni si ritiene l’unico in grado di risolvere i problemi dell’Uganda, ma addossa la responsabilità di questi problemi a fattori esterni come per esempio le aspettative dei giovani sul loro futuro lavorativo. Questi atteggiamenti sono sintomi di una pericolosa senilità politica che rischia di vanificare tutti gli sforzi fatti in 33 anni per rendere l’Uganda un Paese stabile e prosperoso. La senilità di Museveni sta diventando un freno, costringendo il UPDF a riflettere sulla ormai ingombrante presenza del Padre della Nazione.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore