martedì, Ottobre 20

Bimbi plusdotati: nuovi piccoli incompresi Intervista a Mamma Jumbo, promotrice di una campagna di sensibilizzazione sui social

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Plusdotazione. Cos’è questa parola? Cosa significa? Personalmente ne sono venuta a conoscenza poco tempo fa, ho capito subito che il termine in se volesse significare qualcosa come ‘un valore aggiunto’, una ‘dotazione in più’. Ma questo è solo una parte. Quando la plusdotazione significa avere un quoziente intellettivo superiore alla media e quando hai solo quattro anni avere ‘una marcia in più’ non è sempre un vantaggio.

In Italia i bambini plusdotati, sono pochi, o meglio, potrebbero essere molti ma spesso questa ‘patologia’ (se così vogliamo chiamare un surplus d’intelligenza) non viene riconosciuta e spesso viene scambiata per iperattività, autismo o disturbi relazionali. Essere ragazzi o adulti plusdotati significa essere in grado di risolvere problemi anche complessi in poco tempo, significa avere le spalle larghe ma, quando la plusdotazione compare in tenera età i lati negativi sono più di quelli positivi. Spesso un bimbo non viene capito, viene ‘etichettato’ in maniera sbagliata da un sistema scolastico poco attento e non capace di aiutare l’alunno a sfruttare il suo talento, un bambino plusdotato viene spesso preso in giro. Come tutte le cose anche la plusdotazione ha i suoi lati negativi, le persone con quozienti intellettivi molto alti hanno una ‘disincronia’ ovvero sono un po’ goffi, non sono bravi negli sport, specie quelli di squadra, non stanno bene in posti molto rumorosi e affollati (e nel caso di bambini le mense scolastiche o l’ora di educazione fisica sono dei veri e propri tormenti). A tutto questo si aggiunge il problema sociale e quello legislativo. Socialmente una coppia di genitori che, alle continue lamentele di un docente distratto, ribatte con un ‘mio figlio si annoia in classe perché ha già appreso i programmi e ha bisogno di essere stimolato maggiormente’ è molto probabile che anche quella coppia venga etichettata come esageratamente protettiva nei confronti del figlio, o peggio, magari l’insegnante, dall’alto della sua esperienza, continuerà a non credere che il proprio alunno abbia una marcia in più rischiando di danneggiarlo.

A livello legislativo non esistono norme specifiche. La plusdotazione non è una malattia (anche se spesso si tende a confonderla con un deficit) la scuola italiana non è pronta ad accogliere dei bambini con un quoziente intellettivo troppo alto, i programmi sono standardizzati, i bambini rischiano di annoiarsi in classe ritornando così al problema sociale, ovvero alla ghettizzazione dell’alunno. Un bimbo di quattro anni con un quoziente intellettivo alto non può frequentare la scuola elementare perché le leggi italiane no lo permettono, dovrà quindi rimanere a scuola materna ed essere considerato ‘il diverso’. Altra soluzione? Frequentare la scuola materna, studiare a casa, presentarsi a giugno per fare un esame (il primo di una lunga serie) e poi, se idoneo, iscriversi in seconda elementare. Ma non è più semplice iscriverlo in prima anziché fare il giro largo? Pare di no. La burocrazia italiana è sempre in agguato. Accanto alle famiglie che hanno in casa bimbi plusdotati ci sono diverse associazioni che aiutano, supportano e danno consigli alle famiglia. L’intelligenza non guarda il conto in banca e così bimbi con genitori ricchi e bimbi con genitori poveri possono trovarsi a gestire un quoziente intellettivo troppo alto per la loro età ma, spesso, anche per il loro portafogli e,  i soldi cambiano il futuro. Le scuole private, i corsi di psicomotricità, studiare le lingue per non fare annoiare questi bimbi diventa una ‘roba da ricchi’ perché, come dicevamo prima, l’Italia no si occupa dei cervelli nazionali.

Per capire meglio cosa significa vivere con un bimbo plusdotato abbiamo intervistato mamma Jumbo (nome ovviamente di fantasia), lei ha creato un blog e attivato una petizione per far si che lo Stato Italiano si occupi del ‘problema’ con delle leggi ad hoc e dei percorsi scolastici gratuiti e adeguati per questi bambini.

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