domenica, Agosto 25

Bielorussia: tra voglie europee e nostalgia russa A ridosso delle elezioni parlamentari, la Bielorussia si trova divisa tra due mondi

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Il prossimo 8 agosto si terranno le elezioni parlamentari in Bielorussia. La Repubblica di Bielorussia, nata dal disfacimento dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, è stata proclamata nel 1990 e riconosciuta da Mosca nel 1991: si tratta di uno degli Stati più problematici, quanto meno dal punto di vista politico, dell’ex-URSS europea, soprattutto per quanto riguarda il rispetto dei Diritti Politici e Civili. Di conseguenza, anche il rapporto con la vicina Unione Europea è reso complesso: se da un lato la UE non può che criticare le carenze bielorusse sul fronte dei Diritti, dall’altro forti interessi economici avvicinerebbero volentieri molti Paesi UE a Minsk; lo stretto rapporto che c’è tra Bielorussia e Russia, d’altra parte, non facilita i rapporti con Bruxelles.

Le elezioni del prossimo 8 agosto, in realtà, difficilmente porteranno a grandi sorprese: la vittoria dei candidati dell’associazione ‘Belaja Rus‘ (ispirata al partito Edinaja Rossija, ovvero Russia Unita, di Vladimir Putin), che sostiene il Presidente in Carica, Aleksander Lukašenko, pur senza essere un vero e proprio partito, è data pressoché per scontata, come abbastanza scontato è il risultato non brillante che potranno ottenere le opposizioni.

La Storia della Bielorussia è molto strettamente legata a quella del suo Presidente Lukašenko. Dopo una carriera nell’Esercito sovietico prima e bielorusso poi, Lukašenko è salito alla guida del Paese nel 1994, appena quattro anni dopo la proclamazione di indipendenza, e da allora non ha più abbandonato le stanze del potere. Nel 1996 riuscì a far approvare un referendum che prolungava da cinque a sette gli anni del mandato presidenziale.

Dopo aver vinto nuovamente le elezioni nel 2001, nel 2004 riuscì a far approvare un nuovo referendum con il quale si aboliva il limite dei mandati presidenziali: grazie a questa ulteriore riforma, Lukašenko è stato eletto una terza volta nel 2006, una quarta volta nel 2010 ed una quinta volta nel 2015.

In ognuno di questi casi, le opposizioni hanno denunciato brogli ed intimidazioni contro gli altri candidati sia durante la campagna elettorale che durante le operazioni di voto. Le critiche delle opposizioni sono state accolte da Stati Uniti ed Unione Europea mentre, secondo gli osservatori della Federazione Russa, le operazioni di voto sarebbero sempre state regolari.

Gli stretti rapporti con Mosca hanno costituito certamente motivo di contrasto tra Minsk, Washington e Bruxelles, portando i Paesi occidentali a schierarsi senza remore a favore delle opposizioni, tanto più che la politica dei primi Governi Lukašenko è stata fortemente improntata ad una stretta vicinanza alla Russia post-sovietica; il rapporto tra Mosca e Minsk è divenuto ancor più stretto con l’ascesa di Vladimir Putin al Cremlino.

A causa della sua posizione geografica, poi, la Bielorussia desta preoccupazioni sia negli USA che nella UE: Polonia, Lettonia e Lituania, Paesi che confinano con la Bielorussia e che hanno fatto parte dell’URSS o del blocco sovietico, temono da sempre che Minsk possa concedere a Mosca il passaggio attraverso i propri territori per favorire un ipotetico, seppur poco probabile, attacco. A dividere i Paesi orientali della UE e la Bielorussia, infine c’è anche l’affiliazione di questi Stati alla NATO: il fatto che l’Alleanza Atlantica possa dispiegare sul territorio polacco o delle repubbliche baltiche i propri sistemi missilistici è visto con preoccupazione da Mosca, che considera da sempre negativamente l’allargamento ad est di UE e NATO.

Oltre alle divisioni politiche, però, non bisogna dimenticare che una buona posizione strategica ha anche forti ripercussioni economiche.

Se i rapporti economici con la Russia restano fondamentali, con il 48% delle esportazioni e il 5,4% delle importazioni, il legame economico tra UE e Bielorussia è andato aumentando costantemente negli ultimi dieci anni: nel 2013, infatti, si parlava di 3,4 milioni di euro importati nella UE dalla Bielorussia e di 8,6 milioni di euro esportati dalla UE alla Bielorussia; in particolare, la Bielorussia esporta carburanti in UE, mentre la UE esporta in Bielorussia materiale industriale, tessile, alimentare, chimico e combustibile.

Se, dal punto di vista economico, il legame istituito nel 2011 tra Minsk e Mosca con la creazione dell’Unione Economica Eurasiatica (di cui fanno parte Kazakistan, Armenia, Russia e Bielorussia) resta forte, dal punto di vista politico le cose hanno cominciato a cambiare dal 2014. Con lo scoppio della crisi ucraina, l’atteggiamento della Bielorussia nei confronti del grande alleato si è un po’ raffreddato. In occasione dell’annessione della Crimea alla Federazione Russa, infatti, Lukašenko ha parlato di un “precedente pericoloso”, pensando forse ad alcune zone di confine che, in caso di contrasto, potrebbero fare gola a Mosca.

Da parte europea, inoltre, l’atteggiamento duro tenuto negli ultimi anni comincia ad essere abbandonato. Lo scontro sulla questione dei Diritti Umani aveva causato nel 2009 l’interruzione del dialogo e delle sanzioni economiche: nel 2015 il dialogo per trovare un punto di equilibrio sui diritti è stato riaperto e, nel 2016, le sanzioni sono state revocate. Se l’atteggiamento di Stati come l’Italia sono stati tendenzialmente sempre propensi al dialogo nell’ottica di un generale disgelo che coinvolga anche la Russia, altri Paesi UE hanno avuto in passato posizioni più intransigenti: è il caso dei Paesi dell’ex-blocco sovietico (in primo luogo della Polonia, che lamenta le condizioni delle minoranze di lingua polacca in Bielorussia e, soprattutto, teme che il vicino possa agire da testa di ponte per le truppe russe) e della Germania (che ha forti interessi economici ad est e che non vedeva di buon occhio lo stretto rapporto tra Minsk e Mosca).

Con la crisi ucraina i rapporti tra tutti questi attori sono cambiati: la preoccupazione di Lukašenko per una politica espansionistica di Putin, che dal suo punto di vista potrebbe arrivare a mettere in pericolo anche alcuni territori bielorussi, ha portato Minsk a guardare con maggiore simpatia ai vicini occidentali, non solo per ragioni economiche. Se la Russia non sembra preoccupata di un’eventuale avvicinamento della Bielorussia alla UE, la UE, dal canto suo, sembra guardare con favore al nuovo atteggiamento del Governo di Minsk.

Mentre il Presidente Lukašenko tenta di giocare le proprie carte per restare in equilibrio tra un vecchio alleato, che gli garantisce protezione e stabilità economica, ed i vicini occidentali, che promettono forti investimenti economici (come già accaduto in passato in Ucraina), la Bielorussia si trova in una posizione potenzialmente vantaggiosa: con l’acuirsi del contrasto politico economico tra UE ed USA, Minsk potrebbe giocare il ruolo di anello che riavvicini l’Europa occidentale a quella orientale, Mosca a Bruxelles.

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