giovedì, Ottobre 29

Bielorussia: mentre l’Europa sta a guardare, la diaspora si attiva “Non finanziamo le proteste, ma lavoriamo per difendere le idee e vogliamo che la Bielorussia sia un Paese libero”. Intervista al gruppo ‘Bielorussi in Italia’

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«Siamo profondamente preoccupati per la continua intollerabile repressione e le intimidazioni nei confronti della popolazione civile con arresti inspiegabili e spesso arbitrari o rapimenti motivati da ragioni politiche e chiediamo l’immediata liberazione di Maria Kolesnikova, Andrei Yahoran e Irina Sukhiy».

Questa la reazione ieri dell’Alto Rappresentante per gli Affari internazionali dell’Ue Josep Borrell all’ ennesimo atto di violenza da parte delle autorità politiche e di polizia della Bielorussia dopo il ‘rapimentodei tre attivisti e leader dell’opposizione bielorussa ieri a Minsk. Rapimento che, come si legge alla fine di questo articolo, è ancora in sospeso.

Eppure, a parte la voce del politico più in vista nel panorama dei rapporti internazionali dell’Unione europea, sono ancora flebili le reazioni dell’Ue a quella che sta diventando in Bielorussia una repressione indiscriminata non solo dei dissidenti ma anche di persone che magari si trovavano a passare in strada che vengono caricate sulle camionette dei reparti speciali, gli OMON, sottoposte a pestaggi e poi sbattute in cella senza nessun motivo evidente.

Chi viene rilasciato deve spesso essere ricoverato in ospedale, a volte con prognosi riservate. Molti non vengono rilasciati e si teme per la loro sorte. Molti scompaiono e non si sa se e quando verranno ritrovati.

Molti sono giovani, molti avevano sperato in un cambiamento di regime con le elezioni di agosto che avrebbero dovuto interrompere i 26 anni ininterrotti di ‘regno’ di Alexander Lukashenko.

Se in patria le marce di protesta soprattutto dei giovani continuano, proseguono anche le repressioni nel silenzio del mondo politico europeo forse perché ancora ‘in ferie’ o forse perché si aspettano gli sviluppi della situazione interna, e mentre Mosca tace, in molti Paesi d’Europa e del resto del mondo si sta facendo avanti ladiasporadei bielorussi che vivono all’estero e che cercano da lontano offrire sostegno a chi protesta in patria.

Un sostegno fatto soprattutto di petizioni, di manifestazioni pubbliche e di sollecitazioni di interventi ai politici di mezzo mondo perché facciano capire alle autorità bielorusse la necessità di ascoltare la voce dei cittadini che chiedono di fare chiarezza sulla validità delle elezioni che hanno dato come risultato il rinnovo della fiducia al governo in carica da 26 anni.

In effetti avrei dovuto dire ‘avrebbero’ dato che i risultati delle elezioni sono stati ottenuti con azioni di violenza impedendo in molti casi l’accesso ai seggi elettorali agli osservatori indipendenti che avrebbero dovuto svolgere il loro ruolo in assoluta ‘indipendenza’. Ma questo invece non è stato possibile, e da qui le proteste nel Paese cui hanno partecipato migliaia di persone, soprattutto giovani, in agosto e inizio settembre.

In questa situazione di violazione dei diritti la voce della diaspora bielorussa si sta facendo sentire in maniera sempre più chiara e forte con la creazione di reti di bielorussi che si incontrano sui social (Facebook in particolare) per coordinare le iniziative da intraprendere e organizzare le richieste ai politici del Paese in cui vivono di protestare e di intervenire presso le autorità di Minsk perché ascoltino la voce dei loro cittadini.

I gruppi di protesta all’estero si formano spontaneamente, ma per far parte del gruppo Facebook ogni profilo viene verificato dagli amministratori del gruppo per evitare falsi accounts’ o le spie del KGB. Si spera così di contribuire all’organizzazione di una rete efficiente che possa far pressione sui politici e raccogliere i consensi di altri Paesi alla causa del ripristino della democrazia in Bielorussia.

In Italia il gruppo ‘Associazione Bielorussi Italia’ è nato il 22 giugno in segno di solidarietà con i compatrioti che stanno lottando per chiedere una nuova era per il loro Paese. Hanno organizzato manifestazioni ogni settimana per sostenere le marce di protesta dei giovani bielorussi e hanno preso contatto con altre comunità di ‘expatriates’ che da altri Paesi europei e del resto del mondo chiedevano la stessa cosa.

E’ nata così una rete che si va rafforzando di giorno in giorno per chiedere ai governi di ogni Paese di sostenere le richieste di chi protesta in Bielorussia perché il voto del popolo venga rispettato. Organizzano iniziative internazionali presso le ambasciate dei 27 Paesi dell’Unione europea per presentare documenti e testimonianze di chi sta vivendo un periodo storico dopo la pubblicazione dei risultati ‘fantoccio’ usciti dalle elezioni del 9 agosto.

Intanto anche persone al di fuori dell’Europa come l’avvocato australiano Mikhail Rubiu e l’imprenditore Art Ledowski che vive in Germania hanno ideato l’iniziativa ‘Exit Poll’ mentre un attivissimo giovane blogger bielorusso di 22 anni, Stsiapan Sviatlou, che vive in Polonia, è riuscito a organizzare da lì un canale di informazioni ‘Nexta Live’ per fornire notizie sull’andamento delle marce di protesta che si sono succedute ininterrottamente nei giorni successivi alle elezioni specialmente di domenica e che con il sistema Telegram che usa messaggi criptati (creato da due ingegneri elettronici russi) è riuscito a ‘guidare’ le marce senza essere fisicamente presente.

Il merito di aver attivato questa struttura per i bielorussi in Italia va a Ekaterina Zuzuk, giovane ed entusiasta imprenditrice che ama il suo Paese, ma anche il Paese dove vive. ‘Bielorussi in Italia’ pubblica un notiziario degli eventi recenti in Bielorussia, dallo stop deciso dalle autorità bielorusse al rientro in patria del vicario generale della diocesi di Minsk e Mogilev, Mons. Yuri Kasabutski, bloccato alla frontiera e non autorizzato a rientrare in Bielorussia, alla cacciata dei giornalisti stranieri presenti in Bielorussia per raccontare gli eventi di questi giorni. Le notizie vengono raccolte da fonti giornalistiche affidabili.

Il reclutamento dei partecipanti all’associazione si fa via Facebook senza una precisa struttura, con un controllo delle persone prima di autorizzare l’accesso, ma nel complesso non potendo escludere la possibilità di infiltrati. Comunque vanno avanti, spinti dal desiderio di far voltare pagina alla storia del loro Paese. In Italia la diaspora bielorussa si sta organizzando bene, ci sono 800 iscritti al gruppo Facebook, un gruppo apolitico che cerca di evitare ogni confusione con gruppi e partiti politici italiani.

E’ stata l’associazione ‘Bielorussi in Italia’ a organizzare un incontro-intervista on line con ‘L’Indro’ per presentare membri di altre associazioni di ‘expat’ bielorussi in altri Paesi dell’Ue: Larysa dalla Spagna, Ekaterina dal Portogallo, giornalista, Ilya che vive all’Aja da 8 anni, Olga che da Bruxelles si attiva per sensibilizzare le autorità delle istituzioni europee e gli eurodeputati, Lana che da Mosca cerca di dare una voce agli oltre 60.000 bielorussi che vivono in Russia, Mikhail che abita da tempo in Austria mentre Alexey (non ha dato il suo cognome), matematico e professore di informatica, rifugiato  in Svizzera dove vive insegnando a giocare a scacchi nelle scuole del Paese.

Lana (Russia) spiega che il legame con l’Europa è forte in Bielorussia. “Noi siamo in Europa” dice. Ma per i bielorussi è anche forte il legame con la Russia. A Mosca la sua associazione di bielorussi ha cercato di organizzare una marcia di sostegno ai concittadini che manifestavano a Minsk. Ma la marcia è durata solo 20 minuti.

Spiega come la Bielorussia non accetterebbe mai di perdere la sua sovranità a favore della Russia e spiega come ognuno si stia attivando per contribuire alla causa comune con il supporto di alcune fondazioni come ‘By_ Help’ per aiutare i bielorussi detenuti politici e vittime della violenza delle forze dell’ordine, e ‘By_ Sol’ per dare aiuto agli operai che scioperano, a chi perde il lavoro a causa della sua presa di posizione politica o attività politica anti-regime. Si tratta in entrambi i casi di aiuti economici che vengono forniti ai bielorussi in patria con fondi versati interamente dalla diaspora (Ucraina, Regno unito e altri Paesi).

Sono riusciti a raccogliere cifre anche significative per aiutare chi ha sofferto detenzione e soprusi. Le organizzazioni sono gestite da volontari che offrono lavoro senza compensi “perché – spiega – il danaro non favorisce le idee”. Le somme vengono raccolte tra i membri delle comunità bielorusse all’estero e questo permette di autofinanziare le loro attività per scopi umanitari e attività sociali. “Lavoriamo per il nostro futuro, per noi stessi” spiega. “Non finanziamo le proteste – chiarisce – ma lavoriamo per difendere le idee e vogliamo che la Bielorussia sia un Paese libero”. “Gli eventi di questi giorni in Bielorussia, conclude, serviranno a unire il nostro Paese in maniera importante: il popolo della Bielorussia non è mai stato così unito come ora e questo per noi è un elemento molto valido”. Per i Bielorussi la Russia è un primo punto di contatto “e noi cerchiamo di aiutare chi si rifugia qui aiutandoli anche con la concessione di visti e i contatti con le strutture diplomatiche” conclude.

L’Olanda, spiega a sua volta Ilya che vive lì, si attiva molto sulle questioni legali e “io sono quindi impegnato sugli affari esteri. Ho organizzato eventi di protesta a favore della popolazione della Bielorussia a L’Aja. Sono in contatto con esperti olandesi per cercare di trovare vie d’uscita legali per i nostri concittadini e motivare i rappresentanti diplomatici alla nostra causa spiegando la realtà della situazione. Ora penso che la gente abbia capito cosa è la Bielorussia e quali sono le questioni in ballo nel Paese. In Olanda cerchiamo di sensibilizzare alcune persone autorevoli al Ministero degli Esteri e uno degli avvocati che ci sostengono fa soltanto questo”.

Mikhail vive in Austria, un Paese che è un grosso investitore in Bielorussia con grossi interessi economici. La stagione delle proteste per la Bielorussia è iniziata anche lì a giugno con una serie di eventi in cui è stato deciso di lanciare ‘sanzioni’ speciali nei confronti della Bielorussia e dei bielorussi. In Austria vivono molti cittadini bielorussi benestanti, figli di esponenti politici, simpatizzanti del regime di Minsk. “Noi -ha spiegato Mikhail -abbiamo cercato di applicare una politica ‘inclusiva’ e già alcuni anni fa avevamo cercato di creare un movimento per legare la diaspora sugli aspetti culturali ma è stato solo da giugno che la diaspora in Austria è riuscita a legare e attivarsi su obiettivi comuni”. E ha spiegato la sua tecnica di lavoro: “Abbiamo creato contatti stampa, contatti con i politici locali, prepariamo manifesti e locandine, la struttura sembra funzionare e uno dei nostri membri che si occupa della comunicazione è stato invitato a parlare al canale principale della TV austriaca. Quando mostriamo i video girati in Bielorussia in questi ultimi tempi la gente qui si convince che esiste un problema nel Paese che va risolto. Quindi tra i nostri obiettivi c’è quello di pubblicizzare con video la situazione nel Paese, informare così la gente, sia austriaci sia bielorussi, sfruttare tutte le possibilità per cooperare con il governo austriaco per far pressione sui bielorussi di qui che a loro volta possono attivarsi per comunicare con il governo di Minsk”.

Dal Portogallo Ekaterina spiega quello che la diaspora bielorussa sta realizzando in quel Paese. “Il nostro primo passo – dice – è stato quello di dialogare con le autorità diplomatiche russe presenti in Portogallo convinti che senza l’appoggio dei finanziamenti del Cremlino Lukashenko non potrà sopravvivere”. Ci sono circa 500 bielorussi in Portogallo che stanno cercando anche il sostegno di altre comunità soprattutto per la difesa dei diritti umani e per “svegliare la comunità portoghese ai problemi che noi in Bielorussia e altri Paesi stiamo vivendo”. Pochi sanno, pochi si informano, commenta, e per questo ora ci accingiamo a organizzare eventi di sensibilizzazione.

Olga dal Belgio parla dell’intensa attività di comunicazione che hanno organizzato i bielorussi per far pressione sulle autorità del Belgio, ma soprattutto sulle istituzioni europee e specialmente su alcuni membri del Parlamento europeo perché portino all’attenzione di tutta l’Europa la situazione della Bielorussia un Paese europeo sul continente europeo. “Vogliamo che la nostra voce venga ascoltata nel Parlamento europeo ma anche in quello del Belgio che è il Paese in cui viviamo. Vogliamo che si sappia di più sul nostro Paese. Al Parlamento del Belgio abbiamo chiesto consigli sul come muoverci per la difesa dei diritti umani anche a livello legale. Noi possiamo fornire tutti gli elementi di cui hanno bisogno per aiutarci”, conclude.

Alexey vive in Svizzera dove è andato per sfuggire al pericolo di arresto che temeva potesse arrivare da un momento all’altro. Si trovava in Russia. In Svizzera ha avuto lo status di rifugiato e come tale ha avuto la possibilità di lavorare come insegnante di scacchi nelle scuole. “Non sono campione di scacchi” spiega “ma sono matematico e ho la passione per il gioco degli scacchi e questo posto mi permette di essere a contatto con i giovani”. Non si sentiva al sicuro? “No, c’erano tre condanne ‘fabbricate’ su di me in Bielorussia e quello che io facevo non piaceva alle autorità. Allora quando stavano per aprire un’inchiesta su di me e mia moglie era incinta ho deciso di partire con lei per non passare la vita senza vedere la mia famiglia”.

Cosa pensa di fare per la Bielorussia? “Ho partecipato a varie manifestazioni a Ginevra alla sede delle Nazioni Unite e stiamo organizzando per il 10 settembre prossimo in occasione di un evento sportivo di hockey sul ghiaccio a Zurigo la consegna di una petizione per chiedere di non svolgere la prossima competizione internazionale in Bielorussia come previsto dal calendario”.

I suoi rapporti con i politici svizzeri? “Siamo in contatto soprattutto con esponenti del partito socialdemocratico ora in minoranza al Parlamento svizzero e vogliamo creare dei legami con il partito dei democratici cristiani e con quello dei verdi”.

Larysa vive da 16 anni a Madrid. E’ storica dell’arte e lavora come guida turistica (parla perfettamente italiano) e ci spiega che in Spagna ci sono circa 4000 bielorussi che cercano di farsi conoscere dato che “gli spagnoli non sanno molto di noi”.  Organizzano manifestazioni, cercano di farsi sentire con articoli nei giornali e interventi alla radio non molto in verità ma soprattutto cercano di aiutare i bielorussi ad essere informati sugli eventi nel loro Paese se non sono in grado di seguire le notizie in altre lingue. La creazione di questo collegamento europeo tra membri della diaspora bielorussa è molto importante perché potrà servire a rafforzare i legami con il loro Paese. “A Madrid -spiega- siamo qui per imparare dalle esperienze dei nostri colleghi in altri Paesi d’Europa come poter aiutare i nostri concittadini in Bielorussia”.

E  cosa succederà chiedo al gruppo ‘Bielorussi in Italia’ ora che il Consiglio di Coordinamento, creato in Bielorussia da SvetlanaTihanovskaya, candidata alla presidenza, si è praticamente ‘disciolto’ perché i componenti o sono fuggiti o sono stati fermati” ?. (La risposta mi arriva con un documento che indica come fonti: TUT.by , canale telegram @NEXTA, tvrain.ru, canale telegram @tpbela).

Tihanovskaya, come si sa, si è rifugiata in Lituania dopo che il risultato delle elezioni in Bielorussia aveva dato vincente il leader Lukashenko con una maggioranza vicina al 90%.

“Il Consiglio di Coordinamento – prosegue il documento – era stato costituito per avviare un processo di risoluzione della crisi politica e per garantire la sovranità e la libertà del popolo. I membri del Consiglio hanno cercato a più riprese un dialogo con Lukashenko ma senza risultato”.

“Delle sette persone che formavano il Consiglio – prosegue – solo una è rimasta in libertà: Svetlana Aleksievich, sottoposta in questo periodo a interrogatori del Comitato Investigativo con l’accusa di pilotare la rivoluzione con metodi illegali per far cadere il Presidente. Svetlana Aleksievich ha detto pubblicamente che si è rifiutata di testimoniare contro se stessa.

Il documento informa inoltre che “anche Maksim Znak è irragiungibile. Doveva fare la diretta online con un notiziario russo ma la linea si è interotta dopo due secondi. Ha fatto solo in tempo a dire che sono arrivate le ’maschere’ cosi chiamano le persone a volto coperto“. 

Ieri tutti i giornali del mondo scrivevano la notizia del rapimento di Maria Kolesnikova, la figura leader di queste elezioni insieme con Tihanovskaya e Tsepkalo. (di questo parliamo all’inizio di questo articolo con le dichiarazioni dell’Alto Rappresentante Ue Josep Borrel). Kolesnikova è invece, si è saputo solo ora, in stato di fermo sul confine tra la Bielorussia e l’Ukraina per controlli. Ma l’emigrazione forzata sembra non abbia avuto un esito positivo perchè davanti agli addetti ai controlli Maria ha strappato il suo passaporto. Proprio Maksim Znak aveva detto a proposito della ‘scomparsa’ di Kolesnikova che lei volontariamente non avrebbe mai lasciato il Paese. 

Olga Kovalkova è stata arrestata e portata nella prigione di Okrestina, nota ormai a tutti come la prigione di torture. E’ stata condannata a 25 giorni di arresto, ma dopo 20 giorni è stata portata in Polonia da sconosciuti. Serghey Dylevskij condannato a 25 giorni di arresto, si trova ad oggi ad Okrestino. Lillia Vlasova è in stato di fermo da parte del dipartimento di indagine finanziaria del comitato statale di controllo. Pavel Latushko si trova in Polonia, gli è vietato di tornare sul territorio bielorusso.

Questi sono coloro che si sperava potessero contribuire a forgiare il futuro della Bielorussia sotto una nuova presidenza.

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