sabato, Agosto 8

Biden e Sanders: elettorato giovane, politici vecchi L’elettorato 2020 porrà al Partito Democratico non poche sfide, entrambi i candidati hanno dei punti a favore e dei punti contro che in nuce contengono il seme della crisi della politica americana

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Il Super Tuesday si è chiuso e quello che ora si prospetta per i democratici è una corsa a due tra Bernie Sanders, Joe Biden, in attesa di capire quando i grandi perdenti di ieri, Elizabeth Warren, e Mike Bloomberg, si ritireranno e per chi, tra i due sfidanti, faranno il loro endorsement, ovvero a chi dei due ‘regaleranno’ i loro delegati.

La situazione non ancora consolidata in molti Stati che ieri sono andati al voto (nel momento in cui scriviamo), è sostanzialmente questa: Joe Biden, vince in 10 Stati (Alabama, North Carolina, Virginia, Oklahoma, Tennessee, Arkansas, Minnesota, Massachusetts, Maine e Texas) e conta su di un totale di 462 delegati; Bernie Sanders vince in 4 Stati (Vermont, Colorado, Utah e California -in quest’ultima il conteggio dei voti prosegue), e raggiunge quota 384 delegati.

Se Warren si ritirasse e facesse l’endorsement per Sanders, cosa che appare abbastanza probabile, glitrasferirebbe 51 delegati (secondo i dati non consolidati disponibili mentre scriviamo). Un po’ più magro il bottino che Bloomberg potrebbe trasferire a, si pensa, Biden, visto che ha vinto solo nel isole di Samoa, guadagnando 5 delegati e alcuni negli altri Stati per un totale di 44, ma forse potrebbe aggiungere un po’ dei suoi capitali funzionali per la campagna sui media, ha già speso, in vista di questo Super Tuesday, svariati milioni di dollari del suo patrimonio personale, non è detto che, magari sperando in una vice-presidenza, non sia disposto a investire qualche altro milione per sostenere un candidato molto ben visto dai vertici del Partito Democratico.

Biden il vecchio moderato centrista, Sanders il vecchio socialista democratico. E’ questo il ritornello di queste ore. Uno scontro tra duevecchidella politica americana, in posizioni contrapposte della barricata.
Ecco, l’elemento più interessante a meno di 24 ore dal Super Tuesday è proprio questo: duevecchidella politica e però anche per l’anagrafe (Sanders 78, Biden 77), che hanno lasciato al palo candidati più giovani, anche molto più giovani, qualcuno con poca esperienza, certo, ma altri, Warren per tutti, tutt’altro che inesperti dei meccanismi della politica e dei palazzi del potere.
Certo, per Biden pare abbia lavorato dietro le quinte Barack Obama, con tutto il suo carisma a la capacità di attrarre capitali, e i ‘giovani’ Pete Buttigieg, Amy Klobuchar, Beto O’Rourke, gli hanno trasferito i loro elettori.
E, altrettanto certamente, Sanders è riuscito mobilitare la massa degli esclusi dai successi economici di Trump, di quelli ancora capaci di ideali e di guardare lontano, e dalla sua ha un poderoso carisma, un po’ come l’Obama dei tempi migliori.
Ma non tutto si spiega in questi oramai scontati fattori. C’è di più, c’è la politica dislessica incapace di leggere e adeguarsi al mondo che cambia.

Due politici molto ben navigati e ben piazzati all’interno del partito Democratico, che se da una parte danno al partito una buona speranza di vittoria contro Donald Trump, dall’altra ne mostrano la strutturale debolezza, ovvero quella di non avere uomini forti che non siano da età pensionabile.
Un fattore che dovrà preoccupare il partito nel proiettarsi al prossimo futuro, ma anche in vista di novembre. La preoccupazione che i democratici dovrebbero avere, e che, per altro, i repubblicani dovrebbero condividere, è quella che viene dalla radiografia dell’elettorato.

Secondo le analisi del Pew Research Center.l’elettorato 2020 «sarà unico in diversi modi. I non bianchi rappresenteranno un terzo degli elettori ammissibili -la quota più grande di sempre- guidata da aumenti a lungo termine tra alcuni gruppi, in particolare gli ispanici. Allo stesso tempo, tra gli elettori idonei uno su dieci saranno membri della Generazione Z , gli americani tra i 18 e i 23 anni»,mentre i Millennial e tutte le altre generazioni più anziane rappresentano una quota inferiore di elettori ammissibili rispetto al 2016. E, circa il 10% dell’elettorato generale della Nazione che a novembre andrà al voto, ovvero 23 milioni, saranno immigrati. La maggior parte (61%) di questi 23 milioni di cittadini naturalizzati vive in soli cinque Stati. La California ha più elettori ammissibili agli immigrati (5,5 milioni) rispetto a qualsiasi altro Stato, più di New York (2,5 milioni) e Florida (2,5 milioni) messi insieme. Il Texas (1,8 milioni) e il New Jersey (1,2 milioni ) completanoil quadro di questi cinque.

Nei prossimi giorni avremo tutti i dati su come ha votato l’elettorato a seconda delle fasce di età e della classe sociale, ma qualche elemento già è disponibile.
Biden ha vinto su Sanders tra gli elettori di età superiore ai 45 anni che erano il 65% degli elettori in Virginia, il 62% in Massachusetts, il 64% in North Carolina, il 66% in Maine e il 67% in Oklahoma, secondo le prime analisi di ‘Wall Street Journal’, e ha confermato la sua capacità di aggregare attorno se gli afro-americani.
Gli americani più anziani votano più dei giovani socialisti, afferma il ‘Wall Street Journal’. Il che significa che Biden, magari con l’aiuto di Bloomberg, potrebbe farcela contro Trump? Di certo è il candidato che Trump non avrebbe mai voluto trovarsi difronte -e lo ha dimostrato in uno dei suoi soliti messaggi Twitter anche oggi. Ma non è così scontato che riesca convincere l’elettorato che la vecchia politica moderata condotta da un quasi ottantenne sia vincente, soprattutto considerando che, come ci dice il Pew, i Millennial e tutte le altre generazioni più anziane rappresentano una quota inferiore di elettori ammissibili rispetto al 2016. E nel 2016 Hillary Clinton la spuntò, sì, su Sanders, ma non su Trump, perché, al di là di tutti i rilievi che si sono fatti al tempo sul sistema elettorale, Clinton, che rappresentava l’espressione massima dell’establiment democratico, oggi rappresentato da Biden, non riuscì a convincere parte dell’elettorato democratico che la vecchia politica fosse adatta ai nuovi tempi, e ciò malgrado gli sforzi di Obama.

Sanders da parte sua ha il fatto che il suo messaggio socialista, ma soprattutto ambizioso, capace di guardare oltre il proprio ombelico, riesce far breccia sull’elettorato giovane, meglio ancora sui giovani colti a basso reddito, sui ‘gretini’, le analisi ci dicono essere il preferito nell’elettorato tra i 18 e i 44 anni, ma, come non è riuscito nel 2016 contro Hillary Clinton a raccogliere il voto dei neri pare anche oggi avere le stesse difficoltà con Biden. E non è affatto detto che a novembre, se lui fosse il candidato democratico, i neri ripiegherebbero su di lui in assenza di Biden, e men che meno la popolazione dai 45 anni in su, e più si va verso i 60 o 65 anni di età e più diventa difficile per Sanders riuscire a farsi votare. L’elettorato rappresentato dalle generazioni più anziane, strutturalmente è refrattario alle ‘rivoluzioni’ che propone Sanders, punta a conservare quanto è riuscito raggiungere, le ‘visioni’ di Sanders spaventano, e potrebbero spaventare così tanto questi democratici meno giovani che potrebbero turarsi il naso e votare per Trump.
E poi c’è sempre il problema del partito:
il partito democratico sarebbe in forte imbarazzo con un vecchio socialista in corsa per la Casa Bianca che sa parlare, a differenza del partito, alla fascia più giovane di americani, si troverebbe sguarnito. Resta da aggiungerci che non è detto che il socialismo, per altro molto sui generis, a tratti persino populista di sinistra, di Sanders riesca vincere contro il populismo doc di Trump. Vero:non c’è da scommettere nemmeno sul contrario.

Una cosa è certa: l’elettorato 2020 porrà al Partito Democratico non poche sfide, entrambi i candidati hanno dei punti a favore e dei punti contro che in nuce contengono il seme della crisi della politica americana (e non solo): elettorato giovane, politici vecchi.

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