venerdì, Febbraio 26

Biden e il rito laico dell’inauguration day Molti, in questo inauguration day, i cambiamenti causa Covid-19 e Donald Trump, ma il rito resta inalterato. La sua importanza è quella del simbolismo piuttosto che della sostanza

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20 gennaio 2021, dopo mesi di campagna elettorale infuocata e un post elezioni minato, gli Stati Uniti giungono alla tappa finale, o iniziale, a seconda da quale ottica si guardi, l’inauguration day di Joe Biden

Oggi, dopo l’inno nazionale americano intonato da Lady Gaga, l’esibizione musicale di Jennifer Lopez e la lettura di alcune poesie da parte della poetessa afroamericana Amanda Gorman, alle 12, ora di Washington (le 18 italiane), Joe Biden e Kamala Harris, presteranno giuramento davanti al Campidoglio, nelle mani del Presidente della Corte Suprema, John Roberts.
Biden scandirà solennemente: «Io, Joseph Robinette Biden Jr, giuro solennemente di adempiere con fedeltà all’ufficio di presidente degli Stati Uniti, e di preservare, proteggere e difendere la Costituzione al meglio delle mie capacità. Che Dio mi aiuti».
L’invocazione religiosa che apre l’evento sarà fatta dal reverendo Leo O’Donovan, ex Presidente di Georgetown University, mentre la benedizione sarà impartita dal reverendo Silvester Beaman, consigliere spirituale di Biden da più di trent’anni.

A seguire, Biden, a quel punto a tutti gli effetti 46° Presidente degli Stati Uniti, terrà un discorso alla Nazione «esponendo la sua visione per sconfiggere la pandemia, ricostruire, unificare e guarire la Nazione», un «viaggio che unisca il Paese e riporti lo spirito americano» (secondo quanto anticipato in queste ore), in linea con il tema inaugurale, ‘America United’, la ‘colonna sonora’ politica della cerimonia.

Successivamente, Biden e Harris passeranno in rassegna le truppe in un rituale che simboleggia il trasferimento pacifico del potere a un nuovo commander in chief.
Biden, la first lady, Jill, Harris e il second gentleman, Douglas Emhoff, si recheranno poi al Cimitero Nazionale di Arlington per deporre una corona di fiori alla tomba del Milite Ignoto. A loro si uniranno gli ex presidenti e first lady Barack e Michelle Obama, George W. e Laura Bush, Bill e Hillary Clinton.

Alle 15 (le 21 italiane), con l’arrivo alla Casa Bianca di Biden-Harris, prenderà il via laParade Across America’ -che sostituisce la tradizionale parata in Pennsylvania Avenue-, evento virtuale durante il quale sono previste esibizioni da tutti i 50 Stati e Territori Usa. Saranno celebrati gli eroi della Nazione e verranno messi in evidenza la diversità, il patrimonio e la resilienza del Paese, secondo quanto annunciato dal Comitato inaugurale.

Alle 20.30 (le 2.30 italiane) Tom Hanks condurrà uno speciale di 90 minuti in prima serata, intitolato ‘Celebrating America’, con gli interventi di Biden e Harris e le esibizioni di Justin Timberlake, Jon Bon Jovi e Demi Lovato.

Molti, in questo inauguration day, i cambiamenti causa forza maggiore, ovvero Covid-19 e Donald Trump.
Secondo una tradizione di oltre un secolo, il Presidente uscente partecipa all’inaugurazione del successore a dimostrazione di una transizione pacifica di poteri. Donald Trump, che dalle elezioni del 3 novembre ha continuato a impilare false accuse di brogli elettorali e cause in diversi Stati, non sarà presente. Al suo posto, ci sarà il vice Presidente uscente, Mike Pence. E questo è il cambiamento più grave rispetto alle tradizionali inaugurazioni.
Causa Covid-19, poi, niente parata, niente balli di inaugurazione, niente folla, la capitale sigillata e presidiata da migliaia di uomini e donne della sicurezza. Il National Mall è chiuso al pubblico, così come il Washington Monument. Dispiegati oltre 20mila soldati della Guardia Nazionale, insieme alla Polizia di Washington e diverse forze dell’ordine federali. Accesso autorizzato solo a un migliaio di persone, in gran parte scelte dai membri del Congresso. Tutte avranno l’obbligo di indossare la mascherina e rispettare il distanziamento sociale.

C’è posto anche per i contestatori di Biden. Ai manifestanti che vogliono contestare Biden sono state assegnate due aree: la Navy Memorial Plaza e il John Marshall Park. Potranno entrare solo in cento, saranno perquisiti e scortati.
Intanto, il Presidente uscente avrà lasciato Washington durante la mattinata, con destinazione Florida. E’ previsto che parta in aereo dalla Joint Base Andrews, base aerea del Maryland, dove ad attenderlo ci sarebbe una cerimonia stile visita di Stato, con tappeto rosso, banda militare e saluto con 21 colpi a salve.

Molti i cambiamenti, dunque, ma il rito resta. Si, perché l’inauguration è un rito, e anche molto importante per gli americani. A spiegarlo, Dimitris Xygalatas, Professore Associato di Antropologia e Scienze Psicologiche, per l’Università del Connecticut.

«La sua importanza è quella del simbolismo piuttosto che della sostanza. La Costituzione è chiara: il 20 gennaio ci sarà un trasferimento di poteri. Non si parla di inaugurazione. Per definizione, gli atti rituali non hanno alcun effetto diretto sul mondo. Un evento cerimoniale è quello che afferma simbolicamente qualcosa che accade con altri mezzi più diretti. In questo caso, l’elezione -non l’inaugurazione- ‘fa’ il Presidente, sebbene sia necessario un giuramento prima di esercitare il suo potere. Tuttavia, le cerimonie contano». Basta anche solo guardare gli ultimi due Presidenti per rendersi conto di quanto le cerimonie contino e quanto i presidenti ben lo sappiano. Nel 2009, «Barack Obama ha perso una parola quando ha recitato il giuramento presidenziale. Di conseguenza, ha deciso di ripetere il giuramento il giorno successivo. E nel 2017, Donald Trump ha insistito sul fatto che alla sua inaugurazione fosse presente una folla da record, anche se gli occhi di tutti vedevano diversamente», la prima della infinita serie di bugie presidenziali di Trump. «Ha visto l’entità della partecipazione come una misura della sua legittimità».

«Le azioni rituali implicano formalità, precisione e ripetizione. Un sacerdote deve indossare una veste speciale; una preghiera deve essere pronunciata parola per parola», spiega Xygalatas. «Queste caratteristiche fanno sembrare i rituali simili ad azioni più mirate: un giudice che batte un martelletto assomiglia a un falegname che martella un chiodo. A causa di queste somiglianze, il nostro cervello assegna a tali atti potere effettivo».

«I rituali collettivi portano il peso della tradizione, che conferisce loro un’aura di continuità storica e legittimità. Anche se cambiano di volta in volta, sono spesso percepiti come immutati e immutabili». I rituali «rappresentano i valori di gruppo e quindi sembrano sacri».

Le cerimonie pubbliche come le inaugurazioni sono avvolte nello sfarzo. Coinvolgono musica, striscioni, discorsi e altro: «più importante è il momento, più stravagante è la cerimonia. Quando assistiamo a un rituale carico di splendore, è come se una vocina nel nostro cervello ci dicesse: ‘Fai attenzione, perché sta accadendo qualcosa di importante e significativo’». «L’esuberanza e la teatralità trasformano quello che potrebbe essere un momento banale e ordinario in qualcosa di memorabile e degno di nota».

«Le cerimonie parlano direttamente ad alcuni dei nostri istinti di base, innescando intuizioni sulla loro efficacia, simbolismo e importanza. Le istituzioni umane si sono adattate per riflettere -e sfruttare- questi istinti per rafforzare l’importanza percepita delle nostre istituzioni sociali e l’unità della società civile. Questo è, infatti, il motivo per cui i capi di Stato che non sono eletti dal popolo tendono a tenere cerimonie pubbliche più sgargianti rispetto alle loro controparti scelte democraticamente. Anche nei Paesi in cui re e regine sono impotenti, le loro intronizzazioni sono celebrate con molto più splendore delle inaugurazioni di leader eletti», afferma Dimitris Xygalatas.
«I leader populisti, che hanno successo grazie alla loro capacità di capitalizzare gli istinti delle persone, amano quasi sempre l’esuberanza rituale». Per la sua inaugurazione, Donald Trump si sostenne avesse richiesto una parata militare, completa di carri armati, lanciamissili e caccia a reazione. Il Dipartimento della Difesa, si disse, rifiutò, preoccupato che l’inaugurazione potesse sembrare una dimostrazione di potere totalitario. Desiderio esaudito il 4 luglio 2019. Oggi, si prevede, non gli verranno negati i 21 colpi a salve, 21 colpi di cannone, l’omaggio reso all’arrivo e alla partenza del Presidente degli Stati Uniti. Anche questo un rito.

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