sabato, Dicembre 14

Bhutan, Paese felice e tentato dalla modernità Il Bhutan sembra essere il Paese più felice ed appagato del mondo, ma oggi i suoi abitanti chiedono di più

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È difficile immaginare che un Paese così piccolo, come il Bhutan, sia lo Stato più felice del mondo. Situato nel continente asiatico, precisamente nella catena himalayana, confinante a nord con la Cina e a sud con l’India, è diventato una Monarchia costituzionale a partire dal 2007.
Il Paese di religione buddista -secondo l’indice Gross National Happiness (GNH), indice di felicità nazionale lorda, che è in grado di misurare la qualità della vita- è in testa alla classifica per capacità di assicurare che il benessere materiale proceda di pari passo con quello spirituale, cercando di mantenere un equilibrio fra tradizione e innovazione.

Il Bhutan ha sempre cercato di preservare gran parte della sua cultura, evitando la globalizzazione e rimanendo isolato dal resto del mondo. Ma, ultimamente, l’aprirsi al cambiamento ha giovato sia a molti dei suoi abitanti sia al Governo stesso.

Il termine globalizzazione è stato sostituito con il termine ‘glocalisation‘ (glocalizzazione) e il Governo bhutanese ha approvato un disegno di legge per tutelare le tradizioni culturali e i monumenti tipici della Regione, ma non solo: fermamente legato ad uno stile di vita conservatore, lavora per far indossare ai suoi abitanti gli abiti tradizionali sia nelle riunioni governative che nelle scuole.

Inoltre, per migliorare l’economia delle zone rurali, il Governo ha pensato di diversificare la produzione agricola di nocciole, caffè e ortaggi biologici e lanciare il ‘Green Bhutan Project‘, un progetto che fornisce alle popolazioni agricole terreni e serre per coltivare i loro prodotti. Ma le nuove generazioni, nonostante siano legate agli usi e costumi del loro Paese, vorrebbero potersi adeguare al resto del mondo attraverso la costruzione di strade, la guida di un’auto e lo sviluppo delle telecomunicazioni.

L’Agenzia Shejun, una ONG che mira a preservare la cultura del Paese, avverte che le microculture, presenti all’interno del Bhutan, potrebbero scomparire a causa dell’eccessiva brutalità del progresso. Prima, i soli suoni che si potevano ascoltare erano il fruscio delle foglie e la quiete dei monti, oggi rombi di motori rompono il silenzio quotidiano. Il Bhutan, comunque, vuole a tutti i costi mantenere almeno il 60% della terraferma come foresta, strizzando ovviamente l’occhio alla modernità. Nel 2012, infatti, il Governo ha fatto costruire strade per una superficie totale di circa 5.500 km. Inoltre, si dovrà aprire un nuovo impianto idroelettrico, in parte finanziato dall’India, per aumentare la capacità idroelettrica a 10.000 MW entro il 2020.

Il turismo, un’altra area di potenziale crescita e ricavi, sta aumentando di circa il 10-15% ogni anno. I turisti possono visitare la Regione grazie a dei tour organizzati, che, insieme ad una tariffa giornaliera da versare al Governo, possono costare circa 250 dollari al giorno. «Dobbiamo rendere il turismo sostenibile, quindi non si tratta solo di numeri ma di rendimento. Se non si attua una pianificazione strategica, i turisti possono rovinare un Paese», afferma Kinley Wangi, esponente del Consiglio turistico del Bhutan. Oltre alla presenza dei tour operator, il Governo sta incoraggiando i residenti ad aprire le loro case, le ‘Homestays’, per invitare i turisti curiosi a soggiornare nelle loro camere e a visitare le meraviglie della Regione.
In un mondo dominato dal progresso, le Nazioni in via di sviluppo possono trarre beneficio dalla globalizzazione, ma tutto questo ha un prezzo. Con la globalizzazione, il rischio è quello di far subentrare la cultura occidentale e sia le lingue tradizionali sia molte culture popolari possono perdersi o andare distrutte. Vale la pena, dunque, abbandonare la cultura del proprio Paese per favorire un nuovo slancio economico? E’ la domanda alla quale il Bhutan deve rispondersi per continuare a dominare la classifica dei Paesi felici. Sembrerebbe che il Bhutan abbia trovato l’equilibrio perfetto.
Negli ultimi anni, Internet, la televisione via cavo, i telefoni cellulari, così come molte altre tecnologie e idee moderne, sono diventati parte integrante della regione.
A Thimphu, capitale del Bhutan, si possono trovare negozi di abbigliamento in stile occidentale, che stanno diventando sempre più numerosi rispetto a quelli che vendono abiti tipici della tradizione bhutanese; i cafè propongono ai loro clienti l’espresso italiano e la connessione Wi-Fi gratuita; le auto stanno proliferando e le strade sono costantemente invase dal traffico, ma il desiderio del Paese resterà sempre quello di preservare i valori culturali e di proteggere l’ambiente circostante dalla ‘dominazione occidentale’.
Il Bhutan ha uno degli ecosistemi più stabili al mondo e non ha praticamente subito alcun danno ambientale grazie al suo lungo isolamento. Le restrizioni al turismo e la protezione delle risorse naturali hanno permesso alla Nazione di preservare il suo splendido paesaggio e la sua identità culturale.

Per questi motivi, il Bhutan sembra essere il Paese più felice ed appagato del mondo, ma oggi, i suoi abitanti chiedono di più, e il Governo, oltre a tutelare gli aspetti tradizionali e culturali tipici della sua Regione, non dovrebbe tralasciare l’opportunità di poter far diventare il Bhutan una Nazione all’avanguardia.

 

 

 

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