giovedì, Agosto 6

Bettino (Craxi) e Matteo (Salvini): i troppo diversi Un’era o quasi di mezzo: Lui, Craxi, si sottrasse al processo. LUI, Matteo Salvini, offre impavido il proprio petto ai giudici

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Posso ben comprendere quanto importanti e drammatiche siano le vicende che riguardano Meghan e Harry, poverini, costretti a restituire tre milioni di dollari (o di sterline?) per i piccoli lavori di ammodernamento del loro appartamentino, per non parlare dei problemi che stanno creando al Canada (la cui Regina, peraltro, è la stessa Regina da cui loro si vogliono allontanare … che pasticcioni!) dove hanno deciso, senza interpellarlo, di andarsi a stabilire, costringendo il medesimo a sopportare spese non indifferenti per la loro ‘sicurezza’. Bisogna, però, dire, che la Regina, quella vera, la sola vera in servizio permanente ed effettivo per gli interessati in questione (perché poi ci sono gli altri 11 colleghi, per limitarci all’Europa, che hanno problemi diversi), con tutto l’affetto per l’«amatissimo» Harry, gli ha fatto, insieme alla mogliettina, una lezione di buona creanza non da niente, non solo e non tanto per i soldi da restituire, che ha giustamente voluto e insistito a volere, quanto per il modo rude con cui ha tolto loro il titolo. Questione di principio, donna di principî. Onore, devo dire, alla Regina, che li ha trattati con cortesia e sprezzo come solo una Regina di razza sa fare.

Noi, per parte nostra, mentre assistiamo in modo colpevolmente distratto alle vicende della nostra di regina (ne abbiamo una, pare sia pure in fieri!) Vittoria, figliola di tanto Padre, Emanuele Filiberto, siamo tutti presi dalle cerimonie, forse onorate anche dal Presidente della Repubblica (spero proprio di avere capito male) in memoria e onore di Bettino Craxi. Grande statista, grande uomo politico, esule.

Un momento, per favore: è vero che ci sono altre questioni più interessanti da discutere, ma un momento di riflessione dobbiamo farlo. Anche perché, se ben capisco, anche taluni ‘esponenti’ del PD sono in fregola per la memoria del grande statista, e quindi forse un punto fermo vale la pena di metterlo.
Comunque siano andate le cose, per discutibile che sia stato Craxi, è difficile non apprezzarne, come io stesso ho apprezzato, il comportamento nella vicenda di Sigonella (anche se si tende sempre a sminuire la figura di Giulio Andreotti in quella vicenda), che non significò affatto, come dicono molti, la copertura di alcuni terroristi che avevano ammazzato selvaggiamente un ebreo paralitico, ma fu un atto politico con risvolti molto importanti, quindi da apprezzare come tale e i cui meriti, dunque, gli vanno riconosciuti. Perché con quell’atto si cercò di affermare che l’Italia era un Paese sovrano, e che gli americani non erano i nostri padroni: e fin qui si può obiettare che, alla fine, la nostra politica estera non ha saputo seguire quella linea per cui siamo tornati ad essere quello che siamo. Lui, almeno, ci provò. Ma specialmente, riconosciamolo, ottenne due risultati politici importanti: quello di affermare una nostra ‘simpatiaper il mondo arabo, che certamente ci aiutò ad evitare, e ancora ci aiuta ad evitare pericoli terroristici eccessivi. E, in secondo luogo, ci permise di affermare il principio, ormai sovvertito specie dagli ultimi due governi pochette e Salvini auspici, della necessità che anche Israele rispettasse le norme di diritto internazionale e i principî di umanità e di rispetto dei diritti dell’uomo.

Ciò posto, Craxi fu quello che organizzò o almeno permise in modo perfettamente cosciente, quella pratica usuale all’epoca (ma anche oggi, sembrerebbe, se pensiamo ai famosi 49 milioni scomparsi, all’hotel Metropole, e alle numerose situazioni imbarazzanti in cui sono caduti un po’ tutti i partiti italiani prima o poi) di approfittare del potere per rimpinguare le casse dei partiti e, almeno un po’ o un bel po’, le casse dei politici.
Craxi, questa prassi la rivendicò a viso aperto, apparentemente, e con arroganza (come Aldo Moro, del resto) la rivendicò durante il processo. Ma poi non mantenne il suo punto coraggioso, anzi. Se ne andò in Tunisia. Fuggì, non fuggi? Certo che non si fece processare fino in fondo: certo come al solito i giudici cattivi e amici dei comunisti lo avrebbero condannato. Ma io ho questo brutto difetto, faccio il giurista e quindi dei giudici comunisti non mi occupo. So solo che al processo si sottrasse e questo nel codice penale si chiama latitanza, non esilio.

Mi domando sempre, ma sono un ingenuo, lo so, perché in questo Paese non si possano fare le cose normalmente e con buon senso. Craxi è stato un grande politico, un Metternich moderno, un uomo di idee sopraffine e rivoluzionarie? Benissimo, discutiamone, anzi, accettiamole, ma era imputato di un reato e si è sottratto al processo. Volete fargli un monumento? Ma sotto ci dovete scrivere oltre che grande politico ecc., anche ‘latitante’.

Tanto più che ciò ci aiuterebbe a tenere distinte certe cose.
Lui, Craxi, si sottrasse al processo. LUI, Matteo Salvini, offre impavido il proprio petto ai giudici e alle guardie carcerarie. Volete mettere? E poi la differenza.
Craxi favorì i mussulmani odiatori di Gerusalemme, LUI no, LUI, il caporale, vuole bloccare l’arrivo di torme di mussulmani odiatori di Gerusalemme. Anzi, fa di più, se riesce a diventare anche luipremier’, riconosce Gerusalemme come capitale di Israele.
Cioè, cominciamo da qui, così che poi non possa lamentarsi che non lo abbiamo avvertito: si dichiara intenzionato a commettere un illecito internazionale, abbastanza grave perché da ricomprendere tra quegli illeciti che hanno a che fare con l’uso della forza (leggi: guerra), che nel diritto internazionale non sono considerati cose da educande. Infatti, le norme di diritto internazionale fanno esplicito e chiarissimo divieto diriconoscere le situazioni territoriali illegittime’, cioè di considerare lecite, per dirla in termini molto più semplici, le occupazioni militari (cioè fatte con l’uso della forza, no?) di territori non propri. Sono atti di guerra, perseguibili a norma di statuto del Tribunale Penale Internazionale. Punto. Poi, se vuole essere processato pure per quello se ne potrà discutere.

Ma, per ora, il suo petto lo offre ai cattivissimi giudici italiani comunisti che lo vogliono processare (processare, badate bene, non condannare) per sequestro di persona. Che poi -e datemene atto vivaddio di quante volte lo ho scritto e riscritto-, lui è certamente imputabile, ma come lui (forse addirittura di più) lo sono coloro che lo hanno aiutato nel compimento del reato eseguendo i suoi ordini illeciti. Solo che gli altri (questori, poliziotti, ammiragli, mozzi ecc.) sono processabili da un tribunale ordinario. E invece, LUI, in quanto Ministro, è processato da un tribunale diverso, e quindi le cose procedono su binari diversi.

Ma, obietta l’impavido (oltre alla storia ridicola della difesa dei confini, questa risparmiatemela per favore), io ho agito d’accordo con il resto del Governo. No, obiettano pochette e Giggino, noi non c’entriamo, tu non hai chiesto il nostro parere. E va bene, allora, ridatemi atto anche di questo, quante volte ho detto che la cosa mi fa solo ridere? È ovvio che non solo pochette e Giggino, ma anche tutti gli altri membri del Governo sono corresponsabili, non è affatto vero che il Ministro nella su competenza fa quello che vuole: il Consiglio dei Ministri e per esso il Presidente hanno il potere/dovere di impedire che si commettano reati.

Ma lasciamo perdere e ragioniamo banalmente.
Se io sgozzo mia moglie con l’aiuto del portiere che la tiene ferma e dell’avvocato che abita sul mio stesso pianerottolo che raccoglie il sangue, e vengo arrestato, può darsi benissimo che venga arrestato solo io (perché gli altri, furbi si … defilano) e quindi processato solo io. Solo che quando inizia il processo, il mio avvocato -non quello del pianerottolo!- dice al giudice, guardate che con lui c‘erano anche Tizio e Caio. Bene, fa il giudice, allora fermiamo tutto e ricominciamo da capo con tutti dentro, oppure facciamo tanti processi separati. È così che si fa in ogni normale processo, di ogni normale persona.
Cosa distingue LUI dalle persone normali, oltre al fatto che a Maranello si travesta da Nicki Lauda?

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.