domenica, Gennaio 24

Bes a trecentosessanta gradi field_506ffbaa4a8d4

0
1 2


ll diritto alla felicità è scritto persino nella Dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti. Tuttavia, pur senza scomodare il discorso del 1968 di Bob Kennedy sull’insufficienza del Pil quale parametro utilizzato per misurare il reale benessere e le qualità della vita delle persone, è da decenni che economisti, accademici e poi settori dell’opinione pubblica si interrogano su come svincolarsi dai tradizionali indicatori della ricchezza e del fatturato, un’esigenza che è andata crescendo man mano che si affermava l’esigenza di fotografare una conversione economica in direzione della sostenibilità e dell’impatto socio-ambientale.

La ragione è semplice: un grave incidente stradale produce Pil, ma non produce benessere. Anzi. Uscire di casa e andare al lavoro in bicicletta invece che in auto non aiuta certo il fatturato del Paese, eppure migliora la qualità della vita di chi usa il mezzo alternativo e di chi gli vive intorno. Acquistare frutta e verdura direttamente dal contadino che le produce abbatte i prezzi dei beni e i ricavi delle aziende di trasporto, ma probabilmente consente al compratore di mettere in tavola un cibo di qualità migliore e aiuta anche l’agricoltore a produrre meglio.

Il tema della misurazione del benessere sta trovando ampi spazi di discussione in tutto il mondo. Ed è importante ricordare, in tal senso, l’approvazione in sede Onu degli Obiettivi dello Sviluppo Sostenibile per il 2030. Da qualche anno, anche le istituzioni economiche e politiche di molti Stati hanno iniziato a muoversi. E su tutti ha fatto scalpore il piccolo stato asiatico del Bhutan che già da cinque anni ha adottato la Felicità interna lorda (Fil) per misurare il benessere della sua gente. Al di là del termine oggettivamente pretenzioso, il parametro utilizzato dallo staterello tra India e Cina non punta a registrare uno stato individuale impossibile da quantificare come la felicità, ma utilizza 33 indicatori e 124 variabili per tenere assieme vita materiale, culturale, sociale e anche i rapporti tra la collettività e le sue istituzioni.

In Francia, l’elaborazione è proseguita con la commissione Stiglitz-Sen-Fitoussi voluta dall’ex presidente Sarkozy e composta, tra gli altri, anche dall’italiano Enrico Giovanni, ex ministro ed ex presidente Istat. Nel nostro Paese, invece, ha fatto discutere il Piq (Prodotto interno di qualità) elaborato dalla Fondazione Symbola e Unioncamere che, come la Fil del Bhutan, integra il Pil senza sostituirlo e cerca di misurare fenomeni non direttamente collegabili alla produzione e al fatturato.

L’Istat, dal canto suo, ha elaborato già nel 2010 il Bes (Benessere equo e solidale) che ora entra anche nelle manovre economiche del governo e farà il suo debutto ufficiale nei palazzi della politica con la prossima legge di Bilancio, in pratica l’ormai ex Stabilità riformata. La novità arriva dal disegno di legge bipartisan appena depositato e promosso dal presidente della Commissione Bilancio della Camera, Francesco Boccia. Il testo, come accennato, manda in pensione la vecchia legge di Stabilità e la ingloba nella nuova legge di Bilancio, più semplice, chiara e leggibile, con un rafforzamento del principio di cassa e un collegamento più chiaro tra stanziamenti e obiettivi di spesa. La Pdl Boccia assorbe in larga parte i due decreti legislativi approvati in via definitiva dal governo circa due settimane fa. Testi che a loro volta attuano una delega del 2009 più volte prorogata.

Il Bes allargato alla legge di Bilancio, dunque, non sostituisce il Pil, ma lo integra e lo approfondisce. L’indice approntato da Istat si basa su 12 parametri o ‘domini del benessere‘: benessere economico, benessere soggettivo, salute, istruzione e formazione, lavoro e conciliazione con i tempi di vita, relazioni sociali, politica e istituzioni, ambiente, paesaggio e patrimonio culturale, qualità dei servizi, sicurezza, ricerca e innovazione. Essi si articolano a loro volta in 130 indicatori e d’ora in poi influenzeranno il policy making, non solo governativo, in modo diretto e obbligato. Non a caso, secondo la riforma, nei 60 giorni successivi all’approvazione della manovra, il Parlamento dovrà elaborare una risoluzione, accendere un ampio dibattito ed esprimersi con un voto sui temi evidenziati dalle statistiche del Bes. Certo, poi si capirà soltanto nel tempo quanto queste valutazioni incideranno davvero sulle scelte dei governi.

Un esempio? Come valutare l’austerity di bilancio imposta dall’Europa a molti Paesi membri in ottica Bes? Se i tagli al welfare provocassero, ad esempio, una riduzione dell’aspettativa di vita, cosa ne sarebbe della proverbiale qualità del vivere italiano che ci colloca con Giappone e Australia tra le nazioni più longeve? E se tagliare la sanità pubblica e universalistica significasse ridurre davvero la capacità di diagnosi e cura degli italiani? Vale la pena inseguire un miglior rapporto deficit-Pil se intanto peggiora il Bes?

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore