martedì, Giugno 25

Bernardo Bertolucci, l’ ‘ultimo imperatore’ amato da Pechino L'intervista a Ross Feingold, analista di Taipei

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Ieri se ne è andato, dopo una lunga malattia, a 77 anni, Bernardo Bertolucci, famoso regista, l’unico italiano ad aver vinto un Oscar mentre nel 2007 gli fu conferito il prestigioso Leone d’oro alla carriera nel corso della 64esima Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia. L’Oscar lo vinse per il noto film ‘L’ultimo Imperatore‘, il film sulla storia di Pu Yi che nacque imperatore e morì cittadino comune della Repubblica Popolare Cinese. La pellicola vinse nove Premi Oscar, quattro nastri d’argento, nove David di Donatello e quattro Golden Globes.

“E’ stato un successo sorprendente con la critica e il pubblico, in particolare per lo straordinario scenario architettonico della Città Proibita che è un aspetto così importante del film. Altrettanto straordinario (all’epoca) fu che Bertolucci ottenne il permesso del governo cinese e la cooperazione per filmare nella Città Proibita. Ottenere il permesso dalle autorità avrebbe potuto, di per sé, giustificare un premio per Bertolucci, per non parlare dei numerosi Academy Awards e altri premi vinti dal film” afferma Ross Feingold, analista di Taipei.

Attraverso l’’Ultimo Imperatore’, il pubblico italiano venne introdotto nella complessa storia cinese e, per questo, in un’intervista rilasciata durante la realizzazione del film, Bertolucci disse che: «la cosa più difficile da fare è accettare la loro diversità, accettare la diversità senza imporle le mie diversità, che pure esistono…».

“Per il pubblico di tutto il mondo, la storia è complessa, copre quasi settanta anni e cambia le condizioni in Cina” sostiene Ross Feingold – “Ciò include il crollo della dinastia Qing, in cui Puyi fu per un breve periodo l’imperatore bambino, il periodo di debole governo centrale che seguì tra la disgregazione della Cina in regioni controllate dai “signori della guerra” locali, l’inizio del comunismo e della guerra tra nazionalisti e comunisti in gli anni ’20 e ’30, l’invasione giapponese negli anni ’30 e dopo la fine di quella che i cinesi chiamano ‘la guerra di aggressione’ la guerra civile tra comunisti e nazionalisti che si concluse con una vittoria comunista nel 1949 e l’istituzione della Repubblica popolare cinese”.

Le prime scene del film sono ambientate nel 1908 a Pechino. L’anziana Imperatrice vedova, prossima a morire, si fa portare il piccolo Pu-Yi. Ultimo della dinastia Ching. Una volta cresciuto, come ricorda Ross, “negli anni ’30, Puyi accettò un’offerta giapponese per essere l’imperatore del Manchukuo, un paese scavato nella Cina nord-orientale dai giapponesi e la dimora storica dell’etnia Manciù di cui fanno parte la famiglia imperiale Puyi e la dinastia Qing. Al momento e certamente negli anni successivi Manchukuo è considerato uno Stato controllato dai giapponesi. L’attenzione del film sulla collaborazione di Puyi con il Giappone nella creazione e direzione di Manchukuo, per la quale Puyi ei suoi funzionari governativi sono considerati traditori in Cina, ha fatto appello ai leader comunisti cinesi come un messaggio alla popolazione cinese dell’importanza del patriottismo e della condanna questo risulterà per i traditori. Così, il film descrive anche come coloro che hanno collaborato con i giapponesi sono stati puniti nel periodo dopo la guerra”.

Uno degli aspetti politicamente più delicati del film riguardano, secondo Ross, “le scene che si verificano durante la Rivoluzione Culturale. Il fatto che le autorità lo permettessero nel momento in cui il film è stato filmato indica che la Cina stava rapidamente emergendo dai suoi decenni di commercio e isolamento culturale ed era disposta a permettere che questo film fosse girato in Cina con attori cinesi, anche se all’epoca in Cina pochi avrebbero visto il film dato restrizioni sui film western e la rarità delle videocassette”.

Molto interessante fu l’uscita contemporanea a ‘L’Ultimo Imperatore’ del film ‘L’Impero del Sole’, un altro film di Steven Spielberg che descriveva l’invasione giapponese della Cina. Per alcuni spettatori di tutto il mondo, due film con nomi simili che coprivano un periodo simile avrebbero potuto confondere, ma lo straordinario film di Bertolucci fu in grado di superare questo”.

Secondo Feingold, «nell’attuale ambiente cinese in cui lo spazio si sta restringendo per discutere di periodi politicamente sensibili nella storia recente della Cina, ci si dovrebbe chiedere se Bertolucci oggi avrebbe ricevuto il permesso di filmare in Cina usando la stessa sceneggiatura, o se le autorità avrebbero richiesto la cancellazione di alcune scene. Questo potrebbe essere uno dei lasciti più duraturi del film”.

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