venerdì, Settembre 25

Berlinguer e Renzi: la fatica di governare l’Italia

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Berlinguer

 

Ricevo un paio di giorni fa da Claudio Petruccioli, un caro amico che ha occupato ruoli politici di notevole rilievo , istituzionali e successivamente strategici nel mondo della comunicazione, un articolo da lui scritto sul quotidiano ‘Europa‘ il 7 giugno scorso, dal titolo ‘Berlinguer, o l’identità o il governo

Il mio amico, ora in pensione e libero da stressanti impegni di partito, regala spesso, soprattutto ai frequentatori del mondo web riflessioni di grande spessore politico e umano. Lo potremmo definire un libero pensionato.

Quella che ho ricevuto da ultimo, è una ricostruzione del clima che regnava nel Pci alla fine degli anni settanta, dopo le grandi vittorie elettorali di metà decennio e il ridimensionamento subito, come da copione, nelle elezioni anticipate del’79, per effetto dello shock epocale dell’ assassinio di Aldo Moro.

Un Pci condotto con la consueta mano ferma dal Segretario Enrico Berlinguer, che presenta una lunga relazione al Comitato Centrale (fa effetto citarlo), relazione che darà luogo a un dibattito durato ben tre giorni. In sostanza, Berlinguer ribadisce, senza arretrare di un millimetro, la strategia del famigerato compromesso storico, ovvero la strada per l’accesso del Pci in area di Governo indissolubilmente legata a un accordo con la Democrazia Cristiana, piuttosto che ad un’alternativa di sinistra realizzabile tramite una (difficile) intesa col Psi di Bettino Craxi.

«Mettere in cima alle nostre preoccupazioni politiche solo il momento del voto e i risultati elettorali, facendo dipendere da questi le scelte di linea e addirittura di strategia, significa ragionare da socialdemocratici».

Questa frase di Berlinguer è assolutamente cruciale, e ha stimolato in me una serie di riflessioni, in relazione con la necessità di mantenere sveglia la memoria storica e di trarre utili insegnamenti dal passato. Soprattutto se arrivano da grandi uomini, considerati tali anche oggi, spesso senza conoscerne il pensiero, fino a diventare delle icone da t-shirt buone per tutte le stagioni in quanto svuotate di significato.

Berlinguer aveva capito l’impopolarità di una scelta che poneva il Pci duro e puro idealmente e concretamente a fianco del nemico di sempre, quella Dc dalle mille facce, una balena camaleontica che aveva partorito e divorato il suo figlio più intelligente, Aldo Moro. Ma riteneva che l’impaccio in cui era costretto il Partito Comunista, soprattutto dai pesantissimi condizionamenti internazionali cui era palpabilmente soggetto, avrebbe portato gli spregiudicati socialisti craxiani a erodere costantemente l’egemonia di sinistra a tutto vantaggio del Psi, come una spider maneggevole e veloce contro una potente ma ingombrante berlina di grossa cilindrata.

Proviamo ora a compiere un doppio salto carpiato che ci porti repentinamente nel confuso presente della politica di oggi. Di che segno sono le scelte compiute dal segretario del Pd, partito che del Pci berlingueriano è pur sempre diretto erede?

Se Berlinguer aveva optato per  utilizzare‘, con tutti i rischi del caso, la Dc, con un operazione che potrebbe ricordare, con le dovute differenze  quella compiuta da Gianfranco Fini quando sdoganò l’ex Movimento Sociale abbracciando la causa e il potere riflesso di Silvio Berlusconi,  Matteo Renzi ha deciso, col favore dei tempi, di diventare‘, la Dc.

Ma attenzione, una Dc che di simile a quella figlia dei tempi di Andreotti e Fanfani ha ben poco da spartire, se non la capacità di attrarre un elettorato trasversale, caratteristica di cui si è avuto un primo segnale alle elezioni europee.

L’intuizione decisiva è stata capire che, con un partito libero dai vecchi schemi di eredità comunista, si potesse dar vita a un soggetto in grado di convogliare finalmente i consensi della sinistra democratica, del centro riformista e anche di settori di una destra allo sbando, disorientata tra le macerie berlusconiane ma capace di rimettere in moto cellule pensanti, a volte più vive di quelle nostalgiche rimaste in una sinistra perennemente a guardia della fortezza Bastiani, in attesa di Tartari che non arriveranno mai.

E ricostruire l’Italia dopo il ventennio più difficile e umiliante dal dopoguerra in poi.      

Berlinguer era un comunista al 100%, questo è sicuro. Non potremo però mai sapere se la sua visione del futuro prevedesse, oltre al già avvenuto strappo dall’Unione Sovietica, la conduzione del Pci nel vituperato mondo della socialdemocrazia. Probabilmente riteneva il suo elettorato non ancora pronto per certe abiure.

E comunque la Storia non si fa coi se, ci aiuta solo a mettere alla prova la nostra reale libertà di pensiero.   

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