giovedì, Novembre 21

Belt and Road: tutte le strade portano a Pechino?

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Belt and Road’: secondo alcuni osservatori, sarà l’evento diplomatico più importante del 2017, l’appuntamento è per il 14 e il 15 maggio a Pechino, qui il Presidente Xi Jinping accoglierà i leader di 28 Paesi  -tra questi il Presidente russo Vladimir Putin– e i delegati provenienti da 110 Paesi -ci sarà anche una delegazione della Corea del Nord- per un forum che dovrà tracciare il futuro del progetto di sviluppo del sistema delle infrastrutture delsuper-continente eurasiatico, rafforzando i rapporti economici e politico-culturali fra le Nazioni eurasiatiche.

Annunciata ufficialmente da Xi Jinping nel 2013, la Belt and Road Initiative (BRI)     –One Belt, One Road (OBOR), ora ribattezzata semplicemente ‘Belt and Road’-     mira a mettere la Cina al centro degli affari economici globali ed è da allora al centro della diplomazia economica cinese con l’obiettivo di integrare il continente eurasiatico, migliorando la connettività delle diverse regioni in Asia Centrale e Occidentale. La BRI, spiega un rapporto -‘China’s Belt and Road: a Game Changer?’- realizzato dall’ISPI proprio in vista dell’appuntamento del 14 e 15 maggio,  «si propone non solo di unificare e razionalizzare i diversi progetti di cooperazione e integrazione regionale già esistenti, ma anche di raggiungere il Medio Oriente e l’Africa orientale e settentrionale, per terminare in Europa, punto finale delle Nuove Vie della Seta terrestri e marittime».

Due le componenti: una economica -cooperazione e integrazione economica-, l’altra infrastrutturale, sullo sfondo e a substrato, i rapporti culturali e dunque politici. Geograficamente coinvolge 64 Paesi oltre alla Cina, su un’area, estesa tra Asia, Europa e Africa, che conta 4,5 miliardi di abitanti (quasi il 65% della popolazione mondiale) e rappresenta il 30% del PIL mondiale. Economicamente, il progetto, che il Governo cinese ha dichiarato sarà completato nel suo tracciato principale entro il 2049, ha un’immensa forza geo-economica sostenuta da tre istituzioni finanziatrici capeggiate dalla Asian Infrastructure Investment Bank (AIIB)  -una banca multilaterale a cui hanno aderito finora quasi 100 Paesi- si stima richiederà investimenti cinesi per circa 4 trilioni di dollari.
L’impegno è ‘ambizioso e consequenziale’, sottolineano gli analisti di Center for Strategic and International Studies (CSIS), l’obiettivo è un prossimo «futuro dove tutte le strade conducano a Pechino», ma che ciò avvenga potrebbe essere tutt’altro che scontato.

Il forum di Pechino è un momento importante, secondo il Center for Strategic and International Studies, anche ad uso interno del Presidente Xi Jinping, per rafforzare la sua leadership sullo scenario internazionale e per mostrare la sua forza al partito, all’interno del quale Xi  vuole rafforzare la componente di dirigenti che fanno riferimento a lui. Altresì il forum fornirà a Xi un palcoscenico per modificare la visione complessiva dell’iniziativa, dare impulso alle diverse iniziative e dimostrare come ‘Belt and Road’ possa servire da piattaforma per il coordinamento delle strutture che sono il braccio armatoper la globalizzazione dell’economia cinese    -dall’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO), alla piattaforma BRICS (che mette insieme Brasile,  Russia, India, Cina e Sudafrica), fino al Forum On China-Africa Cooperation (FOCAC).

Il progetto infrastrutturale ha suscitato attenzione e innescato interessi, ma i cinesi non possono ignorare la concorrenza che in un mondo multilaterale il loro progetto potenzialmente egemonico incontra,  le cautele e le perplessità strategiche.
Forte attenzione da parte dell’Asia, che ha enormi esigenze infrastrutturali. Secondo la Asian Development Bank, l’Asia, infatti, dovrà spendere 26 miliardi di dollari entro il 2030 per mantenere il suo attuale ritmo di crescita, sradicare la povertà e rispondere ai cambiamenti climatici. E’ evidente, così, che molte delle economie più piccole dell’Asia si sono dimostrate desiderose di collaborare con la Cina per questo progetto, in particolare per attrarre investimenti in infrastrutture in quanto mirano a svilupparsi ulteriormente e aumentare i punti di forza lungo i percorsi commerciali emergenti. Per ragioni analoghe, vi è l’interesse dell’Africa, di alcuni Paesi del Sud America e del Medio Oriente.
Ma ‘Belt and Roadha anche una concorrenza che prova a sfidarlo, soprattutto in Asia. Infatti, la Cina non è l’unico Paese con grandi piani di connettività. Il Giappone ha lanciato un partenariato per l’infrastruttura di qualità, uno sforzo di cinque anni quantificato in 200 miliardi di dollari, che privilegia le connessioni est-ovest, in particolare nel sud-est asiatico. L’India è concentrata principalmente sul miglioramento della connettività interna, ma ha investito in alcuni progetti strategici oltre i confini. L’Unione economica eurasiatica (UEE), guidata dalla Russia, copre gran parte del territorio attraverso il quale devono passare le rotte via terra tra la Cina e l’Europa. Anche l’Iran -che dispone di una rete ferroviaria e stradale che mette in collegamento l’India e la Russia attraverso l’Iran e a brevissimo sarà completato il tratto che congiunge l’Iran all’Azerbaigian-, la Corea del Sud e Turchia hanno ambizioni. CSIS li definisce ‘competing visions’ e ha provato a tracciare le mappe di queste visioni competitive.
L’Europa e gli Stati Uniti, proseguono gli analisti di CSIS, sono cauti. Le reazioni all’interno dell’Europa variano notevolmente, con gli Stati dell’Europa dell’Est in genere più desiderosi di partecipare al progetto cinese rispetto ai loro vicini occidentali, e i Paesi nordici che sono molto in ritardo e stanno iniziando ora a porsi il problema di come la rotta nordica può essere funzionale a Pechino e come partecipare al progetto in un contesto sino-nordico.
Il Premier Paolo Gentiloni è l’unico leader del G7 che parteciperà al forum. «Nelle nuove vie della seta progettate dalla Cina, l’Italia è un nodo strategico, uno dei più importanti tra i 64 Paesi coinvolti. Il progetto cinese può essere una importante opportunità per tutto il Paese. A patto di superare la storica frammentazione del sistema portuale italiano», sottolinea l’ Ispi.
Francia e Germania dovrebbero inviare alti funzionari. Non è previsto che gli Stati Uniti inviino rappresentanti di alto profilo.
Gli Stati Uniti hanno in gioco importanti interessi economici e strategici nella spinta infrastrutturale della regione. Le aziende statunitensi del settore infrastruttura avrebbero l’opportunità di sfruttare questo mercato dinamico e crescere. Gli USA possono portare l’esperienza che può aiutare l’Asia a collegarsi in modo più inclusivo e sostenibile. Strategicamente, però, gli Stati Uniti hanno interesse a che nessuna singola entitàdominilo spazio eurasiatico, dove risiede la maggioranza del popolo mondiale e il potere economico e dove la concorrenza sfrenata ha portato a due conflitti mondiali nel corso del secolo scorso.

Le perplessità e le preoccupazione che si appuntano sul piano cinese sono legate all’adeguatezza delle salvaguardie ambientali e sociali dei progetti infrastrutturali. La Banca europea per gli investimenti (BEI) conferma che la Cina applica le migliori norme in materia, ma le perplessità restano. In secondo luogo, ci sono preoccupazioni economiche per i rischi legati alla effettiva sostenibilità finanziaria. Terzo ed ultimo fronte di preoccupazione è legato agli ‘ambienti geografici e politici che le infrastrutture dovranno attraversare.
«I progetti ammessi al finanziamento nell’ambito del progetto OBOR aprono enormi opportunità di business nei settori dei trasporti, delle telecomunicazioni e dell’energia, oltre che in settori trasversali. Al contempo, però, essi aprono nuovi scenari geo-economici che richiedono un monitoraggio informato da parte di chi è in grado di unire grandi competenze sui temi di geo-politica all’attenzione per le esigenze strategiche delle imprese», spiega l’Ispi.
Circa le perplessità geopolitiche strategiche, CSIS le sintetizza così: ferrovie, porti e altre infrastrutture che nascono per scopi economici, per tanto civili, potenzialmente hanno un doppio uso, cioè potrebbero avere utilità militare. A lungo termine, l’influenza economica che deriverebbe alla Cina dalla realizzazione di Belt and Road si tradurrebbe in un potere politico enorme, evidentemente sproporzionato, in un mondo multipolare.

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