giovedì, Agosto 22

Belt and Road: la Cina avvisa l’Italia e l’Europa Il memorandum d'intesa tra Italia e Cina sul progetto cinese Belt and Road scatena una polemica internazionale, alla base le divisioni all’interno del governo giallo-verde su come approcciare la Cina

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Il Presidente cinese, Xi Jinping, sarà in Europa alla fine di marzo per la prima visita all’estero del 2019. Lo ha reso noto ieri il Ministro degli Esteri di Pechino, Wang Yi. Tra i Paesi di cui si parla per il primo tour internazionale del 2019 del Presidente della Cina, c’è anche l’Italia, ma manca ancora la conferma ufficiale.
Tra i motivi per i quali manca la conferma probabilmente c’è il memorandum d’intesa tra Italia e Cina sul progetto cinese Belt and Road (BRI), o meglio la polemica scoppiata all’annuncioarrivato mercoledì dal ‘Financial Times attraverso una dichiarazione del Sottosegretario allo Sviluppo economico Michele Geraci che l’Italia avrebbe firmato il memorandum probabilmente proprio in occasione del tour europeo di Xi.

Il Sottosegretario allo Sviluppo economico Michele Geraci ieri ha dichiarato che «in questo protocollo non c’è nessun intento geopolitico» rispondendo al rilievo che che l’Italia sarebbe il primo dei Paesi del G7 ad aderire. «Non ci trovo nulla di controverso, stiamo facendo l’interesse delle nostre aziende che hanno sempre avuto difficoltà a vincere contratti all’estero. Ora gli stiamo dando una mano». ‘Mano’ che non è piaciuta né agli Stati Uniti, nè all’Unione Europea.

Gli USA, in aperta guerra diplomatico-economica con la Cina, preoccupati per l’attivismo cinese in Europa, attraverso il portavoce del Consiglio di sicurezza nazionale Usa, Garrett Marquis, hanno fatto sapere «Noi vediamo BRI come ‘un’iniziativa fatta dalla Cina per la Cina», «Siamo scettici che il sostegno del Governo italiano porti qualche sostenuto beneficio economico al popolo italiano e potrebbe danneggiare la reputazione globale dell’Italia nel lungo periodo».

La UE, che vede il sostegno dell’Italia al BRI come una minaccia agli sforzi di Bruxelles per superare le divisioni all’interno dell’UE in tema di investimenti cinesi nell’Unione, nella mattinata si era pronunciata attraverso Maja Kocijancic, portavoce della Commissione Europea per gli Affari Esteri: «Né l’Ue né alcuno Stato membro può raggiungere i suoi scopi con la Cina senza che ci sia una piena unità. Tutti gli Stati membri hanno la responsabilità, individualmente e all’interno del quadro di cooperazione subregionale, di assicurare il rispetto delle regole e delle sue politiche dell’Ue, e di rispettare l’unità dell’Ue nell’implementarne le politiche».  L’Ue, ha continuato Kocijancic, «coopera con la Cina con l’iniziativa One Belt One Road, sulla base del rispetto dell’impegno dichiarato di Pechino di farne una piattaforma aperta, che aderisca alle regole del mercato, agli standard Ue e internazionali, che sia complementare ai progetti Ue, in modo da produrre benefici per tutti i Paesi lungo le rotte programmate». Infatti, una tappa del suo viaggio in Europa, Xi, prevede farla a Bruxelles, dove, per il 21 marzo, è previsto un incontro per discutere dell’approccio comune degli Stati membri agli investimenti cinesi -e ulteriore incontro UE-Cina sempre su questo tema sarebbe previsto per il 9 aprile.

A poche ore di distanza, ecco che la Cina, attraverso il quotidiano ‘Global Times’, voce in inglese del partito e dunque del Governo, attraverso un editoriale, ribatte immediatamente e avverte l’Europa: ‘If Europe continues to indulge US follies, nobody benefits, se l’Europa continua assecondare lefolliedegli Stati Uniti, nessuno ne trarrà beneficio.
«Gli Stati Uniti si considerano il fratello maggiore dell’Occidente», sono dunque irritati che un alleato fedele da sempre come l’Italia diventi il primo Paese del G7 a diventare parte del BRI, recita l’editoriale. «Washington sembra essere inestricabilmente impantanata nel suo senso di superiorità». «Cooperando con la Cina, l’Italia può migliorare ulteriormente la sua capacità di trasporto marittimo» assicurandosi i collegamenti con tutta l’Europa e l’Asia, e «i prodottiMade in Italyavranno più accesso al mercato cinese in rapida crescita, il che servirà come forza trainante per la sua economia stagnante».

L’editoriale parla anche all’Europa. Le relazioni tra Cina e Paesi occidentali, nell’ultimo anno, sono state segnate dalla politica degli Stati Uniti, impegnati a ostacolare la Cina su tutto, dal commercio alla tecnologia, il che «ha anche inferto un duro colpo ai legami Cina-Europa». Molti membri dell’UE sono alleati degli Stati Uniti e hanno legami in fatto di difesa, sicurezza comune con gli Stati Uniti, ma sono alleanze che hanno preso forma durante la Guerra Fredda «e non si adattano totalmente alle richieste dell’Europa odierna e del mondo».
«L’Europa non dovrebbe lasciare che gli Stati Uniti violino le sue politiche in CinaSe l’Europa seguirà l’esempio degli Stati Uniti e starà con gli Stati Uniti per contenere la Cina, rinuncerà alla sua posizione di importante pilastro del mondo, il che non è nell’interesse Europa e va contro la tendenza dell’integrazione europea».
«La Cina apprezza il sostegno dei Paesi della UE a BRI e spera di approfondire la cooperazione con la UE attraverso questa piattaforma. Un investimento più attivo da parte della Cina contribuirà a portare la UE più vicina al mondo». «L’Europa guadagnerà dalle sue interazioni con la Cina e troverà il suo posto nel 21 ° secolo», conclude l’editoriale.

Non bastasse, oggi è sceso in campo il Ministro degli Esteri cinesi, Wang Yi, direttamente: «L’Italia è un Paese indipendente e auspichiamo che possiate attenervi alla decisione che avete preso in maniera indipendente», ha detto Wang, auspicando che l’Italia sia ‘parte attiva’ nell’iniziativa Belt and Road di connessione infrastrutturale euro-asiatica lanciata dal presidente Jinping, nel 2013.

Supporto indiretto alla Cina viene dallo stesso Financial Times’, che questa mattina esplicita quanto di tutto italiano c’è dietro la vicenda: lo scontro tra le due anime del Governo, quella leghista, per nulla favorevole all’intesa, desiderosa di mostrare la sua fedeltà agli USA sovranisti di Donald Trump. e quella del Movimento 5 Stelle, che invece spinge con Geraci ma anche con il Ministro dell’Economia Giovanni Tria, a favore di un ampio coinvolgimento cinese in Italia. La Cina, ricorda l’autorevole quotidiano finanziario inglese, oltre all’interesse per il sistema portuale, «si è lanciata su asset strategici come la rete elettrica, i produttori high-tech e le marche di lusso». Più di 600 aziende italiane hanno nel capitale i cinesi, «per un valore totale di 13,7 miliardi di euro dal 2000». La Cina rappresenta circa il 2,7% delle esportazioni italiane, per un valore di 11,1 miliardi di euro, diventando così l’ottavo mercato di esportazione in Italia. Le importazioni dalla Cina valgono 27,3 miliardi di euro, pari all’1,3% del mercato di esportazione cinese, il che significa ampio margine di miglioramento per i prodotti italiani.
Richiamando un report del think-tank Ambrosetti, il quotidiano sottolinea che
l’Italia rimane indietro rispetto a Germania e Francia nell’attirare capitale cinese perché manca «di continuità strategica» a causa dell’alternarsi di governi che non garantiscono stabilità nella politica estera. Ambrosetti, afferma il quotidiano, «ha sostenuto che l’Italia potrebbe colmare questa lacuna con una chiara e decisa strategia a tre poli focalizzata sugli investimenti cinesi in Italia, gli investimenti italiani in Cina e la cooperazione italiana con la Cina in Africa e Asia centrale». Posizione -più Cina in Italia-, che è quella della componente gialla del Governo e che fa dire ad alcuni diplomatici che «il Governo populista di Roma», anche pressato dalle previsioni di una recessione economica, «ha esposto l’Italia come il ventre molle dell’Europa, che è stato specificamente preso di mira dalla Cina». Lettura non solo propria della Lega, bensì che sarebbe anche quella dell’ex premier Enrico Letta, che, secondo il ‘Financial Times’, sostiene che «non pensava che la minaccia fosse così forte, sostenendo che la Cina “vuole entrare dappertutto”», e ora, avrebbe aggiunto, la Cina avrà più facile ingresso in Italia vista la debolezza politica ed economica italiana, questa debolezza sarà una grande opportunità per i cinesi.
In estrema sintesi, questo è lo scontro che si sta consumando a Roma e che sta dietro al memorandum.

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