domenica, Agosto 18

Asian Infrastructure Investments Bank: Pechino sfida gli Usa

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Nel 2013, la Cina ha inaugurato l’Asian Infrastructure Investments Bank (Aiib), l’istituto finanziario incaricato di realizzare infrastrutture nella regione asiatico-pacifica in diretta e aperta concorrenza sia con il Fondo Monetario Internazionale (Fmi) e la Banca Mondiale (dominate dagli Stati Uniti ed, in secondo piano, dai Paesi europei), sia con l’Asian Development Bank (dominata dagli Stati Uniti e dal Giappone). Attraverso Aiib la Cina finanzierà gran parte dei progetti che fanno capo a One Belt, One Road (OBOR), la ‘Nuova Via della Seta’.

Domenica e Lunedì 29 capi di Stato e di Governo e i delegati provenienti da 110 Paesi, parteciperanno al summit in programma a Pechino proprio sulla Nuova Via della Seta, Belt and Road’, già definito come il più importante evento diplomatico dell’anno. Sono oltre 100 i Paesi e le organizzazioni internazionali che sostengono l’iniziativa e sono almeno 40 quelli con cui la Cina ha già sottoscritto accordi. Gli Stati Uniti, secondo le informazioni degli ultimi giorni, non invieranno una delegazione di alto livello a Pechino per la due giorni, per quanto, secondo alcuni analisti, gli USA di Trump non si metteranno di traverso.

Pechino avrebbe investito finora più di 50 miliardi di dollari tra il 2014 e il 2016 nei Paesi coinvolti nel progetto, e aziende cinesi hanno dato vita a 56 zone economiche e commerciali, creando 180.000 posti di lavoro e generando introiti fiscali per quasi 1,1 miliardi di dollari.

Gli investimenti cinesi all’estero ammonteranno nei prossimi cinque anni ad una cifra che oscilla tra 600 e 800 miliardi di dollari e saranno destinati principalmente ai Paesi rientranti nella sfera economica dellaNuova via della seta‘, ha dichiarato in queste ore Ning Jizhe, vice presidente della National Development and Reform Commission. «A partire dal prossimo anno, il volume degli investimenti stranieri cinesi raggiungerà i 120-130 miliardi di dollari all’anno» ha detto Ning.

L’Asian Development Bank, in una sua relazione del 2010, sosteneva che per realizzare il complesso di infrastrutture necessarie allo sviluppo dell’area eurasiatica si sarebbero dovuti investire almeno 8 trilioni di dollari dal 2010 al 2020. Ma dal momento che dal 2010 al 2015 non è stato effettuato alcun investimento di rilievo, Pechino ha deciso di incrementare il capitale dell’Asian Infrastructure Investment Bank, facendolo passare da 50 a 100 miliardi di dollari in appena due anni (2013-2014) grazie anche all’apporto decisivo assicurato dall’India, cofondatrice della stessa banca assieme alla Svizzera.

Nel 2014 si è tenuta a Pechino la cerimonia di insediamento della Aiib, a cui hanno partecipato, oltre a Cina ed India, Thailandia, Malaysia, Myanmar, Singapore, Filippine, Pakistan, Bangladesh, Brunei, Cambogia, Laos, Birmania, Nepal, Sri Lanka, Uzbekistan e Mongolia. Molto significative sono apparse anche le firme di Kuwait, Oman e Qatar. È inoltre interessante rilevare che il primo Paese europeo ad aderire al progetto dell’Asian Infrastructure Investments Bank è stata la Gran Bretagna, tradizionale alleato di ferro degli Stati Uniti. Con tale mossa, che va a sommarsi all’intesa con Pechino per rendere la City la piazza di riferimento per le operazioni finanziarie cinesi in Europa, Londra ha manifestato già da allora l’intenzione di allontanarsi dall’Europa deflazionistica a guida tedesca per guardare con sempre maggiore interesse all’Asia. La decisione della Gran Bretagna di aderire al progetto Aiib è stata poi emulata da Germania, Francia e Italia, suscitando a Washington il timore nei confronti di una potenziale svolta filo-cinese dellavecchia Europa‘.

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