venerdì, Febbraio 28

Belgio, caccia aperta a Correa: ‘Moreno e destra ecuadoriana lo vogliono dietro lo sbarre’ Intervista esclusiva all’ex Ministro degli Esteri Ricardo Patiño, fedelissimo dell’ex Presidente, ci racconta il tradimento di Moreno e il tentativo di spazzare via Correa e la ‘revolución ciudadana’

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All’opposizione ecuadoriana dell’ala più radicale e all’attuale Presidente della Repubblica, Lenin Moreno, sono bastati poco più di 13 mesi per ottenere quella che ad oggi è la più grande vittoria nei confronti dell’ex Presidente Rafael Correa. È di questi giorni, infatti, la notizia che nei suoi confronti è stato spiccato un mandato di cattura internazionale -e relativa segnalazione all’Interpol affinché si proceda all’arresto e all’estradizione-; l’accusa è di tentato rapimento di  Fernando Balda Flores -giovane politico ecuadoriano che, dopo aver lavorato nel partito Alianza País del Presidente Correa, era passato con Lucio Gutiérrez, grande oppositore dell’allora Presidente.

A Correa molti avevano giurato vendetta, a provare portarlo sul banco degli imputati è però un suo ex amico ed excompagno di partito’, appunto l’attuale Presidente Moreno. È il Presidente in carica, infatti, ad aver inaugurato la stagione di caccia contro Correa, mettendo in campo tutti i poteri dello Stato, una contro-rivoluzione venne subito definita. Dapprima la ‘pulizia’ dei fedelissimi di Correa dai posti chiave dello Stato, poi la destituzione e l’arresto del Vice-Presidente della Repubblica Jorge Glas, accusato di gravi atti di corruzione. Infine, il raggiungimento dell’obiettivo vero: Rafael Correa; l’uomo che con il capitale politico e di voti effettivi che ancora detiene potrebbe, in qualunque momento, tornare insidiare e minacciare quei gruppi di potere e oligarchie che da sempre controllano in maniera più o meno palese il Paese. Per questo, l’ordine d’arresto non è quello che esattamente chiameremmo un fulmine a ciel sereno ma, piuttosto, la cronaca di un arresto annunciato.

Correa ora è in Belgio, Paese di origine della moglie, Anne Malherbe Gosselin. Formalmente accusato di essere il mandante del sequestro dell’ex deputato dell’opposizione Balda,  la Corte nazionale di giustizia di Quito ha ordinato a Correa di presentarsi ogni 15 giorni presso la sede giudiziaria. Correa non si è mosso dal Belgio, dunque non si è presentato in Tribunale, e a quel punto è scattato l’ordine di arresto internazionale e una  richiesta di estradizione dal Belgio. Da sottolineare che Belgio e Ecuador non hanno mai firmato un trattato di estradizione. Correa si è presentato all’Ambasciata dell’Ecuador a Bruxelles, e al momento resta in libertà.

L’ordine di cattura lo ha diramato il giudice Daniela Camacho, convinta che Correa sia il mandante di un tentato, e fallito, sequestro nel 2009, ai danni di un suo avversario politico Balda.

Gli indizi a sostegno dell’accusa mossa a Correa ci sono, e se riscontrati sono anche gravi, dato che esisterebbero assegni emessi dall’allora Presidenza della Repubblica per finanziare gli agenti della Polizia che avrebbero dovuto operare la cattura di Balda, che si trovava in Colombia, in fuga da una condanna per aver attentato alla sicurezza dello Stato  -aveva fatto filtrare informazioni e registrazioni riservate di alti funzionari dello Stato. Una ricostruzione dei fatti nell’ottica di Balda è stata fatta girare in queste settimane sui media sudamericani dagli ambienti vicini all’ex giovane parlamentare.

Anche le testimonianze dei poliziotti coinvolti ed attualmente agli arresti indicano Correa come mandante del sequestro. Addirittura, l’ex mandatario aveva un nome in codice all’interno dell’operazione, quello di ‘Carlitos’. Questi poliziotti coinvolti starebbero fornendo la loro collaborazione in cambio di una riduzione della pena.
Anche in Colombia per il tentato sequestro ci sono arrestati e sentenze che confermano e corroborano la tesi del giudice Camacho.

Nei fatti, il sequestro non andò a buon fine solo perché un taxista, dopo aver notato che Balda era stato obbligato a salire su un’auto, fece intervenire la Polizia.

Abbiamo intervistato in esclusiva Ricardo Patiño, all’epoca dei fatti Ministro degli Esteri e attualmente uno dei principali sostenitori e difensori dell’ex Presidente Correa, per cercare di capire quanto questo fatto stia intaccando l’immagine di Correa nel Paese che ancora per una buona parte dell’elettorato lo sostiene, e se crede possibile che il Belgio conceda l’estradizione.

 

Signor Patiño, Correa come sta? Come ha digerito la notizia della richiesta di arresto?

È indignato perché si sta manipolando la giustizia e stanno venendo meno garanzie e diritti nel nostro Paese. È da tempo che cercano di accusarlo di qualunque cosa, adesso si sono inventati che abbia mandato a sequestrare una persona in Colombia, senza averne nessuna prova e nonostante il Parlamento ecuadoriano abbia negato che il processo aperto nei suoi confronti possa andare avanti. Il giudice ha ignorato il Parlamento disponendo che Correa si presenti ogni 15 giorni al palazzo di giustizia di Quito. Ma la cosa più curiosa è che Correa risiede in Belgio, obbligarlo andare a Quito ogni due settimane è assurdo. Il giudice ha punito Correa più di quanto non abbia chiesto lo stesso procuratore generale della Repubblica, il quale riteneva sufficiente  che si presentasse al Consolato ecuadoriano in Belgio. La verità è che il Governo ecuadoriano e la destra del Paese vogliono vederlo in carcere a tutti i costi e sono disposti inventarsi qualsiasi cosa pur di riuscirci. Del resto, si sta facendo lo stesso con altri leader progressisti del continente. Pensi, per esempio, a Lula, in Brasile, o a Cristina Kirchner, in Argentina.

Cosa farà Correa adesso?

Si difenderà e sicuramente, attraverso i suoi legali , cercherà di spiegare alle Autorità belghe che si tratta di una montatura. Le Autorità ecuadoriane che richiedono l’estradizione di Correa occupano il loro posto in maniera illegale; non hanno fatto nessun concorso per ottenerlo, sono stai messi lì ad hoc.

Chi comanda adesso in Ecaudor, Moreno o la destra del Paese?

All’inizio comandava Moreno, adesso comanda la destra, ed in particolar modo il Partido Social Cristiano insieme a settori del  Partido Roldosista Ecuatoriano. Moreno ha consegnato loro il potere già da un pò di tempo. Un consulente di Moreno ha affermato che ci sono stati accordi tra i socialcristianos e Moreno già prima del ballottaggio, se fosse così … beh, lei sa bene che questo sostegno deve aver avuto un costo.

Il Governo di Moreno riuscirà a portare a termine il proprio mandato?

Credo di no. Si tratta di un Governo molto debole e potrebbe andare a casa molto prima del  previsto.

Quando è avvenuto il divorzio tra Correa e Moreno?

Immediatamente dopo aver vinto le elezioni. Moreno il giorno dopo si è riunito con i poteri forti del Paese per rassicurarli e restituirgli il potere. Moreno era il candidato di Correa e apparentemente era leale alla nostra rivoluzione. Peccato che alla lunga si sia rivelato un impostore; impostore professionista. Stava solamente aspettando l’occasione per appropriarsi del nostro progetto e poi favorire la destra. Adesso gli resta solo di distruggere Correa e il nostro movimento politico.

L’ex Presidente tornerà in Ecuador a difendersi?

Dipende da lui, io non lo so. Sicuramente, dovrà e dovremo continuare a difendere il nostro popolo affinché le conquiste sociali ottenute negli ultimi anni dalla  ‘revolución ciudadana’ non vadano perdute. Continueremo a lottare, statene sicuri, non permetteremo che gli interessi della destra si impongano nel Paese.

All’epoca dei fatti contestati da Fernando Balda, lei era Ministro degli Esteri e dovrebbe essere molto ben informato su quei fatti. Cosa ci può dire della vicenda?

Fernando Balda era molto amico di Alvaro Uribe e si occupava di vendita di sistemi di intrecettazione telefonica. Era in Colombia perché cercava di sfuggire ad una sentenza dettata dei tribunali dell’Ecuador  per diffamazione. Il tentato sequestro fu una iniziativa di persone individuate e condannate in Colombia, e che in nessun caso coinvolge il Governo di Rafael Correa. Io mi occupavo di problemi e situazioni ben più importanti che dell’arresto di Balda, qualcosa sapevo ma non molto.

Quali sono i piani futuri di Correa e del suo nuovo movimento politico del quale Lei è parte?

Correa per ora non può candidarsi alla Presidenza, ma potrebbe essere candidato al Parlamento, e probabilmente, nel 2019, parteciperemo anche alle elezioni a Sindaco e Presidente di regione in tutto il Paese. Nè posso escludere che si riesca a convocare un’assemblea costituente. Se la strategia riguardo la costituente andasse in porto, si apporterebbero modifiche alla Costituzione che consentirebbero di riammettere Correa alla candidatura alla presidenza  della Repubblica.

Ma la gente ed i vostri elettori cosa pensano di Correa in questo momento?

La gente vuole molto bene a Correa. Purtroppo però la stampa ha costruito una percezione così negativa nei suoi confronti che è riuscita a innescare anche un sentimento di confusione nella popolazione.

 

Patiño ci confessa che il suo rammarico più grande è stato quello di non essere riuscito a formare una base consolidata all’interno del proprio partito per poter combattere i tradimenti che stanno patendo.

In Ecuador ancora per molti Correa è una vittima, un martire da sacrificare sull’altare dell’oligarchia e delle banche che mantengono in ostaggio il Paese. Della sua innocenza sono  sicuri anche il Presidente venezuelano Nicolas Maduro ed il Presidente della Bolivia, Evo Morales, che hanno denunciato la persecuzione politica messa in atto nei confronti dell’ex Presidente, attirandosi repliche stizzite da parte del Governo ecuadoriano.

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