giovedì, Dicembre 12

Beirut: l’élite libanese che vive dentro una ‘bolla’ Come vive l’élite di un Paese che è sempre sull’orlo del collasso, ne parliamo con il ricercatore ISPI Eugenio Dacrema, e la fotografa di Bubble Beirut Anna Bosch

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In Libano c’è un 1% della popolazione estremamente ricco anche per gli standard europei. Secondo Dacrema la nobiltà sociale fondamentalmente non esiste, se nasci in una certa condizione ci rimani per sempre, non ci sono possibilità di crescita e inoltre manca la comunicazione tra le vari classi sociali. “Non esiste se fai parte dell’élite parli con gente che abita dall’altra parte povera del tuo quartiere, e loro non parleranno con te”, spiega Dacrema e prosegue: “Il Libano nel complesso è un Paese povero con una media di 600 dollari mensili pro capite. C’è comunque una classe media che ai nostri occhi è classe media ma li è considerata classe medio-alta e rappresenta un buon 20% , e poi c’è un 50%-60% di gente oggettivamente povera. A Beirut si ha una visione un pò distorta perché li si concentra quel poco di classe medio-alta libanese”.

Che influenza ha il problema dei rifugiati siriani sulle vita dell’élite libanese?Dacrema ci spiega che l’élite libanese a Beirut è estremamente divisa, i gruppi sono chiusi e non parlano tra di loro e l’urbanistica di Beirut rispecchia questa realtà. Ci sono zone come Downtown che è il centro dei ricchi non acculturati dove è pieno di locali di lusso e dei rifugiati non si ha nemmeno l’ombra perché non li fanno entrare. Poi c’è Hamra che è la parte ovest e qui c’è un élite più aperta, più cosmopolita e tollerante e nella zona del centro si raccolgono i rifugiati. “E’ abbastanza struggente passare da Hamra tutti i giorni, ogni 10 metri vedi una famiglia con bambini. L’impatto è molto più sentito dagli strati più poveri della popolazione ma sui ricchi non influisce minimamente”, commenta Dacrema.

Per quanto riguarda le tensioni tra gruppi religiosi e tra le diverse forze politiche, secondo Dacrema lélite profondamente legata al sistema politico non crede veramente a queste divisioni e in un certo senso gli fa comodo che queste divisioni continuino ad esistere “perché la struttura politica dipende anche dalla loro posizione di élite”, spiega Dacrema e prosegue: “Poi l’élite più cosmopolita e acculturata è rappresentata da quella parte sociale che invece si batte molto per abbattere le barriere settarie”. Secondo Dacrema quest’ultimi hanno un problema oggettivo di conquistare le masse perché l’altra classe politica le masse le conquista molto semplicemente con il voto di scambio, mentre l’élite che nasce nelle università viene votata dai propri amici. Tahaluf Watani per la prima volta ha piazzato due seggi in Parlamento quest’anno “perché i libanesi sono talmente stanchi dell’altra classe politica che cominciano a votare ‘i nuovi’”, aggiunge Dacrema e prosegue: “Loro non si rendono nemmeno conto, fanno comunque parte di una fascia minoritaria ma allo stesso modo significativa dell’élite”.

Il timore dell’inizio di una nuova guerra tra Israele e il gruppo sciita Hezbollah sostenuto dall’Iran, è un timore condiviso anche dalla élite libanese, è una realtà per moltissima gente ricca in Libano. “Alcuni hanno i loro affari per esempio in Francia perché da giovani durante la guerra civile si sono spostati in Francia e sono tornati in Libano alla fine della guerra.  Poi ci sono i ricchi che hanno gli affari dentro il Paese e questi rischiano una perdita del valore della moneta, il problema che ha distrutto intere fortune durante la Guerra Civile libanese”, spiega Dacrema e prosegue: “Si parla di gente che si è trovata ad essere da miliardaria a nullatenente nel giro di qualche giorno”. La gente che ha interessi in Libano teme questa cosa. Oggi in realtà in Libano c’è la doppia valuta ma in ogni caso una guerra forte farebbe comunque crollare il valore delle proprietà e l’élite molto legata alla politica di oggi ovviamente sente questo timore.

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