sabato, Agosto 8

Basta Bufale: oggi al Senato la legge bipartisan

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Mentre va avanti negli Stati Uniti la querelle tra il presidente Donald Trump e la ‘Cnn’, accusata di notizie truffa, anche in Europa la lotta alle ‘fake news’ prosegue. Lo scorso 5 aprile era stata la Germania a varare la legge che impedisce il divulgamento di notizie non veritiere in rete, obbligando i social network alla loro eliminazione entro 24h dalla segnalazione. In Italia la Presidente della Camera Laura Boldrini, era stata una delle principali protagoniste della campagna #BastaBufale, lanciando un appello per la corretta informazione. ‘Essere informati è un diritto, essere disinformati è un pericolo’ recita l’immagine di copertina del profilo Facebook della presidentessa. In accoglimento di questa richiesta, approda oggi a Palazzo Madama il disegno di legge bipartisan anti ‘fake news’, ma soprattutto anti anonimato in rete. La questione, tutt’altro che banale, cerca di regolamentare i confini della libertà di espressione e quello più ampio dei cittadini che hanno diritto di essere informati, nonché il diritto soggettivo alla tutela della reputazione di ciascuno.

Il Ddl intitolato ‘Disposizioni per prevenire la manipolazione dell’informazione online, garantire la trasparenza sul web e incentivare l’alfabetizzazione mediatica’, vede come prima firmataria Adele Gambaro (Ala-Sc) e viene presentato oggi al Senato da un vasto schieramento di senatori appartenenti a diverse forze politiche dalla destra di Forza Italia e Lega, al centro sinistra di Italia dei Valori e Partito Democratico. Il disegno ha l’obiettivo di «Ridiscutere i tabù dell’anonimato, della trasparenza e della proprietà dei media online, del diritto di replica, di rettifica, del diritto all’oblio, della protezione della privacy e della rimozione dal web dei contenuti lesivi», per arginare l’emergenza della manipolazione dell’informazione digitale e di quello che negli ultimi due anni è diventato un fenomeno, con la circolazione in rete sempre più frequente di notizie totalmente infondate, ma a volte anche diffamatorie o persecutorie, rilasciate da siti o blog, che nascondono spesso i precisi responsabili dietro all’anonimato.

Anche il Consiglio d’Europa di inizio anno ha espresso la sua preoccupazione sul registrato aumento di campagne mediatiche digitali, miranti a fuorviare l’opinione pubblica, spesso istigatrici d’odio verso singoli soggetti o gruppi di individui, mettendo a rischio i processi democratici di diversi Paesi membri.

In Italia queste campagne hanno interessato maggiormente le Istituzioni, gli immigrati, i profughi attraverso articoli inneggianti all’odio con notizie completamente inventate, che a differenza di quelle reali sono dilagate sui social in maniera velocissima, rendendone spesso quasi impossibile la rimozione. In questo quadro il DdL introduce delle pene più severe con nuove contravvenzioni nel Codice Penale come l’articolo 656-bis che afferma: «chiunque pubblichi o diffonda notizie false, esagerate o tendenziose che riguardino dati o fatti manifestamente infondati o non veritieri, attraverso social media o altri siti (che non siano espressione di giornalismo online, soggetti ad altre norme), è punito, se il fatto non costituisce un più grave reato, con l’ammenda fino a 5000 euro».

L’articolo 2 del DdL bipartisan introduce anche il nuovo articolo 265- bis che prevede la reclusione non inferiore a dodici mesi e l’ammenda fino a 5000 euro per la diffusione di notizie false che possano destare pubblico allarme o fuorviare settori dell’opinione pubblica o aventi ad oggetto campagne volte a minare il processo democratico italiano. Il nuovo articolo 265-ter del codice penale, invece, dispone che ai fini della tutela del singolo e della collettività, chiunque si renda responsabile di campagne d’odio contro individui o di campagne volte a minare il processo democratico, anche a fini politici, è punito con la reclusione non inferiore a due anni e con l’ammenda fino a 10.000 euro.

Il disegno prosegue prendendo misure contro l’utilizzo dell’anonimato, stabilendo che all’apertura di un sito web privato, un blog , un forum o di una qualsiasi piattaforma elettronica destinata alla pubblicazione, o alla diffusione online di informazioni verso il pubblico, è necessario che l’amministratore del sito comunichi, entro quindici giorni dalla diffusione online, tramite posta elettronica certificata, al tribunale territorialmente competente, il proprio nome e cognome, il domicilio, il codice fiscale e l’indirizzo di posta elettronica certificata, oltre che il nome e il dominio della piattaforma digitale.  Si stabilisce, inoltre, la possibilità di chiedere la rimozione dal web di contenuti diffamatori o di dati e informazioni sensibili trattati violando la normativa vigente, dando facoltà di rivolgersi all’autorità giudiziaria anche agli eredi, in caso in contenuti non venissero rimossi.

Infine si interviene attraverso le Istituzioni scolastiche, l’articolo 6 infatti, introduce ore di lezione dedicate al giornalismo nelle scuole primarie di primo e secondo grado, con l’obiettivo di rendere soprattutto i più giovani in grado di distinguere notizie reali da quelle inventate, stimolando il livello critico dei ragazzi nella ricerca della veridicità dell’informazione.

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