domenica, Novembre 29

Bassolino, è venuto il tempo di riprendere in mano la baracca Il punto della vicenda di Bassolino è quello di un sistema giustizia che non funziona, dove da decenni nessuno fa nulla per migliorarlo. Bassolino dica che questi problemi vanno affrontati e risolti

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Conosco Antonio Bassolino solo di sfuggita, praticamente non lo conosco. Però, e me ne vanto, una volta lo ho visto di persona, nel suo studio a Palazzo San Giacomo: cinque minuti, lui manco si ricorderà di me probabilmente, ma lo ho visto ‘in faccia’. Mi sembrò, e mi sembra, una persona perbene, attenta, e competente.
Come Sindaco di Napoli, dite quello che volete, è stato bravo ed efficiente, forse come Presidente della Regione un po’ meno, non saprei. In entrambi i casi, se mi è permesso un giudizio molto superficiale peraltro, è partito benissimo, ma poi lentamente è stato risucchiato nelle sabbie mobili dell’accidia burocratica di una amministrazione che pensa a tutto, fuori che a fare ciò per cui è pagata: l’interesse dei cittadini, che, tra l’alto gli pagano lo stipendio.
Non so se si sia arricchito con quel lavoro, e non mi interessa.
Era un politico, che sembrava un politico, che parlava di cose concrete, che cercava di fare cose concrete, e siccome non è Dio, sbagliava, come tutti.

In questi giorni è ‘uscita’ la notizia che, finalmente, per lui, i suoi non so quanti processi si sono conclusi con l’ultima assoluzione, dopo oltre quindici anni. Quali processi, perché, quando? Non lo so, non lo ricordo, non è importante.

Mi ha colpito, però, e mi ha colpito come una frustata perché mi dispiace per Bassolino, che la notizia sia non solo stata data, ma commentata entusiasticamente da ‘Il Foglio’ e da Mattia Feltri di ‘Huffingtonpost’. Non ne ho visto traccia altrove, e in particolare su qualche giornale ‘di sinistra’ ammesso che ve ne siano.
Ma, sia chiaro, non perché ci sia qualcosa di male che certi giornali e certi giornalisti celebrino la vittoria di Bassolino; anzi, fanno bene, benissimo, dovrebbero farlo anche i tanti di più che non lo hanno fatto. Ma
mi dispiace per Bassolino, perché immediatamente è stato usato per la solita macina e impasto garantista’, che, ne sono certo per quel poco o nulla che lo conosco, dubito molto che gli faccia piacere.

Mi spiego. Ormai in Italia, da parecchi anni a dire il vero, garantismo significa sostanzialmente, capacità di sfuggire in qualche modo alla giustizia, ad una giustizia dipinta come una congerie di persone arcigne e cattive, che hanno in mente solo di fregare il potente di turno, in genere, un potente di destra, ricco, e accusato di malversazioni varie quando non di ‘reati comuni’. L’idea deigarantistiè che la Magistratura non dovrebbe neanche indagare su certe persone, perché le indagini mirerebbero solo ad impedire a quelle persone di fare cose bellissime per il bene dell’Italia e magari anche qualche cosuccia bellina per sé stessi, ma solo accidentalmente: come è il caso, ad esempio, di Silvio Berlusconi con le varie donne e donnine su cui non ricordo molto, ma insomma ci siamo capiti.
Mi dispiace per Bassolino, dico, anche perché lui ha fatto una cosa (se ho ben capito) che altri non fanno, anzi: lui ha rinunciato ad avvalersi della prescrizione, e ha accettato di portare fino in fondo i processi ed esserne assolto. E già questo, basterebbe a rifuggire dall’associazione del suo nome a ben altre persone, a ben altre cose e a ben altri metodi.
Anche perché,
la sua assoluzione viene utilizzata, al solito, per fare partire la solita bordata anti-Magistratura, anzi, anti-giustizia. Sorvolerei -ma come posso?- sul fatto che molti di quelli che si congratulano oggi con Bassolino, vorrebbero i pubblici ministeri dipendenti dall’Esecutivo, la scelta politica di quali reati perseguire, ecc. Cioè vorrebbero esattamente l’opposto di ciò che la nostra Costituzione prevede, nell’intento di ‘garantire’ (che non vuol dire fare ‘scappottare’ dalle nefandezze fatte) chi conta (per usare un’espressione che piace molto a Gianni Cuperlo), la ‘classe dirigente’ che non vuole essere infastidita dai processi.
Non credo che Bassolino la pensi così, e non credo che a Bassolino piaccia essere associato a Berlusconi, o a Craxi, come in alcuni articoli ho letto. Non credo proprio.
Ma dunque?

In un Paese civile, se un magistrato vede o sa di un comportamento illecito, deve indagare senza guardare in facci a nessuno, e, poi, se del caso, deve processarlo e, se di nuovo del caso, condannarlo e infine, metterlo in galera davvero.
In un Paese civile, dove, però, tutto ciò duri un tempo breve e rapido e dove alla stampa non sia permesso (per sua etica, non per proibizioni di leggi) di stracciare la vita delle persone ingigantendone le accuse, infiorettandole, ripetendole, eccetera, per motivi se non politici di parte, per cui uno viene attaccato da una ‘certa’ stampa, l’altro da ‘un’altra’. Per dire (figuriamoci che bestemmia!) che se la Magistratura o altro ha colpe, la stampa non è esattamente una verginella immacolata. Non parlo di leggi repressive della stampa, tipo quelle canagliate sul divieto di riportare gli atti di accusa, ecc.: parlo di etica, anche se so che non è di moda.

Il punto, infatti è un altro, e ne sto scrivendo perché mi sarebbe piaciuto che Bassolino cogliesse l’occasione per ‘prendere le distanze’ dai discorsi di cui parlo per parlare invece del problema vero e serio: quello di un sistema giustizia che non funziona, dove da decenni nessuno fa nulla per migliorarlo, e dove anche oggi abbiamo un Ministro molto ridanciano ma non più di ciò.

La colpa vera, infatti, è della politica, se volete della classe politica (così Cuperlo avrà un orgasmo) che non ha fatto e non ha saputo fare nulla per intervenire sulla situazione; anzi, quando lo ha fatto (e lo ha fatto più di una volta) ha sempre e solo cercato di impedire o rendere più difficile alla Magistratura di fare il so mestiere.

E dunque Magistratura santa? Nemmeno per sogno. Magistratura criticabile e moltissimo, spesso da condannare severamente, ma alla quale la classe politica fa di tutto per dare motivi ed argomenti per non funzionare. Un processo che dura quindici anni è uno scandalo universale, una cosa che grida vendetta.
Ma perché accade? Certo perché
ci sono troppi processi e l’istituzione del giudice di pace ha addirittura peggiorato la situazione. Bisognerebbe ridurli, non depenalizzando, ma creando per tantissime cose, dalla multa automobilistica ai litigi condominiali, soluzioni amministrative alterative, perfino preclusive del ricorso alla magistratura. Ma nessuno ha il coraggio o la capacità di farlo: scegliete voi.

I Tribunali sono fortemente a corto di personale amministrativo ed esecutivo: mancano i dattilografi, gli archivisti, i cancellieri, gli ufficiali giudiziari, ecc.: perché non li si assume? Rispondete voi, ma non parlatemi di soldi.
Le norme processuali sono farraginose e permettono lungaggini. Perché non si correggono? Proviamo chiederlo anche agli avvocati? Mi farò dei nemici, ma, credetemi, le responsabilità dell’avvocatura sono enormi.
Ma
poi i magistrati. Sono santi? No, anche loro ci mettono del loro e anche molto, duole dirlo. Potrebbero fare molto di più, potrebbero evitare di farsi ‘comandare’ in ministeri vari, potrebbero ‘sveltirsi’, insomma suvvia, lo sappiamo: si potrebbe. Ma giustamente dicono perché non si assumono altri magistrati?

Ecco. Se io fossi Bassolino, coglierei proprio questa occasione per dire ad alta voce, altissima (e lui sa come fare), che questi problemi vanno affrontati e risolti. Azzardo un’idea: se lo facesse, ma davvero, avrebbe una forza notevole per farlo, saprebbe come farlo e come trovare chi lo aiuti. Se però, vuole fare il sindaco di Napoli, beh Bassolino: sarà forse un ottimo sindaco, ma da lei mi aspetto di più … è venuto il tempo che voi ‘vecchi’ vi diate da fare a riprendere in mano la baracca, togliendola a queste mezze cartucce giovani nelle facce, ma vecchi come cucchi nell’anima … quando ce l’hanno.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.