domenica, Novembre 17

Basilicata, l'affare petrolio fa gola a molti field_506ffbaa4a8d4

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Secondo il British Petroleum, dal 1998 ad oggi in Basilicata si trovano 1400 milioni di barili di petrolio. Quasi il 71% di questa produzione arriva dalla Basilicata. Dai 71 pozzi presenti in Val D’Agri ogni giorno sono estratti quasi 81.868 barili di petrolio. Eppure l’Italia è il 49esimo paese al mondo per produzione petrolifera e il suo contributo è pari soltanto allo 0,1% rispetto al fabbisogno su scala globale per quanto riguarda le fonti fossili. Ancor più esiguo è l’apporto petrolifero che la Basilicata può dare a livello internazionale. Di sicuro non può essere sufficiente per rendere l’Italia un paese autonomo in materia energetica. Nonostante tutto, si continua a puntare sui giacimenti ‘di nuova generazione’ per diventare autoctoni. Tra questi vi è, appunto, quello della Val D’Agri che con i suoi pozzi è stata ormai ribattezzata il ‘Texas d’Italia’.

Eppure ci sono molte altre attività che potrebbero produrre energia pulita in un territorio ad alta vocazione agricola e agroalimentare. Per esempio, le energie rinnovabili. Ma il Governo italiano continua, ostinatamente, a puntare sul fossile, annunciando da anni chissà quali vantaggi economici e ricadute occupazionali. L’inchiesta che si sta svolgendo in questi giorni sul Centro Oli di Tempa Rossa e sull’impianto COVA di Viggiano impone una riflessione politica su una possibile rivalutazione degli obiettivi di sviluppo della Basilicata. Aspettative puntualmente disattese. Secondo i dati Istat e Svimez la Basilicata continua ad essere tra le Regioni più povere d’Italia. Le royalties sono tra le meno pagate d’Europa (7 -10% al ribasso). E, inesorabilmente, i giovani emigrano verso mete più ambite. Anche il dossier presentato da Legambiente nel 2013 e intitolato “Petrolio in Val D’Agri…il dato non è tratto rivela che quando si presentò la prospettiva petrolifera in Basilicata «le amministrazioni e le istituzioni locali, dal canto loro non fecero nulla per smentire l’idea che l’industria petrolifera avrebbe portato lavoro e prosperità con una ingente domanda di forza lavoro (mentre l’industria estrattiva è notoriamente un’attività a bassa intensità di manodopera, soprattutto se non qualificata), contando sul fatto che la gestione delle royalties avrebbe generato lavoro e sviluppo. È sotto gli occhi di tutti, invece, come la scelta petrolifera non solo stia mostrando tutta la sua inefficacia rispetto alla soluzione dei problemi economici e sociali delle nostre aree interne, ma risulta anche essere un enorme freno per altre prospettive di sviluppo».

I contraccolpi del petrolio in una Regione sempre più povera  L’asse Corleto Perticara-Taranto prevedeva, nelle intenzioni dei Governi che si sono susseguiti, la creazione di nuove opportunità produttive e nuove prospettive di lavoro. La Basilicata, stando agli obiettivi strategici più volte dichiarati, avrebbe dovuto trarre un enorme beneficio dalle estrazioni petrolifere. In realtà sta vivendo un inesorabile declino. Un contraccolpo a cui la politica lucana nel corso degli anni non ha saputo reagire. Una delle ultime risposte del Parlamento italiano è stata la firma alla Legge ‘Sblocca Italia‘ comprendente l’emendamento ‘Tempa Rossa’, oggetto dell’attuale inchiesta. Una legge che dapprima è stata contestata dalle istituzioni regionali,  poi ha ottenuto il benestare. “In Basilicata con le risorse del petrolio si sono fatte cose importanti ma anche tanti errori. La vicenda di questi giorni deve indurre a riflettere e a cambiare paginaconfessa Aldo Berlinguer, Assessore regionale all’Ambiente, Territorio e Infrastrutture.  Quindi ammette, neanche troppo velatamente, che la Basilicata avrebbe potuto farsi valere di più, se ci fosse stata una maggiore presenza dell’Assessorato all’Ambiente durante i tavoli istituzionali. “La prima questione che porrei con forza è il rapporto tra petrolio e ambiente in Basilicata. Vede, qui c’è un nodo ancora irrisolto: lo Stato pretende di gestire il petrolio sul piano amministrativo, delle autorizzazioni, e su quello economico. Ciò, anzitutto sulla base del fatto che gli idrocarburi sono di proprietà dello Stato. Poi però, quando si parla di ambiente, lo Stato fa un passo indietro e lascia sola la Regione senza neanche darle mezzi straordinari. Io l’ho detto in tutte le occasioni possibili:  non possiamo avere una ARPA ordinaria. Dobbiamo averne una iper specializzata sui temi energetici. Al tavolo sul petrolio non può essere sempre e solo presente il Ministero dello sviluppo economico. Ci deve essere anche quello dell’ambiente” esorta Aldo Berlinguer.

Le responsabilità della politica lucana. Tra le iniziative politiche su cui l’Assessore Berlinguer ha lavorato in questi mesi spiccano le procedure di defiscalizzazione per le comunità interessate dalle estrazioni petrolifere, con notevole riduzione del prezzo versato per i consumi energetici. La proposta consisteva nel detrarre la quota fiscale che la Regione avrebbe dovuto versare allo Stato per le royalties, con un vantaggio competitivo per le famiglie lucane che così pagherebbero di meno le bollette di gas e petrolio. Così Berlinguer difende l’importanza di riuscire ad ottimizzare la produzione e l’utilizzo delle risorse fossili per procedere al passo con altri Paesi. “Gli idrocarburi sono una risorsa naturale dalla quale si ricavano i prodotti più diversi, dai combustibili, alle plastiche, ai farmaci. Sono una risorsa importante. Occorre saperli estrarre e valorizzare. Ci sono Paesi ove questo viene fatto. La Norvegia, ad esempio, estrae quantità importanti e lo fa con tecniche che limitano al massimo l’impatto ambientale e che massimizzano i benefici economici per i cittadini” . L’Assessore regionale,  però, ammette anche le responsabilità di una politica lucana e degli Enti preposti alla tutela del territorio che nel corso degli anni, da quando si è iniziato ad estrarre, avrebbero dovuto vigilare meglio.

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