giovedì, Aprile 25

Barcellona, ‘quartiericidi’ e la rivolta di Arran

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La parola ‘quartiericidio’ è un neologismo ideato per definire un particolare fenomeno:  ‘l’uccisione dei quartieri’ di una città, causa il confluire quotidiano di un alto numero di turisti, soprattutto in alta stagione, che affollano le vie principali costeggiate da attività commerciali e da edifici di interesse storico-culturale.

L’ingente ondata di visitatori comporta l’esodo dei residenti che abitano quelle zone e un degrado massiccio di edifici e di strade che vengono assalite da varie tipologie di turisti che, non sempre, si comportano in maniera civile ed adeguata. Questo genera il caos e il malcontento da parte degli abitanti del luogo che pretendono di essere tutelati dal Governo cittadino.

In Italia, il fenomeno è ancora poco conosciuto (una situazione simile la sta vivendo la città di Venezia), quantomeno non si sono verificati episodi eclatanti come quelli che nella penisola iberica, hanno conquistato l’attenzione dei media internazionali.

Il 27 luglio 2017 quattro uomini incappucciati hanno preso d’assalto un autobus turistico che passava vicino al Camp Nou Stadium di Barcellona. Questi soggetti fanno parte di Arran, un gruppo giovanile che costituisce l’ala del partito politico di estrema sinistra denominato CUP (Candidatura de Unidad Popular), che si batte per l’indipendenza della Catalogna.

Il movimento è nato nel 2012 ed è composto da ragazzi che si pongono l’obiettivo di riunire tutti i giovani dei Paesi Catalani nella lotta per la liberazione nazionale della gente catalana.

Quando si parla di Paesi Catalani, si indicano i territori abitati dai catalanofoni, ovvero quella parte di popolazione che parla la lingua catalana. All’interno della Spagna questi territori comprendono: la Catalogna; la Comunità Valenzana (ad eccezione di alcuni territori occidentali e meridionali in cui lo spagnolo è l’unica lingua parlata); le Isole Baleari; la Frangia d’Aragona e il Carxe, che è una piccola parte della regione di Murcia. Al di fuori della Spagna, invece, i territori coinvolti sono: Andorra, dove il catalano è la lingua nazionale ufficiale; la regione francese del Rossiglione, chiamata anche Catalogna del Nord, parte fra l’altro del dipartimento dei Pirenei Orientali e la città di Alghero in Sardegna, dove si parla una variante della lingua catalana.

Il movimento ha riscosso così tanto successo fra i giovani da coinvolgere centinaia di militanti che sono entrati nell’organizzazione e che sono dislocati in circa 60 centri logistici sorti nei territori catalani. Ciò rende Arran una delle organizzazioni giovanili più grande e determinata della Spagna che combatte per l’indipendenza della Catalogna, e per costruire un futuro dignitoso per le nuove generazioni.

Il loro manifesto politico è caratterizzato da più punti. L’indipendenza dei Paesi Catalani e la costruzione di una società libera dall’oppressione e dallo sfruttamento è uno degli obiettivi primari. Affinché ciò possa realizzarsi, secondo l’ideologia di Arran, si deve fare in modo che la rete dell’organizzazione si difenda dagli attacchi di Spagna e Francia, che per più di trecento anni hanno tentato di cancellare l’identità del loro popolo.  Inoltre, il manifesto propone l’eliminazione del sistema capitalista, fatto che garantirebbe la ricomparsa dell’ideologia socialista generatrice, sottolineano, di una società senza classi o oppressione di alcun tipo. La lotta femminista è un altro punto chiave della loro campagna e viene considerata assolutamente necessaria per abbattere il sistema patriarcale basato sul dominio dell’uomo sulla donna, così come la discriminazione sull’orientamento sessuale, la questione ambientale, l’istruzione pubblica, le campagne anti-razzismo e la solidarietà internazionale sono i cardini della loro battaglia. In questo quadro si va inserire la lotta contro il turismo, che sfiora, secondo alcuni osservatori, la fobìa.

Ritornando all’atto di vandalismo, questi giovani incappucciati hanno fermato il veicolo pieno di passeggeri, fra i quali c’erano anche donne e bambini che credevano fosse un attacco terroristico, hanno forato una ruota ed imbrattato con della vernice spray il vetro anteriore dell’autobus, scrivendo in catalano « la Turisme uccide els Barris» , ovvero «Il turismo uccide i quartieri».

Un testimone, fra l’altro, ha confessato di essersi sentito sollevato quando al posto di una pistola ha visto degli uomini che stavano solo dipingendo dei graffiti. Arran ha rivendicato l’evento pubblicando un video sulla piattaforma YouTube e non esclude che ci potrebbero essere altri attacchi.

Le prime immagini del video mostrano le strade di Barcellona inondate dai turisti, e nella descrizione si legge «Il turismo nei quartieri dei Paesi Catalani uccide e distrugge il territorio, la nostra vita precaria e ci condanna alla miseria».

Di questo caso se ne è occupata anche la stampa estera, soprattutto britannica. I quotidiani inglesi -come ‘The Guardian’ , ‘Il Times’ e il ‘Daily Mail’ – hanno descritto l’episodio come un atto di vandalismo ed hanno criticato la passività del Governo della città, affermando che Ada Colau, il Sindaco in carica della città di Barcellona, è complice di Arran, perché non ha immediatamente denunciato l’attacco e si è pronunciata timidamente tramite la rete.

L’atteggiamento non è piaciuto all’opposizione che, dal canto suo, chiede un intervento immediato per affrontare la ‘turismofobia’, ovvero la paura che si ha nei confronti del turismo di massa.

E’ noto che Barcellona, essendo una città culturale e cosmopolita, non può vivere senza turismo. Se si analizza la situazione per quartieri, il turismo rappresenta effettivamente un grave problema, specie in quei ‘barrios’ che sono più battuti dal turismo ‘mordi e fuggi’, ovvero Ciutat Vella, parte dell’Eixample, di Gràcia e di Sant Martí.

Secondo un sondaggio dell’Encuesta de Servicios Municipales, (Ente che monitora l’Amministrazione cittadina), il 13,4% dei 6.000 intervistati hanno indicato la disoccupazione e le condizioni lavorative come primo problema; mentre un 8,1% ha segnalato il turismo come secondo problema seguito immediatamente dal traffico.

Negli ultimi anni, infatti, i residenti hanno protestato e si sono lamentati del fatto che non si riesca a contenere il turismo e che gli affitti in aumento li stanno spingendo fuori dalla loro città.

Il 27 gennaio 2017 il Comune di Barcellona ha approvato il PEUAT, un piano urbano speciale per la ricettività turistica, che ha fondamentalmente lo scopo di ridurre il numero dei turisti. Il PEUAT, fra le altre cose, vieta l’apertura di nuovi alberghi nel centro città, anche nel caso in cui dovessero chiudere alcuni di quelli vecchi.

Secondo varie associazioni locali, il piano va nella giusta direzione, ma non è sufficiente per ridurre il numero di alloggi offerti in strutture più informali, come gli ostelli o gli appartamenti messi a disposizione da siti come Airbnb, un portale online che mette in contatto persone in cerca di un alloggio o di una camera per brevi periodi, con persone che dispongono di uno spazio extra da affittare, che generalmente sono privati.

C’è da aggiungere che la nuova legge non riguarda i progetti già approvati, e di conseguenza gli effetti del PEUAT potranno vedersi solo dopo il 2019.

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