sabato, Agosto 8

Barcellona e Ceuta: punte dello jihadismo spagnolo

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Barcellona per la prima volta nel mirino del terrorismo jihadista: l’Isis ha rivendicato, sull’agenzia ‘Amaq’, l’attentato avvenuto ieri, alle 17, sulla Rambla della capitale catalana, in cui hanno perso la vita almeno 13 persone mentre poco meno di un centinaio sono rimaste ferite, quindici delle quali in condizioni gravi.

La dinamica è molto simile a quella dell’attentato di Nizza del 14 luglio 2016. Un furgone, lungo le celebri Ramblas, cuore commerciale e turistico della città catalana, è piombato a tutta velocità sulla folla di passanti e turisti, percorrendo cinquecento metri a zig zag  -tra Placa de Catalunya e il mercato della Boqueria- per cercare di colpirne il maggior numero possibile.

L’attentato sembra essere stato pianificato con attenzione: due, infatti, sarebbero i furgoni affittati da una stessa persona: il primo è quello con cui l’attentatore ha investito la folla di passanti, mentre il secondo veicolo -localizzato nella cittadina di Vic, a una settantina di chilometri di distanza- avrebbe dovuto essere utilizzato forse per la fuga.

Questa mattina, poi, poco prima delle 2, l’allerta si è spostata a Cambrils, circa 120 chilometri a sud di Barcellona, nella provincia di Tarragona. Qui 6 civili e 1 agente sono rimasti feriti e 5 terroristi sono stati uccisi in uno scontro a fuoco con la Polizia in un nuovo attacco. I terroristi indossavano cinture esplosive. Secondo la versione fornita dal Governo locale, intorno alle 2 del mattino, una Audi A3 è stata scagliata contro la folla. Dopo aver investito i passanti, l’Audi si è scontrata con un veicolo dei Mossos d’Esquadra, la Polizia regionale catalana, ed è iniziata la sparatoria.

Un attentato in grande stile, dunque, quello di ieri, con la ‘coda’ poi poche ore fa, che fa entrare la Spagna nella lista dei Paesi europei vittime del terrorismo jihadista. Già a febbraio il Governo spagnolo aveva diffuso un rapporto nel quale sosteneva che lo Stato Islamico aveva alzato il livello della minaccia contro il Paese, in particolare contro le aree turistiche, e che dall’estate 2016 si era intensificata l’azione di reclutamento in Spagna. La preoccupazione era, in particolare, per le località più frequentate dai turisti inglesi, spagnoli, francesi.

A giugno, poi, un nuovo allarme per possibili attentati dopo che l’ISIS, attraverso i suoi canali ufficiali, aveva chiamato ilupi solitaria una nuova ondata di attacchi, per la prima volta indicando tra gli obiettivi la Spagna (insieme a Stati Uniti, Germania, Francia, Regno Unito, Russia e Belgio). Il numero delle minacce, a giugno, risultava raddoppiato, in base ai dati raccolti Guardia Civil, Policia Nacional e Centro Nacional de Inteligencia (CNI), rispetto al 2015. Si sottolineava che la Polizia evidenziava che i gruppi jihadisti, in particolare Daesh, avevano iniziato a utilizzare la lingua spagnola nei loro comunicati e video e anche con una certa regolarità. Ad esempio, attraverso il Telegram, lo Stato islamico ha lanciato canali propagandistici in spagnolo. «ISIS pubblica in spagnolo, il che significa un aumento del rischio di influenza sui radicali che vivono nel nostro Paese», dichiarava, già a inizio anno, il rapporto del Governo. Nel gennaio 2016, lo Stato Islamico aveva direttamente minacciato la Spagna invitando i suoi seguaci a recuperare «la terra degli invasori».

La Cia aveva allertato i Mossos, la Polizia catalana, due mesi fa, sulla possibilità che Barcellona, ​​e in particolare la Rambla, potesse essere lo scenario di un attentato terrorista come quello di ieri. Lo riferisce il quotidiano spagnolo ‘El periodico‘.

Da una parte, la Catalogna e il Levante, dall’altra, Ceuta e Melilla, sono questi i punti caldi dell’estremismo islamico spagnolo.  Uno studio del Real Instituto Elcano, ‘Estado Islámico en España’, realizzato nel 2016 sui soggetti fermati e incarcerati per terrorismo, fissava nella provincia di Barcellona il cuore della mobilitazione jadaista in Spagna, precisando che tra i fermati e detenuti con accuse per terrorismo islamico di nazionalità spagnala la gran parte proviene da Ceuta, sono giovani di seconda generazione nati e vissuti in questa città autonoma spagnola situata nel Nordafrica, enclave spagnola del Marocco di 85.000 persone. Barcellona è il punto caldo dell’estremismo islamico in Spagna. Nella provincia di Barcellona, ​​dal 2012 sono stati arrestati 53 persone per il terrorismo islamico, rispetto a 32 in provincia di Madrid.

Anche se è tutto l’arco mediterraneo spagnolo ad essere interessato dal radicalismo, in quest’area c’è  un importante strato di popolazione musulmana, perché è stato per molti anni un luogo di passaggio dall’Europa all’Africa, la radicalizzazione è particolarmente rilevante. Nelle due città autonome di Ceuta e Melilla c’è stato un aumento delle operazioni di Polizia dal 2013 in poi.

Gli affiliati ISIS in Spagna sono per lo più giovani, sposati e con figli, con istruzione secondaria, di origine spagnola o marocchina. Lo studio precisa che se anche si tratta di individui di origine musulmana, la loro conoscenza dell’Islam e della Sharia o della legge islamica è di solito elementare. Significativa anche la presenza di donne, convertiti e studenti universitari. Lo studio, firmato da Fernando Reinares e Carola García-Calvo, sottolinea che il 45,3% dei detenuti sono cittadini spagnoli, il 41,1% è di nazionalità marocchina e il restante 10% detiene altre nazionalità. Il 45,6% del totale è nato in Marocco, 39,1% in Spagna e il 15,3% negli altri Stati.

Quasi la metà dei jihadistiindigeni’ (48,9%) sono nati a Ceuta e il 22,1% a Melilla. Un decimo di questo gruppo è nato a Barcellona ​​e provincia. La maggior parte dei detenuti di origine straniera o marocchina sono nati nella regione da Tangeri, Tetuan e Alhucemas. Nove su dieci detenuti erano residenti in Spagna. Poco più della metà di questi (51,7%) sono immigrati di prima generazione e seconda generazione. Un quarto dei detenuti viveva in undici città della provincia di Barcellona.

La radicalizzazione di questi elementi sarebbe avvenuta soprattutto a partire dal 2013, sia offline e on-line. Tuttavia, il numero di persone radicalizzate solo offline è notevolmente superiore a quello degli individui radicalizzati solo on-line. Luoghi di culto e centri culturali islamici, spazi esterni, nonché centri penitenziari, si distinguono tra le aree di radicalizzazione offline.

Ci sono due fattori di associazioni differenziali che aiutano a capire il motivo per cui alcuni individui sono stati radicalizzati in un unico luogo, mentre altri di analoghe caratteristiche socio-demografiche, nello stesso o diverso sito, non hanno approvato l’ideologia di ISIS: da un lato, l’esistenza di un contatto fisico diretto con un agente di radicalizzazione che di solito si attribuisce certo carisma e sugli altri, legami sociali preesistenti basati su legami di vicinato, di amicizia o di parentela.

Circa le motivazioni che hanno portato alla partecipazione alle attività terroristiche, sarebbero in primo luogo «ideologiche e utilitaristiche», l‘idea di una jihad terroristica come imperativo religioso, la convinzione che sia efficace e che il loro successo sia dimostrato dalla proclamazione del Califfato, ma anche l’erogazione di incentivi o ricompense materiali e non materiali sarebbero alla base della scelta di divenire terroristi, incidono, ma non sarebbero decisivi, i conflitti d’identità. Lodio, principalmente ma non esclusivamente per gli occidentali, che sono descritti come infedeli, e contro gli sciiti, è diffuso. Sono soggetti che sono partiti o erano pronti per partire per Siria e Iraq, ma un terzo di loro apparteneva a cellule, gruppi o reti con capacità operativa pronti ad attaccare in Spagna.
Il 55,4% dei detenuti non aveva segnalazioni penali.

L’attacco di ieri ha fatto ripiombare nel terrore la Spagna, già profondamente colpita l’11 marzo 2004, quando alle 7.40, dieci bombe esplosero su treni locali a Madrid, uccidendo 191 persone in uno degli attentati più sanguinosi nella storia del Paese.
La mattina di quel giovedì 11 marzo 2004, tre giorni prima delle elezioni generali, dieci zaini riempiti con esplosivo furono fatti esplodere in quattro treni regionali di Madrid, nelle stazioni madrilene di Santa Eugenia, di El Pozo e di Atocha e in un quarto treno che si trovava nei pressi di via Téllez. Lo choc fu immenso in tutta la Spagna. All’epoca, più di 11 milioni di persone, uno spagnolo su quattro, scesero in piazza il giorno dopo per manifestare contro il terrorismo.
Tre settimane dopo gli attentati di Madrid, il 3 aprile, sette persone sospettate di essere i coordinatori degli attentati, si suicidarono collettivamente in un appartamento di Leganes, alla periferia di Madrid, circondato dalla polizia. Nel 2007 un processo fiume ha portato alla condanna di 21 persone, per un totale di 43.000 anni di prigione.

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