giovedì, Novembre 14

Barcellona come Hong Kong? Ma dove vai Catalogna? «Facciamo della Catalogna una nuova Hong Kong» gridano i manifestanti organizzati da Tsunami Democràtic; il governo locale invoca il dialogo con Madrid, ma il premier Sanchez è impigliato nei suoi ondeggiamenti della politica ‘carota e bastone

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Sarà pure che la Spagna non è una ‘extravagancia’, che l’unità territoriale è l’essenza della Costituzione –«La protección de la unidad territorial de Españano es una extravagancia que singularice nuestro sistema constitucional», come scrivono i magistrati della Corte Suprema spagnola nella sentenza che condanna a pene da 9 a 13 anni di carcere, per sedizione e appropriazione indebita, 9 leader indipendentisti catalani che occupavano cariche di governo nell’ottobre del 2017, durante il periodo del referendum sull’autodeterminazione della Catalogna e della dichiarazione di indipendenza, approvata dal Parlamento di Barcellona, ma altrettanto certamente non è extravagancia lo spirito indipendentista che ieri, dopo mesi in cui è stato silente, appena resa nota la sentenza, è tornato a scoppiare a Barcellona e nel resto della Catalogna.
Nè servono le 
dichiarazioni bastone e carota’ del premier socialista, Pedro Sanchez, che ha sottolineato che «nessuno è sopra la legge» e che «in Spagna non ci sono prigionieri politicima alcuni politici in carcere per aver violato leggi democratiche»invitando poi ad «aprire in Catalogna un nuovo capitolo di coesistenza pacifica attraverso il dialogo nei limiti della legge e della Costituzione».

Così oggi la Spagna sembra essere tornata all’ottobre 2017 e il dibattito è furiosoanche da parte di coloro che si oppongono all’indipendenzae gli uni e gli altri si aggrappano alla Costituzione e al diritto internazionale. Coloro che si oppongono all’indipendenza lo fanno putando tutto sul dettato costituzionaleMa in punta di diritto anche il fronte indipendentista, almeno quello che siede nelle istituzioni. L«persone condannate ieri erano rappresentanti eletti democraticamente che hanno adempiuto ad un mandato popolare espresso con il voto del settembre 2015Organizzare un referendum in base a quel mandato democratico non è illegale neanche per la stessa Costituzione spagnola e il reato è stato cancellato dal codice penale spagnolo del 2005. Inoltre, come hanno constatato diversi osservatori indipendenti tra cui il Consiglio d’Europa e Amesty International, i fatti contestati non possono essere considerati atti violenti né tumulti ma manifestazioni di massa pacifiche»ha dichiarato oggi Luca Bellizzi Cerri, delegato del Governo della Catalogna in Italia

Non è stata riconosciuta dai giudici della Corte Suprema l’accusa di ribellione, per la quale gli imputati rischiavano 25 anni di carcere, e ciò ha fatto dire a molti che i giudici sono stati ‘morbidi’, ma ugualmente la sentenza è stata esplosiva da entrambe le parti.
Subito dopo la sentenza, un giudice spagnolo ha emesso un nuovo
 mandato di arresto internazionale per il Presidente catalano depostoCarles Puigdemont, fuggito in Belgio nel 2017 per scampare all’arresto. Il suo vice, Oriol Junquerasè stato condannato a 13 anni. Dodici anni sono stati inflitti agli ex assessori Jordi TurullDolors Bassa e Raul Romeva, 11 e mezzo all’ex Presidente del Parlament, Carme Forcadell, 10 anni e mezzo agli altri assessori Josep Rull e Joaquim Forn e 9 anni per gli unici due imputati che non avevano responsabilità dirette nell’amministrazione, Jordi Sa’nchez e Jordi Cuixart, noti come ‘los Jordis’.

Il centro delle proteste di ieri -che secondo alcuni osservatori sono state molto più impattanti e ben organizzate rispetto a quelle della fase calda del 2017- è stato l’aeroporto di El Pratpreso di mira per attrarre l’attenzione internazionalecon il dichiarato obiettivo di bloccarel’accesso all’aeroportocome hanno fatto gli .attivisti di Hong Kong
I manifestanti sono organizzati da Tsunami Democràtic, la piattaforma social che organizza le manifestazioni in stradache ha il suo leader in Pep Guardiola, che ieri, in una dichiarazione pubblica in inglese ha accusato la Spagna di «attaccare i diritti umani» con la sentenza, violando «i diritti di riunione e manifestazioneil diritto alla libertà di espressione e il diritto a un processo equo».
La conseguenza è stato il caos, come e forse più che a Hong Kong. Raggiunto l’obiettivo, con oltre 100 voli bloccati, Tsunami Democràtic ha invitato i manifestanti a ritirarsi, riposare e prepararsi per oggi.

Nel corso della manifestazione Mossos e Polizia nazionale -di uno Stato definito ‘fascista’ dai manifestanti- non ha risparmiato l’utilizzo di proiettili di gomma (ne sarebbero stati sparati 14 nei momenti più violenti della manifestazione) e altri strumenti contenitivi le proteste. E oggi si è saputo che uno dei manifestanti rimasti feriti ieri (37 secondo i numeri forniti dal Governo, 131 secondo i servizi di soccorso) ha subito lo ‘scoppio di un bulbo oculare’ e lesioni facciali multiple, lesioni, secondo fonti mediche, compatibili con l’impatto di un proiettile, senza specificare se si tratta di ‘schiuma’, utilizzati dai Mossos, o di gomma, utilizzati dalla Polizia nazionale.

Secondo gli osservatori locali, le manifestazioni sembrano essere destinate durare, secondo alcuni dietro queste manifestazioni c’è una strategia studiata in ogni particolare da mesi. ‘El Confidencial’ pubblica una serie di istruzioni diramate agli attivisti dalle organizzazioni. L’invito ai manifestanti rivolto da Tsunami Democràtic ma anche da altre più piccole aggregazioni è quello di proseguire a scendere in strada ogni giorno, creare caos,  indossando maschere in modo che la Polizia non possa riconoscere i loro aggressori, come fanno a Hong Kong

Oggi la mobilitazione prosegue, per quanto, al momento in cui scriviamo, in tono minore. Una caratteristica che sembra emergere è il coinvolgimento di tutte le fasce sociali, quella che i populisti chiamerebbero il ‘popolo’, insomma, la ‘gente’. Un esempio sono le centinaia di alunni degli istituti catalani nelle provincie di Barcellona e Girona che oggi hanno deciso di non andare a scuola per protesta, e da domani gli studenti delle scuole superiori e delle università inizieranno 72 ore di sciopero . In aeroporto già 45 voli cancellati nella sola mattinata, e blocchi ferroviari si sono registrati a Barcellona e in altre città. Diverse strade e binari sono stati segnalati essere bloccati dai manifestanti in attesa di nuove istruzioni da Tsunami democratico.
Lo slogan che circola in queste ore sui social network è: «Facciamo della Catalogna una nuova Hong Kong», volendo imitare i manifestanti per la democrazia di Hong Kong,. Scioperi di studenti e marce di protesta sono in programma almeno fino a venerdì, giorno per il quale l’Assemblea nazionale catalana (Anc) e Omnium Cultural hanno convocato una massiccia manifestazione a Barcellona.

Intanto il Ministro degli Interni ha fatto sapere che l’intelligence spagnola sta indagando su chi c’è dietro Tsunami Democràtic, assicurando che vi sarà da parte del Governo una risposta prudente ma ferma’.

Ora si tratterà, appunto, di vedere quale sarà la risposta ‘prudente ma ferma’ del Governo.
Il Governo catalano chiede la ripresa del dialogo con Madrid. Luca Bellizzi Cerri, alle agenzie italiane ha sottolineato la necessità di «riportare nel luogo del dibattito politico il confronto su un problema esclusivamente politico». «Quello che chiediamo al Governo centrale è il coraggio di riprendere quel dialogo che per un momento c’è statopoi è stato abbandonato, perché se il problema è politico necessita di una soluzione politica», da detto Bellizzi, parlando con ‘Adnkronos’. «Dalle ultime dichiarazioni di Pedro Sanchez fatte ieri sembra proprio che non arrivino segnali di apertura in questo senso. E’ vero anche che in questo momento il Governo spagnolo è un governo ad interim, sappiamo anche che fino a novembre, quando ci saranno le elezioni, sarà difficile, però quello che chiediamo è che durante la campagna elettorale da parte dello stesso presidente del governo Sanchez ci sia un segnale di distensione in direzione del dialogo. Il dialogo è la base per trovare soluzioni politiche ad una problematica esclusivamente politica».

Moderazione e dialogo, dunque, da parte del Governo catalanoma non è detto che identica moderazione riesca esprimere la piazza, che pare già lontana dalle posizioni delle istituzioni catalane.
se dietro queste manifestazioni si dovesse scoprire esserci non una organizzazione vera e propria con la quale dialogare -così come al momento appare ai più Tsunami Democràtic, movimento senza leader per quanto forse trainato, forse influenzato, forse ‘utilizzato’ dai partiti indipendentisti e dalle associazioni correlate- allora sia per il Governo catalano che per Madrid i prossimi mesi potrebbero essere molto complicati.

Non ultimo le elezioni generali del 10 novembre. Sanchez nelle dichiarazioni di ieri si è spinto ad affermare che la sentenza certifica il fallimento secessionista, sia all’interno del Paese e della Catalogna, sia sul fronte internazionale, dunque sembra ritenere che la richiesta di indipendenza dei catalani sia un problema del passato. Non sarà esattamente così, almeno secondo molti osservatori sia interni che esterni.
La sentenza ha inasprito l’anima più dura degli indipendentistima anche quella più dura dei sostenitori dell’unità nazionaleQuesti due estremismi si scontreranno al votocon la destra molto capace nel cavalcare il nazionalismo, e una sinistra, quella di Sanchez, che ha ondeggiato, dalla disponibilità al dialogo dei mesi scorsi alla durezza di questi ultimi mesi, mentre un pezzo di sinistra è sicuramente pro-indipendenza. Sanchez si troverà dunque schiacciato da destra e da sinistra, e riuscire, dopo gli ondeggiamenti, trovare un equilibrio che lo possa far uscire in Catalogna non troppo malconcio dal voto di novembre per lui non sarà facile, e ieri ha già dato il peggio di se.

L’altro elemento che potrebbe essere molto pericoloso è l’imprevedibilità della piazza. Se fosse davvero una Hong Kong la situazione potrebbe sfuggire di mano a Madrid, non solo, il Governo regionale, che ha tutto l’interesse, specialmente dopo questa sentenza, a mantenere quello che si può definire come un ‘conflitto a bassa intensità’, potrebbe essere tirato per i capelli dai manifestanti, e a quel punto Sanchez sarebbe costretto fare quel che fece Mariano Rajoy, ovvero usare le misure straordinarie per imporre il controllo sulla regione, ovvero il famigerato articolo 155. Il che per Sanchez potrebbe essere molto pericoloso in funzione del voto, ma tutt’altro che una soluzione per la ‘Spagna non-extravagancia.

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