domenica, Settembre 20

Bankitalia, decreto ok per le banche image

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Ha creato un polverone in Parlamento. Il decreto Imu-Bankitalia, oltre a prevedere  l’abolizione della seconda rata della tassa immobiliare, avvia un processo di rivalutazione delle quote in possesso della Banca d’Italia, che consentirà alle singole banche di rafforzare la loro posizione di bilancio in un momento di bisogno. Le paure degli esponenti del MoVimento 5 Stelle, che si sono fortemente opposti al procedimento, sono due: che Via Nazionale venga acquistata da qualche società straniera – eventualità esclusa nello stesso decreto – e che le banche ci guadagneranno.

Misurare esattamente quanto e come trarranno vantaggi è un’impresa dura. Ci hanno provato economisti e analisti interpellati da ‘L’Indro‘. Tutti sono pronti a scommettere che la vendita delle quote non gioverà agli italiani e che al limite se c’è qualcuno che trarrà dei vantaggi, queste saranno le banche. Per Alberto Bisin, professore di Economia alla New York University, il regalo più evidente agli istituti di credito consiste nei dividendi sulle quote, il cui tetto è fissato al 6% del valore del capitale, 24 volte il tasso di riferimento Bce dello 0,25%.

Dato che il capitale è diventato di 7,5 miliardi di euro dai 136 mila euro di partenza, la somma massima che la Banca d’Italia può pagare in dividendi è 450 milioni di euro l’anno. Ma ci sono altri elementi più sottili e il procedimento va analizzato a fondo per essere compreso. Chi lo ha fatto, come Vincenzo Longo di ING Markets, si è fatto qualche idea molto chiara: il decreto non recherà vantaggi ai correntisti. L’analista fa “fatica a pensare che la vendita delle quote sia un beneficio agli italiani. L’impressione che abbiamo è che i principali benefici andranno a tutti coloro che dovranno cedere le quote eccedenti il 3% a un prezzo non ancora definito”.

Anche la saggista in materie economiche e analista di geopolitica Loretta Napoleoni ritiene la misura un “regalo alle banche” che non apporterà alcun vantaggio per i correntisti o per gli italiani. Da parte sua Giacomo Vaciago, Professore di Economia all’Università Cattolica di Milano, è molto critico nei modi, più che nei contenuti con cui è stato varato il decreto. “Siamo riusciti a fare nel modo peggiore (vedi la vicenda Imu), una cosa dovuta da molto tempo, e sostanzialmente positiva”.

Entrando più nel dettaglio dell’iniziativa del Governo Letta, la rivalutazione, sottolinea Bisin, non è altro che “la presa d’atto dei dividendi attesi futuri – una specie di accordo implicito a distribuirne in quantità sostanziale”. Dal momento che non è chiaro quanti dividendi siano stati distribuiti in passato “è possibile che il regalo non sia da oggi, ma vada indietro nel tempo”. L’intellettuale Claudio Moffa critica anche il modus operandi politico con cui è stata gestita la vicenda, facendo in particolare riferimento al decreto presidenziale forzato firmato a fine anno da Giorgio Napolitano.

A parte la questione dei dividendi, c’è poi un altro punto che, sebbene in misura minore, espone il decreto a polemiche assicurate, ovvero la trasferibilità delle quote. Come spiega l’economista di orientamento liberale “la rivalutazione mette ordine alle rivalutazioni ‘fai da te’ che alcune banche già avevano operato e le aiuta potenzialmente negli stress test – mentre la trasferibilità aggiunge liquidità all’operazione”.

Sono numerosi i commentatori che sottoscrivono quanto enunciato da Vaciago. La decisione di rivalutare le quote è stata quanto meno avventata ed è stata fatta di fretta e furia per ottenere le risorse necessarie per poter cancellare la seconda rata della famigerata Imu. Il blog NoiseFromAmerika, curato da noti economisti tra cui Bisin, parla di “porcata”, citando eventuali conseguenze complicate da gestire. Dei 136 mila euro di capitale nominale di Bankitalia, il 50% fa capo ai due maggiori gruppi finanziari Unicredit e Intesa Sanpaolo e in generale sono una sessantina le banche che possiede quote. Queste si spartiscono alcune decine di migliaia di euro – una cifra modesta – in base al capitale che detengono.

È bene precisare che la proprietà delle quote consente alle banche private di avere solo cariche di controllo in organismi di vigilanza come il Consiglio superiore, nulla di più. Allo stesso tempo resta un fatto evidente: tale situazione è un’anomalia tutta italiana. Ragione per la quale nel 2005 si decise che le quote sarebbero passate sotto controllo statale entro tre anni. Finalmente ci si è arrivati. Su un punto sono tutti d’accordo, opposizione, maggioranza, Governo e Bankitalia: le banche ci guadagneranno in termini di solidità patrimoniale davanti alla Bce, che non è male in un periodo di carenza di liquidità per gli istituti creditizi di un Paes ancora pesantemente indebitato.

In un briefing in via Nazionale, il numero uno di Bankitalia Ignazio Visco ha difeso la manovra, precisando che la rivalutazione delle quote della Banca d’Italia non è affatto «un regalo alle banche». Il Governatore ha inoltre assicurato che la Banca d’Italia manterrà la sua indipendenza dopo la rivalutazione delle quote e il modello seguito per i partecipanti al capitale non sarà diverso da quello della Federal Reserve. Le banche centrali di tutto il mondo sono pubbliche o semi pubbliche e non privatizzate.

Le associazioni a tutela dei consumatori però non ci stanno e hanno addirittura presentato una denuncia per quello che definiscono un «furto di 7,5 miliardi a favore delle banche socie». Adusbfef e Federconsumatori preventivano inoltre «tangibili rischi su oro e riserve». L’esposto, che ipotizza tra gli altri, il reato di peculato, è stato depositato il 3 febbraio a 130 Procure della Repubblica, alla Procura Generale della Corte dei Conti e alla Commissione Europea.

Danno erariale e aiuti di Stato mascherati ad Intesa (30,3% di quote) e Unicredit (20%), per un valore quindi di 3,5 miliardi netti. Per mezzo del decreto contestato il capitale detenuto dalle banche e dalle assicurazioni passerà da 156.000 euro a 7,5 miliardi di euro, che «oltre a configurare un aiuto di Stato mascherato, potrebbe concretizzare ipotesi delittuose dato il trasferimento forzoso dallo stato patrimoniale di Bankitalia (Ente Pubblico)». Via Nazionale, denunciano le associazioni, è stata costretta ad attingere dalle riserve ordinarie e straordinarie (22,6 miliardi di euro a fine 2012), per ricapitalizzare le banche socie con un apporto di 6,6 miliardi di euro netti. Da parte sua lo Stato riceverà un gettito fiscale ‘una tantum’ di oltre un miliardo di euro che verrà utilizzato per pagare una fetta della seconda rata dell’Imu.

 

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