giovedì, Giugno 20

Bangladesh: raccolto record di riso nel 2018 Messe a punto 94 nuove specie resistenti di riso nei laboratori nazionali, condizioni climatiche migliori e sostegno governativo alla produzione nazionale. Bangladesh quarto Paese produttore di riso al Mondo

0

Il Bangladesh nel 2018 ha raggiunto un record di produzione di riso. Secondo i dati resi noti dal Ministero dell’Agricoltura, che ufficializza i propri dati annualmente riguardo le coltivazioni e le esportazioni di questo cereale, nell’anno corrente la produzione è stata di 36.2 milioni di tonnellate, il fabbisogno interno della popolazione è stimato intorno a 29.1 milioni, ne deriva che vi è una eccedenza calcolata intorno ai sette milioni di tonnellate. Si tratta del massimo livello raggiunto in questo settore. Tra le concause positive vi è da annotare la stagione non compromessa dalle piogge monsoniche che spesso, negli ultimi tempi, sommergevano i raccolti e li mandavano distrutti. Ma non si tratta solo di questa condizione particolarmente fortunata.

Il Bangladesh Rice Research Institute, un istituto di proprietà dello Stato, per bocca del suo Direttore Generale Sahaian Kabir, ha fatto sapere che durante l’anno i ricercatori hanno individuato e messo a punto 94 nuove varietà di riso. Questa scoperta ha reso possibile la distribuzione di nuove sementi resistenti agli agricoltori che, così, hanno potuto implementare la produttività del proprio raccolto.

Attualmente il Bangladesh è il quarto Paese produttore di riso al Mondo. Nel 2012, mentre Vietnam e Thailandia si contendevano il primato delle esportazioni nel Mondo, l’India ha sopravanzato entrambi quei Paesi in termini di esportazioni, portandosi in vetta al prodotto esportato a livello mondiale con circa 7 milioni di tonnellate di riso- Il superamento di Vietnam e Thailandia fu sancito persino dal Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti, uno dei massimi organi di verifica del settore a livello globale. Quella fu, infatti, una stagione di particolari investimenti, il bando triennale 2008-2011 alle esportazioni di riso non basmati fece sì che aumentassero le forniture sui mercati locali e il tutto contribuì a calmierare i prezzi sulle piazze internazionali.

Nel 2017, le previsioni relative alla produzione di riso sono state sopravanzate dalla realtà dei fatti, infatti si è raggiunto il record di 503 tonnellate di tonnellate, un innalzamento dello 0,5% in più rispetto alle stime precedenti, oltretutto già riviste al rialzo per il precedente 2016 e mezzo milione di tonnellate in più rispetto alle aspettative di metà anno, cioè intorno a luglio. La revisione fu passo obbligato soprattutto a causa degli aggiustamenti verso l’alto determinati dalla migliorata produzione delle Filippine, dell’India e della Thailandia, il che ha condotto al compensare la discesa nella produzione di Cina e della Repubblica Popolare Democratica di Corea.

Il fatto che il Bangladesh, tra i Paesi ex poveri ed oggi sul punto di affacciarsi a pieno titolo tra i Paesi emergenti, vada a inserirsi ai vertici della produzione mondiale -dove imperano colossi quali Cina e India, per citare due nomi- è indicativo delle mutazioni che sta vivendo il mercato del settore cerealicolo e nello specifico del riso, a livello mondiale.

Come è facile immaginare, il riso costituisce oggi una delle maggiori fonti economiche del Paese. Adesso il Bangladesh esporta il proprio riso un po’ dappertutto, tra i vari acquirenti vi è anche lo Sri Lanka, con 50mila tonnellate importate. Senza dimenticare il ruolo rilevante che il cereale specifico ha nell’assolvere le esigenze del fabbisogno interno in termini di fonte di alimentazione tradizionale locale ed allo stesso tempo in termini di motore che innesca un circolo virtuoso in quanto a redditività, movimento della propensione all’acquisto e maggiorazione della capacità di acquisto che -a sua volta- consente ulteriori reinvestimenti ed espansione dell’economia nazionale.

Il riso ha quindi un ruolo rilevante nelle economie di alcuni Paesi asiatici che in questo settore hanno dalla propria parte tradizioni millenarie e questo comporta anche inveterati studi scientifici nella selezione delle varietà e delle sementi derivanti ai fini della protezione migliorata dei raccolti ed alla loro migliore durata rispetto ad eventi atmosferici, meteorologici ed altre calamità naturali. Illuminante il ‘caso’ della Thailandia del 2014, anno del colpo di Stato militare che condusse alla estromissione del ruolo di Premier di Yingluck Shinawatra che aveva portato nel suo Governo un disegno a favore delle classi contadine e nello specifico dei produttori di riso che apportasse miglioramenti nelle retribuzioni a scapito del primato dell’esportazione del riso nel Mondo. Tra i motivi addotti dagli autori del colpo di Stato vi è il mancato raggiungimento di quell’obbiettivo e lo sforamento del Bilancio nazionale a causa dello schema governativo che prevedeva fondi a sostegno dei coltivatori di riso, un acquisto da parte del Governo di riso prodotto in Thailandia e stoccato nelle proprie riserve nazionali, al fine di proteggere la produzione nazionale e innalzare i prezzi, conferendo alla catena economica messa in atto un miglioramento delle condizioni di vita degli agricoltori che coltivano riso (lo zoccolo duro del fronte politico che sostiene la famiglia Shinawatra). Si tratta, insomma, di un fatto storico che rende coscienti sulla rilevanza del riso nelle economie e persino nelle scelte politiche di alcuni Paesi asiatici che primeggiano nel Mondo in termini di produzione e /o esportazione.

In verità, anche in economie più diversificate e non asiatiche come la nostra, il riso ha una sua rilevanza tutt’altro che trascurabile. L’Italia, infatti, in Europa è da tempo il primo Paese produttore ed anche nel nostro caso si tratta di coltivazioni ormai tradizionali della nostra Storia nazionale ma anche frutto di una ricerca continua e della definizione di parametri di difesa della nostra produzione che rendono il prodotto italiano di tutto rispetto nell’arco di tutta l’area europea. L’Italia, infatti, produce il 50% del riso d’Europa e lo 0,38% del riso mondiale. «Il 91% della produzione mondiale di riso avviene in Asia – ha detto Giancarlo Quaglia, coordinatore del Centro studi CONAF, (Consiglio dell’Ordine Nazionale dei Dottori Agronomi e Dottori Forestali) – e per produrre 1kg di riso occorrono 1.700 lt di acqua. La produzione globale è costantemente aumentata negli ultimi trent’anni grazie alle migliori tecniche di coltivazione ma tale aumento non è riuscito a sopravanzare l’incremento demografico di alcune aree del pianeta. Per aumentare la produzione si è ricorsi ad un aumento delle aree coltivabili con un accaparramento di territori da parte di alcuni Stati per raggiungere la sovranità alimentare. Tale tendenza, tuttavia, corre il rischio di tradursi in perdita di biodiversità e dell’identità territoriale delle produzioni». «L’Italia nel quadro della produzione mondiale di riso rappresenta un ‘unicum’ a livello mondiale – ha spiegato l’agronomo Massimo Biloni – E’ l’unico Paese, infatti, che con una legge – la 325 del 1958 – ha imposto una classificazione delle varietà e ha imposto l’obbligo della varietà sulla confezione suddividendole in quattro gruppi (comune o originario, semifino, fino, superfino in Europa Tondo, medio, lungo). L’Italia, per questo, – ha concluso Biloni- esprime una grandissima biodiversità come comparto risicolo unica al mondo».

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore