giovedì, Aprile 9

Bangladesh: Dhaka a ferro fuoco per strade più sicure La causa: due studenti travolti da un bus privato. Mano violenta della Polizia in risposta, idranti, manganelli e gas lacrimogeni. La mobilità attraverso i bus è strategica in Bangladesh, poiché i treni sono sempre strapieni e l’auto in pochi possono acquistarla

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La Capitale del Bangladesh, Dhaka, è stata messa a ferro e fuoco nel fine settimana appena trascorso e -da più parti- si ritiene che la relativa calma attuale sia solo il fuoco che cova sotto la cenere, perché -in fondo- la questione rimane ancora aperta. Si tratta delle più violente proteste alle quali è stato dato modo di assistere in tempi recenti nel Bangladesh, causate da un grave incidente occorso lo scorso 29 luglio, dove un bus privato si è abbattuto su un gruppo di studenti, uccidendone due e ferendone più o meno gravemente molti altri. Nella giornata di sabato scorso, 4 agosto, la Polizia è scesa in strada in assetto anti-sommossa ed ha disperso con la forza centinaia di studenti che marciavano veementemente per le strade della Capitale, giunti anche da altre Province limitrofe, dove l’oggetto principale della animosità urbana è stato quello della scarsa sicurezza nel traffico ormai nevrotico di Dhaka. In realtà, come spesso accade, la Capitale è la “cartolina” dello stato delle cose anche nel resto del Paese, solo come se fosse tutto posto sotto la lente di ingrandimento. Così, se il traffico nel resto del Paese è elemento vitale per andare a scuola ed al lavoro e far parte del motore sociale ed economico del Paese, tutto questo assume un livello ulteriormente più alto, denso e complesso quando si tratta della Capitale, una delle città più affollate dell’intero arco metropolitano Sud Est asiatico.

Secondo i resoconti oculari, le violenze hanno raggiunto il picco nel momento in cui la Polizia ha manifestato tutta la propria forza nei confronti degli studenti in protesta, usando manganelli, picchiando tutti gli studenti che si incontravano lungo il percorso in modo indistinto, mezzi blindati che sparavano acqua con notevole potenza nel getto sugli stessi studenti durante le manifestazioni, gas lacrimogeni, così facendo lasciando sul selciato molti studenti feriti. Come era facile immaginare, alcune fonti vicine all’attuale Amministrazione Governativa del Bangladesh -a guida condotta dall’Awami League – hanno riferito che -tra gli studenti- si sono infiltrati molti “criminali” che si sono mimetizzati vestendo gli stessi abiti dei vari college di appartenenza degli studenti in protesta. Tra questi ultimi, invece, molti accusano studenti vicini alle posizioni dei partiti di governo di essere proprio loro la causa dell’inizio delle manifestazioni violente che hanno spinto la Polizia ad intervenire con la mano oltremodo pesante. In ogni caso, riprese aeree effettuate con telecamere dall’alto, mostrano chiaramente studenti lanciare pietre di ogni dimensione verso le Forze di Polizia del Governo Centrale di Dhaka.

La Capitale è rimasta isolata a lungo dal resto del territorio del Bangladesh, soprattutto nel fine settimana, poiché molte compagnie private di bus hanno rifiutato di far ingresso nelle aree metropolitane di Dhaka, provenendo da numerose altre zone esterne alla Capitale. Si tenga conto del fatto che i bus sono un elemento chiave della mobilità della popolazione del Bangladesh, poiché i treni sono sempre sovraffollati e la maggioranza delle persone ha parecchie difficoltà a dotarsi di un’auto propria.

In realtà, il motivo scatenante delle proteste è proprio un bus privato, che ha falciato un gruppo di studenti uccidendone due. Questo spiega perché la stragrande maggioranza dei bus di linea, sulle tratte verso Dhaka dalle più diverse località del Bangladesh, si siano poi rifiutati di fare ingresso nella Capitale così devastata dalle sommosse e soprattutto dalla mano violenta applicata da parte delle Forze di Polizia per evitare di essere oggetto di violenze, eventuali vendette ed azioni in danno dei mezzi di proprietà di società private.

Le fonti governative hanno fatto subito sapere alle principali agenzie internazionali che i conducenti del bus causa dell’incidente alla base delle proteste sono stati arrestati ma -in verità- i reali motivi alla base del grave incidente nel corso del quale son morti all’istante due studenti, finora permangono oscuri ed oggetto di indagine.

Gli incidenti stradali in Bangladesh son tutt’altro che inusuali, anzi, si stima che più di 3.000 persone ogni anno lasciano la vita sul selciato di una qualche strada nell’intera Nazione proprio a causa di incidenti stradali, secondo dati messi a disposizione dalla World Health Organization.

Nonostante il Governo abbia invitato gli studenti a concludere le manifestazioni in strada, questi hanno letteralmente paralizzato la Capitale con studenti teenager in uniformi scolastiche i quali hanno persino eretto dei checkpoint e consentendo l’ingresso alle aree occupate di Dhaka solo ai mezzi di emergenza.

Il paradosso è stato evidente ai più: secondo buona parte dei reporter giunti da ogni dove, non s’era mai vista la Capitale con una circolazione veicolare migliore in precedenza, se non fosse stato per la regolamentazione applicata dagli studenti in protesta, i quali hanno consentito ai mezzi da loro autorizzati di circolare e si sono opposti a chiunque loro ritenessero non utile all’interno delle aree occupate, persino persone con regolare patente ed ufficiali dell’Esercito. E gli unici interpreti di questa migliorìa inaudita per Dhaka sono stati proprio gli studenti che sono scesi in strada per chiedere veementemente al Governo del Bangladesh di porre mano al miglioramento -per mano istituzionale- della questione “traffico” nella Capitale e nell’intero territorio del Bangladesh, affinché morti assurde come quelle del 29 luglio non si verifichino più.

Le Autorità del Bangladesh hanno anche interrotto le comunicazioni via web, bloccando tutto. Le Forze di Polizia hanno usato cannoni ad acqua e persino gas lacrimogeni per disperdere gli studenti nelle aree occupate della Capitale soprattutto nei pressi della Dhaka University nella giornata di Lunedì 6 agosto, poiché i manifestanti erano sul punto di marciare attraverso il distretto urbano di Shahbagh. In un’altra area urbana di Dhaka nota come Aftabnagar, i giovani ritenuti supporter del governo in carica (Chatra League) si sono scontrati con altri studenti di Università private. Sempre nella tarda serata di Sabato 5 agosto, il fotografo Shahidul Alam, un noto fotografo già quattro volte componente della giuria del Prestigioso World Press Photo, è stato arrestato perché accusato -da parte del Governo del Bangladesh- di instillare falsità ed aver diffuso “paura e panico” su internet usando “bugie fantasiose e provocatrici. In realtà, il famoso fotografo aveva scattato foto e le ha rese pubbliche via web, dove si vedono chiaramente giovani armati che si scagliano contro i manifestanti. E pure il fotografo ha criticato pesantemente il Governo del Bangladesh per le condizioni di insicurezza delle strade del Paese. In cambio, gli è stata comminata la custodia cautelare per 10 giorni. L’organo giudiziario, poi, ne ha accordati sette. Il fotografo fa parte di un gruppo di ben 45 persone accusate di aver sparso “notizie false” sulle proteste studentesche. E tre sono state sottoposte ad arresto.

Nella giornata di sabato si contano almeno un centinaio di feriti, a causa degli scontri, nella giornata successiva fonti locali hanno comunicato ai media internazionali che l’auto dell’Ambasciatore USA Marcia Bernicat è stata attaccata da non meglio precisati “uomini armati”, in ogni caso la personalità diplomatica è rimasta illesa.

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