mercoledì, Agosto 12

Bangkok e i suoi misteri field_506ffbaa4a8d4

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Bangkok – C’è voglia di tornare alla vita normale. Bangkok è fatta così: metabolizza – o si sforza in ogni modo di metabolizzare – i momenti più duri della vita collettiva. È accaduto così ai tempi delle rivolte in strada (anno 2010) guidate dai movimenti politici affini alle ‘Magliette Rosse’, che sostengono i movimenti popolari, le componenti del mondo dell’agricoltura vicine all’ex Premier deposto Thaksin Shinawatra, e successivamente a sua sorella Yingluck. È accaduto anche quando a scendere in strada sono state le ‘Magliette Gialle‘ (anno 2014) guidate da Suthep Thaugsuban, con corredo di tali pressioni nei confronti di Yingluck Shinawatra da spingere la Giunta Militare a estromettere la Premier eletta e insediarsi alla guida dittatoriale della Thailandia. E così si cerca di fare anche a proposito dell’attentato del 17 agosto scorso: metabolizzare e andare avanti. La frase hashtag è: Più forti uniti.

Rimossi i resti dei corpi umani, frattaglie, arti, teste; rimossi i motorini letteralmente volati per aria tutt’intorno all’area del Tempietto Erawan, meta di preghiere e visite ogni giorno, incessantemente, anche oggi è stato così. Gli addetti stanno riverniciando le inferriate, la pavimentazione viene riposizionata e restaurata, compreso il cratere lasciato dall’esplosione.

Traffico, sulle passerelle sopraelevate si muovono le persone che per lavoro o per semplice shopping, diretto verso i big mall meta del pellegrinaggio commerciale, si affrettano e gettano un rapido sguardo lì dove si sono svolti i drammatici fatti. Sotto scorrono con una lentezza tipica del traffico di Bangkok i taxi e soprattutto gli autobus. Sopra tutto questo c’è la linea sopraelevata dello Skytrain. Vociare, rumore, smog, insomma, tutto sembra apparentemente tornato a un criterio di ‘normalità’ a Bangkok.

Ma non è così. Ovviamente non è così. La ‘vetrina’ è sempre ben lucidata e ripulita all’occhio del turista internazionale, ma il cittadino di Bangkok vive come in una specie di vago serbatoio della memoria collettiva, dove in mezzo ad alcuni fasti collettivi, come il genetliaco del Sovrano o le Festività di natura religiosa, lampeggiano anche le bombe in strada, una specie di lisergico incubo sociale costellato di sangue e morte. Rimosso, meno appariscente ma c’è. Un po’ come la polvere che viene nascosta sotto i tappeti, prima o poi questo demone della violenza riappare e viene a riscuotere il suo tributo cupo e drammatico.

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