sabato, Settembre 21

Bangkok: ancora una volta bombe, segreti e misteri Le esplosioni di venerdì scorso nella Capitale thailandese e la reticenza delle Forze di Polizia in una folla di dietrologie

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C’è ancora molto da capire in merito alle esplosioni che si sono verificate in svariate posizioni, venerdì 2 agosto, al mattino, in una Bangkok impegnata – nel week end – nell’ospitare leader provenienti da tutto il Mondo, compreso il Segretario di Stato USA Mike Pompeo ed il Ministro degli Esteri cinese Wang Yi, tutti giunti per compartecipare l’apertura dei lavori del vertice ASEAN.

La Polizia thailandese ritiene che bombe artigianali siano state utilizzate per le sei esplosioni che hanno ferito quattro persone e mandata in confusione la folla di pendolari che in quella fascia oraria solitamente rende frenetica l’atmosfera della Capitale thailandese, nevroticamente ai blocchi di partenza per intraprendere il proprio ciclo di lavoro. Un settimo ordigno inesploso è stato poi rintracciato dalla stessa Polizia thailandese successivamente.

Per la precisione, tre ordigni sono esplosi vicino all’affollatissima stazione dello Skytrain, BTS Chong Nonsi, in pieno centro, poco prima delle 9 del mattino. Una esplosione è stata chiaramente udita nei pressi del King Power Mahanakhon Building vicino alla stazione sopraelevata ed un’altra esplosione è avvenuta nel parco sottostante la stazione stessa. Sono state scattate, soprattutto con l’ausilio dei propri smartphones, molte foto che sono state immediatamente postate sui social. Non sono certo mancati twitt come quello di @muchmuchmellow: «E’ stato spaventoso, stavo uscendo dalla stazione ed ho sentito un botto molto forte. Un lampo di luce e poi tutto fermo. Gente nel panico e tutti che correvano fuori». La stazione ha chiuso i Cancelli 2 e 4 immediatamente dopo le esplosioni. Un portavoce dell’Erawan Emergency Medical Centre ha riferito che due dei feriti lavoravano al Mahanakhon Building. Una esplosione è avvenuta anche in un quartiere residenziale della Capitale.

«I residenti hanno riferito, ai media che li hanno variamente sollecitati, di aver visto alcuni studenti con sembianze di appartenenza a istituti tecnici far cadere qualcosa poco prima delle esplosioni, così stiamo seguendo ogni traccia», ha riferito l’ufficiale di Polizia Teerapong Wongratpitak alla testata Strait Times mentre gli agenti setacciavano l’intera zona alla caccia di indizi. Ci sono anche immagini registrate da telecamere interne alle sedi commerciali. Un venditore di frutta, Balee Inpracon, 23 anni, il quale era in zona al momento dell’esplosione, inizialmente non credeva si potesse trattare di una esplosione. «Non credevo si trattasse di qualcosa di grave perché pensavo fosse solo l’ennesima esplosione di un trasformatore. Cosa che accade molto spesso in questa zona». Diverse esplosioni sono state sentite nel complesso edilizio di Chaeng Wattana, alla periferia della Capitale, dove però, non c’è stato alcun ferito.

Si tenga conto del fatto che giovedì scorso, cioè il giorno prima delle esplosioni, la Polizia aveva trovato due finte bombe al Centara Hotel, dove era in programma il 52° Meeting dei Ministri degli Esteri e le riunioni relative alle quali in calendario erano previsti gli incontri a cui partecipano i leader mondiali e dell’ASEAN. Sette ragazzi giovanissimi, tra i 15 e i 17 anni, studenti di Istituti Tecnici, ritenuti collegati ai fatti, sono stati arrestati.

Da quel momento, tutti i servizi di sicurezza sono stati rafforzati in tutta l’area nei pressi dell’hotel e nel vicino centro commerciale Central World dove sono stati attentamente controllati tutti gli zainetti dei visitatori in zona. Il Primo Ministro Prayuth Chan o-cha, che ha immediatamente disposto una indagine, ha condannato gli attacchi ed ha esortato l’opinione pubblica a non farsi prendere dal panico. «Dobbiamo dimostrare il nostro sforzo comune nel combattere coloro che intendono danneggiare il Paese. Non consentiamogli di far parte della nostra società», ha affermato il Primo Ministro in una sua dichiarazione ufficiale sul merito specifico delle esplosioni.

Da sottolineare il precedente storico più grave con 22 morti e 123 feriti in occasione delle esplosioni del 17 agosto 2015, nei pressi del Tempio Erawan, sempre nel centro di Bangkok, dove la comunità turistica internazionale fu l’oggetto principale destinatario delle esplosioni: nella folla infatti, vi erano anche cinesi e filippini, oltre ai cittadini thailandesi. Un presunto responsabile, in quel caso, fu arrestato e non mancarono fotogrammi tratti da riprese effettuate con le telecamere della zona.

Anche questa volta, nello scenario politico thailandese -attualmente più ‘militarizzato’ che mai, visto che è stato de facto ridisegnato dai militari della giunta che ha effettuato il colpo di stato del 2014- è stata tirata fuori l’accusa nei confronti dell’ex Premier e leader politico del fronte popolare delle cosiddette ‘Magliette Rosse’, ovvero Thaksin Shinawtra, accusato di voler destabilizzare la Thailandia per tornare al potere. Corre obbligo di menzionare il fatto che sia Taksin che la sorella Yingluck Shinawatra, anch’essa diventata Primo Ministro thailandese, sono stati defenestrati da colpi di stato condotti dai militari. Quindi, la popolazione thailandese fa un po’ spallucce su questa ipotesi vista la sua scarsa fondatezza e la poca credibilità sia dei militari sia dei politici loro affini in tal senso.

Altre ipotesi ‘classiche’ che vengono menzionate in occasione degli attentati in territorio thailandese sono quella del Barisan Revolusi Nasional-Coordinate, un gruppo estremista che invoca l’indipendenza delle Provincie meridionali thailandesi al confine con la Malaysia, cioè Yala, Pattani e Narathiwat. Altri invece, citano la comunità minoritaria repressa degli Uiguri che vogliono ‘vendicare’ la deportazione in Cina da parte del Governo thai di 109 uiguri. Vi è poi da ricordare il tentativo di attentato all’Ambasciata israeliana di Bangkok da parte di Hezbollah nel 1991 e la bomba esplosa prematuramente nel 2012 in una base di Hezbollah a Bangkok.

Da non tralasciare anche l’ipotesi della Jamaah Islamiyah, un movimento transnazionale con cellule presenti in Malaysia, Filippine, Singapore e, appunto, Thailandia. Il timore inveterato nella storia recente della Thailandia è quello del compattamento del fronte separatista meridionale a frange variamente collegate ad al Qaeda o all’ISIS, come accaduto -con gravi danni per la popolazione- nel Mindanao filippino, contro cui si è scatenata la violenza dell’Esercito di Rodrigo Duterte ma che niente rassicura sia del tutto debellato.

Con un apparato militare che ha occupato la struttura del Governo democratico nazionale thailandese de-naturandolo e snaturandolo, è alquanto difficile immaginare risposte chiare, definitive, rapide e credibili sulle esplosioni di venerdì 2 agosto 2019 così come in tutti i casi precedenti elencati e menzionati. Tutti casi dove, appunto, le risposte latitano da lungo tempo.

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