giovedì, Luglio 18

Banche, vigilanza, effetto BCE field_506ffb1d3dbe2

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Il settore bancario europeo è in continua evoluzione. Nel corso degli ultimi mesi sono state varate molte nuove norme che modificheranno radicalmente la struttura della vigilanza bancaria e la relazione tra BCE (Banca Centrale Europea) e istituti di credito.

L’obiettivo di queste riforme è quello di dar vita ad un sistema bancario più solido, credibile e, soprattutto, che sia controllato con un approccio omogeneo in ogni parte d’Europa.

Il 19 giugno scorso, in occasione di un convegno per i 75 anni di ICBPI (Istituto Centrale delle Banche Popolari Italiane), vi è stato un interessante intervento di Fabio Panetta, vice direttore della Banca d’Italia, che ha illustrato la relazione tra la nuova vigilanza europea e l’Italia del credito intitolato ‘La nuova vigilanza bancaria europea e l’Italia’.

Sempre in questi giorni si è cominciato a sviluppare il dibattito sull’impatto degli interventi straordinari varati dalla BCE, visto che è già possibile esaminare l’andamento di qualche variabile dopo l’entrata in vigore degli interventi di inizio giugno.

I due argomenti sono strettamente collegati perché, come si diceva, le banche italiane devono abituarsi sia al nuovo mondo della vigilanza BCE, sia ai nuovi strumenti varati dallo stesso istituto di Francoforte per favorire credito e robustezza delle banche.

Per quel che riguarda la nuova vigilanza bancaria, Panetta sottolinea un aspetto importante che interessa direttamente le banche italiane. Da tempo si sostiene che la Banca d’Italia abbia vigilato sul sistema del credito italiano in modo molto rigoroso. Per supportare tale idea si sottolinea che lo Stato italiano è intervenuto a supporto quasi esclusivamente del Monte dei Paschi di Siena nel corso degli ultimi anni. E il MPS è stato aiutato, attraverso l’emissione dei Tremonti-Monti bond, soprattutto per cause interne, legate ai comportamenti dei manager, ora indagati. Si vuol sottolineare, quindi, che nonostante la crisi finanziaria cominciata nel 2007, la crisi europea del debito sovrano partita nel 2010 e la profonda recessione del 2012-2013, le banche italiane sono riuscite a resistere senza necessitare di particolari sostegni, diversamente da quanto avvenuto in altre nazioni europee. Visti questi risultati, si desume che le banche italiane sono state controllate in modo più puntiglioso rispetto a quanto abbiano fatto le autorità di vigilanza di altri Paesi.

Ne consegue che il sistema bancario italiano ha poco da temere dalla nuova vigilanza della BCE. Infatti, uno dei punti principali della nuova vigilanza, rimarcato anche da Panetta, è che con la vigilanza unica della Bce sulle 120 banche più grandi dell’area euro sarà più facile il confronto tra gli indicatori delle banche e migliorando sia l’approccio degli investitori che la percezione dei mercati sull’attendibilità dei numeri presentati nei bilanci. Da ciò deriva che le banche italiane avranno solo da guadagnare da una armonizzazione della vigilanza verso standard più elevati poiché ciò renderà manifesto quali sono gli istituti bancari europei veramente fragili. Non sarà più possibile camuffare le debolezze grazie alla compiacenza del vigilante nazionale, come potrebbe essere successo in passato.

A ciò si aggiunga che le banche italiane più in difficoltà hanno già avviato iniziative per migliorare la loro solidità. Quindi, i pericoli che i futuri esami della BCE diano esito negativo per le banche italiane sono limitati, purchè corrisponda al vero che la vigilanza italiana è più severa e se le banche non hanno nascosto nulla sotto il tappeto. Le operazioni svolte dalla Banca d’Italia negli ultimi mesi dovrebbero aver fugato ogni dubbio e le banche italiane che passeranno il vaglio della BCE con votazioni mediocri dovrebbero essere molto poche, forse un paio.  

Inoltre, il controllo della BCE, assicurando una sostanziale parità di trattamento tra le banche e una elevata severità nei test, renderà più affidabile il sistema bancario europeo riducendo il rischio e favorendo il ritorno della fiducia di investitori e clienti.

Di questo nuovo scenario si gioveranno soprattutto le banche dei Paesi che sono stati più colpiti dalla crisi economica e finanziaria. Anche le banche italiane si troveranno ad operare in un contesto più sicuro, con meno volatilità, a tutto vantaggio non solo della loro stabilità, ma anche dei cittadini. Infatti, a seguito degli esami della BCE, fugato ogni dubbio sulla robustezza del settore bancario, potrebbe avviarsi un processo virtuoso che faccia ritornare nelle banche italiane i fondi esteri ritirati negli ultimi anni, incrementando la liquidità e la predisposizione delle banche a concedere credito. Lo stesso Panetta nel suo intervento sottolinea che il lieve miglioramento del ciclo economico può essere irrobustito dalle riforme e da un clima di maggior fiducia, costruito anche grazie al nuovo, omogeneo e più severo sistema di vigilanza.

In questo scenario vanno ad innestarsi le recenti decisioni della BCE per rilanciare il credito e sconfiggere la bassa inflazione. La banca centrale, vuole scongiurare il rischio deflazione e, quindi, ha dato vita a misure che con il passare dei mesi hanno l’obiettivo di stimolare crescita e credito. Panetta ne sottolinea l’importanza, anche perchè senza una ripresa del credito l’economia non riuscirà a trovare la forza per ripartire. E ciò è valido a maggior ragione in Italia visto che l’economia italiana è bancocentrica e, quindi, se le banche non ritorneranno a supportare l’economia concedendo credito la ripresa continuerà ad essere stentata.

Tra le misure della BCE, quella che poteva avere più immediate ripercussioni sul modus operandi delle banche era la riduzione del tasso sui depositi, portato in territorio negativo (-0,1%). Con questa mossa si intende scoraggiare le banche dal continuare a lasciare depositati i fondi sui conti correnti accesi presso la BCE perché con il tasso negativo le banche sono costrette a pagare interessi alla BCE quando lasciano fondi in eccesso sui conti correnti.

Le banche sono tenute a tenere depositata una certa somma (la riserva obbligatoria), ma negli ultimi anni, per motivi precauzionali, hanno sempre depositato molti più fondi di quelli richiesti. Questo denaro rimaneva inutilizzato senza trasformarsi in nuovi prestiti o in altre forme di investimento. Il tasso negativo su questi fondi in eccesso ha lo scopo di stimolarne un utilizzo più attivo. Questa misura è entrata in vigore l’11 giugno, dopo essere stata annunciata il giorno 6, e quindi si può osservare cosa è successo nei giorni successivi all’importante cambiamento.

Dai dati  appare evidente che l’effetto Draghi è stato di limitata entità nei giorni successivi all’annuncio per poi dissolversi completamente. Non si nota un break nei dati, come, invece, ci si poteva aspettare, né tantomeno una graduale riduzione. Infatti, se a inizio giugno l’eccesso di depositi (ottenuto sottraendo a tutti i fondi depositati dalle banche presso la Bce la riserva obbligatoria) era di poco superiore a 150 miliardi, nella settimana tra 23 e 27 giugno il valore dei depositi in eccesso si è situato vicino a 140 miliardi. Se dopo l’annuncio del giorno 6 giugno si è assistito ad una riduzione graduale verso i 100 miliardi in seguito, dal 17 giugno, questo eccesso di fondi è ritornato a crescere.

Quindi, l’effetto sperato da Mario Draghi, Presidente della BCE, per ora non si è manifestato. Le banche continuano a depositare grandi quantità di fondi sui conti accesi presso la BCE anche se su questi fondi ora pagano un tasso di interesse. Il tasso negativo non è servito, almeno per ora, a far cambiare abitudine alle banche. Non ha avuto un impatto immediato.

L’altra manovra entrata immediatamente in vigore è la fine della sterilizzazione del SMP (Securities Markets Programme). Questa misura ha fatto immediatamente salire di oltre 150 miliardi la liquidità presente nel sistema bancario.

I risultati delle più recenti aste dei titoli di stato fanno ipotizzare che le banche stiano utilizzando questa nuova liquidità per comprare proprio i titoli di stato. Si può supporre, quindi, che si dovrà attendere ancora qualche settimana per capire cosa faranno le banche con la liquidità depositata presso la BCE. In questi primi giorni stanno probabilmente sistemando la liquidità in più proveniente dalla mancata sterilizzazione del SMP e solo nei prossimi giorni cominceranno ad utilizzare in modo alternativo la liquidità depositata presso la BCE.

Resta la certezza, però, che i primi indizi sui risultati dei provvedimenti della BCE non sono affatto positivi: le banche continuano a comprare titoli di stato e non hanno immediatamente smobilizzato la liquidità in eccesso depositata presso la BCE.

Per ora l’effetto Draghi non ha colpito l’obiettivo. Forse solo da settembre, con i prestiti BCE-banche a quattro anni destinati al finanziamento di famiglie e imprese, si riuscirà a registrare qualche primo segnale positivo. 

 

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