venerdì, Settembre 25

Banche: test rileveranno buco da 767 miliardi field_506ffb1d3dbe2

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draghi

Se verranno condotti dei ‘veri’ stress test nella zona dell’euro, gli esami potrebbero rilevare la presenza di un buco da mille miliardi di dollari nei bilanci delle banche. Secondo i calcoli di uno studio pubblicato in Germania, 108 banche della regione potrebbero avere bisogno infatti di 767 miliardi di euro per essere adeguatamente capitalizzate, una cifra che potrebbe anche portare i Governi a richiedere soldi ai contribuenti. Il risultato dell’analisi condotta da Viral Acharya, professore della New York University e consulente del Comitato europeo per il rischio sistemico (ESRB) e da Sascha Steffen, della Scuola Europea di Berlino di Management e Tecnologia, è stata distribuita a banche e think tank all’inizio di questa settimana.

L’esito degli stress test della Banca centrale europea – che prevedono scenari di crisi più severi di quanto anticipato – è previsto per novembre, ma la credibilità dei risultati dipenderà da come avverrà il confronto con le valutazioni indipendenti. Due funzionari europei hanno riferito a ‘Bloomberg’ che la Bce è a favore di una soglia per i requisiti di capitale al 6%. Sarebbe più severo del 5% esatto dall’inglese EBA nel 2011. Nella seconda parte del processo di analisi dei bilanci, per verificare la salute dei bilanci secondo le condizioni economiche e finanziarie attuali, era richiesto l’8%.

Ciò significa che nella terza parte dell’Asset Quality Review, che prevede la simulazione di scenari di crisi e recessione, alle banche verrà richiesto di dimostrare che i loro livelli di capitale non scenderanno sotto il 6% dei loro asset. Ignazio Angeloni, numero uno del direttorio di stabilità finanziaria dell’istituto centrale, ha detto che al momento «abbiamo un cuscinetto di capitale verosimile, ma sicuro dell’8%. Ora vogliamo avere la possibilità di prendere in considerazione tutte le fonti principali di rischio». L’obiettivo degli esami che avranno una durata annuale è garantire la stabilità del sistema finanziario del blocco a 18 – colmando anche eventuali buchi di bilancio di istituti a corto di liquidità – prima di poter passare alla formazione dell’unione bancaria.

Da oggi il Portogallo non è più sotto osservazione per un possibile downgrade da parte di S&P. Lisbona è stata infatti tolta dal CreditWatch negativo dell’agenzia di rating Americana. Restando all’interno dell’area euro, il Presidente francese Francois Hollande si è lamentato del fatto che il tasso di cambio della moneta unica con il dollaro è ancora «particolarmente alto». L’area periferica incomincia a battere i pugni sul tavolo e ne ha ben donde.

In Spagna continua a farsi sentire l’onda lunga delle misure draconiane di rigore fiscale, che estendono nel tempo il momento no dell’economia reale. Oltre alla crisi occupazionale grave, Madrid deve fare i conti con la difficoltà delle famiglie e delle aziende a ripagare i debiti. La percentuale di prestiti inesigibili sulla somma totale ha raggiunto la quota record di 13,08% in novembre, in rialzo dal 12,99% del mese precedente.

Il tutto mentre in Cina si teme per la formazione di una bolla creditizia. La Borsa di Shanghai è scivolata ai minimi da luglio. Hanno deluso il settore manifatturiero e dei servizi, ma il grande problema rimane il processo di creazione di credito fuori controllo nel sistema bancario collaterale. L’istituto di credito cinese maggiore del Paese per numero di asset, Industrial and Commercial Bank of China, ha confermato che non salverà né compenserà i detentori dei prodotti circolanti nel cosiddetto sistema bancario ‘ombra’. I prestiti inevasi ‘Credit Equals Gold #1 Collective Trust’ che scadranno il 31 gennaio e che valgono 492 milioni di dollari – si legge su un dispaccio dell’agenzia ‘Reuters – non saranno garantiti. La paura per lo scoppio di una crisi derivante dall’effetto contagio che potrebbe scaturire dal primo default nel sistema bancario collaterale tanto in voga in Cina ha affossato gli indici azionari.

A contribuire al fenomeno è stata la liquidità in eccesso fornita dalla banca centrale della potenza asiatica, la quale ha prodotto effetti distorsivi, aumentando a dismisura le dimensioni del sistema bancario ‘ombra’. Se l’area euro fa fatica a imboccare la strada della ripresa, lo stesso non si può dire del Regno Unito.

Promosso con lode lo stato di salute del settore dei consumi in Gran Bretagna. I consumatori britannici si sono letteralmente riversati in massa a fare acquisti nei negozi in dicembre, prima e durante le vacanze natalizie. Gli osservatori sono meno convinti invece del fatto che la corsa alle spese si protrarrà anche nel 2014. Rispetto allo stesso periodo 2012, il settore delle vendite al dettaglio ha registrato un rialzo del 5,3% il mese scorso. Su base mensile il miglioramento è stato del 2,6%. Gli analisti scommettevano su un risultato molto inferiore, dello 0,3% e 0,4% rispettivamente.

Alan Clarke, Direttore della divisione di strategia nel mercato del reddito fisso (l’obbligazionario) di Barclays, ha salutato con entusiasmo le cifre, sottolineando che la crescita delle vendite non può essere attribuita all’effetto positivo di una riduzione dei prezzi, che invece non c’è stata. «È un boom! Le vendite al dettaglio sono balzate del 2,6%, decisamente molto di più del previsto. Analizzando i dati nel dettagli si nota un bel risultato dell’area Internet, che non è una sorpresa perché ce lo aspettavamo.Il balzo è stato del 5%. Nel frattempo anche i magazzini della grande distribuzione hanno fatto bene. Mi sarei aspettato un simile risultato da un abbassamento radicale dei prezzi, ma invece non è così. Il deflatore è rimasto sostanzialmente stabile».

Jeremy Cook, Chief Economist presso World First, pensa che i numeri rischiano di essere però l’ultimo «urrà» per il settore delle vendite al dettaglio nel Regno Unito, prima di subire una fisiologica  ricaduta post festività. Secondo lui nel 2014 i consumatori stringeranno di più la cinghia. «È sicuramente un dato inatteso. La fiducia dei consumatori elevata, gli sconti del periodo pre natalizio e il miglioramento del mercato del lavoro sono i fattori principali che mi sento di citare alla base di un tale balzo. Sono tassi di crescita che non si vedevano da maggio del 2008».

Non tutte le notizie giunte da oltre Manica sono positive. Il colosso petrolifero inglese Shell ha emesso un profit warning, il primo degli ultimi dieci anni, citando i problemi riscontrati dal business della raffinazione di greggio. Sempre in ambito di notizie societarie, dalle ultime indiscrezioni pare che Microsoft abbia trovato il sostituto di Steve Ballmer alla guida del gruppo di software.  Si tratterebbe di Hans Vestberg, di cui si fa il nome nei media da stamattina. L’Amministratore Delegato di Ericsson sarebbe infatti in pole position per il posto prestigioso.

 

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