giovedì, Dicembre 12

Banche statali e private in Russia: fallite Come riesce un sistema economico a non collassare nonostante le proprie banche continuino a fallire? In un sistema finanziario ancora instabile, sono oramai più di 50 le banche russe fallite negli ultimi mesi

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Come riesce un sistema economico a non collassare nonostante le proprie banche continuino a fallire? E come fanno privati ed imprese a scegliere liberamente la banca per le proprie necessità finanziarie o di investimento?

In un sistema economico complesso le risposte sarebbero diverse e tra loro variegate, ma non in Russia, dove la risposta è abbastanza semplice: il sistema non collassa perché in realtà privati ed imprese non scelgono. Aziende e privati, infatti, tendono ad avere relazioni bancarie prevalentemente con istituti direttamente o indirettamente legati allo Stato. Le banche private, russe e straniere, si contendono nicchie di mercato e spazi commerciali che le banche statali non vogliono o non possono presidiare.

Da una quindicina di anni, oramai, la presenza dello Stato nell’economia è massiccia, ma se in passato lo era soprattutto in settori considerati strategici, come quello delle risorse naturali o della difesa, adesso, lo Stato ha ampliato il proprio raggio di azione ed è divenuto il principale attore anche nel settore finanziario, dove una manciata di banche detiene oramai importanti quote di mercato e condiziona in maniera rilevante la stessa arena competitiva.

Sberbank, VTB, Gazprombank e Rosselkozhbank sono le principali banche della Federazione, tutte pubbliche e con un patrimonio netto che rappresenta quasi il 60% di quello dell’intero settore bancario locale. Le quattro banche detengono una quota del portafoglio crediti complessivo che sfiora il 65% del totale. Percentuali analoghe anche per il volume dei depositi: più del 65% dei depositi di privati ed aziende è infatti lasciato presso le casse delle quattro banche. Le percentuali superano invece il 70% se si considerano anche le banche più piccole e detenute direttamente o indirettamente dallo Stato. Tra le banche pubbliche spicca naturalmente Sberbank: prima banca della Federazione, detiene addirittura il 45% del totale dei depositi bancari del Paese, circa tre volte il volume dei depositi di VTB, la seconda banca russa e più del doppio del livello delle rimanenti tre banche pubbliche.

Le quattro banche, come detto, sono tutte collegate -direttamente o indirettamente- allo Stato. Gazprombank è nelle mani del colosso Gazprom, a sua volta controllato dal Governo, mentre Rosselkozhbank è controllata da Rosimushchestvo (Federal Agency for State Property Management), sempre nelle mani del Governo (per il tramite del ministero dello sviluppo economico). Le due banche, nonostante siano banche commerciali a tutti gli effetti, hanno un più basso profilo commerciale rispetto a Sberbank e VTB: Gazprombank è una banca universale, ma supporta ed accompagna lo sviluppo dell’azienda madre, con un occhio particolare al settore oil & gas, finanzia comunque anche settori diversi, con una attenzione alle grosse aziende russe; Rosselkozhbank è la banca, invece, deputata a supportare il problematico settore agricolo russo, necessita di frequenti ricapitalizzazioni ed immissioni di liquidità.

Sono in realtà Sberbank e VTB che si contendono il mercato. Entrambe listate alla Borsa di Mosca, la prima è controllata dalla Banca Centrale Russa, la seconda sempre da Rosimushchestvo (Federal Agency for State Property Management). Le due banche assieme rappresentano più della metà del sistema bancario locale. Negli ultimi mesi l’attività di VTB, nel tentativo di acquisire quote di mercato, è divenuta frenetica: ha acquisito la West Siberian Commercial Bank (Zapsibcombank), tra le prime sessanta banche della Federazione ed è in procinto di concludere l’acquisizione di Sarovbusinesbank, importante banca della regione di Nizhny Novgorod, mentre nel mese di ottobre aveva chiuso l’operazione per il controllo di Bank Vozrozhdenie, detenuta fino a qualche mese fa dai fratelli Ananiev, insieme a Promsvyazbank, nazionalizzata anch’essa e divenuta la banca deputata a supportare il settore della difesa e degli armamenti.  

I movimenti di assestamento nel settore sono quindi ancora evidenti, mentre la banca centrale continua ad intervenire spesso e volentieri, talvolta introducendo l’amministrazione temporanea, talvolta, senza perdere troppo tempo, ritirando la licenza. Sono state più di cinquanta le banche che nel 2018 hanno perso la licenza: alcune piccole e piccolissime, ma anche banche di un certo spessore e rilevanza come la moscovita Agrosoyuz o le pietroburghesi Bank Sovetsky e International Bank of Saint Petersburg. Se allarghiamo il riferimento temporale e lo spostiamo agli ultimi anni, l’elenco delle banche che hanno perso la licenza è lunghissimo: da Intercommerzbank a Bank Jugra, passando per RosinterBank e Probusinessbank, solo per citarne alcune. Un totale di quasi quattrocento banche, più o meno la metà del totale delle banche della Federazione esistenti all’inizio del processo, avviato da poco più di un lustro.

Nonostante il fallimento di un numero così elevato di istituti, il sistema comunque sta reggendo agli scossoni e non è poco per un Paese in via di sviluppo e che appena venti anni fa ha visto il sistema bancario accartocciarsi su se stesso, ma è tutt’altro che un sistema efficiente.
Il flusso di rubli che dalle casse statali confluisce al sistema bancario è ingentissimo: lo Stato non solo controlla e gestisce le principali banche, ma è dovuto intervenire più volte, con prestiti subordinati ed emissioni obbligazionarie per rinforzare il capitale anche di molte banche commerciali private. Senza considerare le somme spese dalla DIA (Agenzia di Tutela dei Depositi) e dal Fondo di Consolidamento Bancario per le procedure di amministrazione straordinaria o quelle successive ai tanti fallimenti bancari.

Se potessimo dare un giudizio solo sull’efficacia degli interventi, allora forse potremmo dire che gli interventi sono stati efficaci, hanno evitato, in fin dei conti, che il sistema collassasse, se invece volessimo analizzare gli stessi in termini di efficienza, inevitabilmente dovremmo evidenziare l’enorme spreco e dispersione di denaro pubblico, in un Paese che, invece, avrebbe bisogno di un uso parsimonioso ed attento di ogni singolo rublo speso dallo Stato.

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