lunedì, Settembre 28

Banca Popolare di Vicenza, la tragedia della SPA

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Gambellara, un paese tra Verona e Vicenza, un paese immerso in quel Nord-Est dove si respira l’orgoglio e la consapevolezza di essere locomotiva e traino di un Paese, l’Italia, che ha sempre faticato ad essere omogeneo e che, probabilmente, non lo sarà mai. Uscita dall’autostrada al casello di Montebello mi fermo ad un bar per prendere una cioccolata calda e già li mi accorgo di essere una ‘straniera’, parlano un dialetto molto stretto ed io non capisco. Si evincono in continuazione solo due parole: ‘Banca‘, ‘ladri‘, le condizioni meteorologiche cupe non contribuiscono certo a rendere il clima umorale meno buio.
Arrivo al grande parcheggio, per l’occasione al completo, e scorgo la struttura della Perlini Equipement adibita ad assemblea dei soci della Banca Popolare di Vicenza. All’esterno, tanti e tanti gruppi di persone con cartelli che si raccontano tra loro non storie, ma tragedie. Subito si accertano che chi passa sia un ‘Socio’ ed ottenuto il ‘si’ i loro occhi cambiano, ti guardano con un misto tra sollievo, rabbia e disperazione. Immediatamente sono diventata veneta, immediatamente sono diventata una di loro, disperati per aver perso tutto …. certo i veneti … un popolo testone, magari campanilista, ma chi non lo è, magari con tanti difetti, e chi non li ha, ma sempre al lavoro, sempre con la testa bassa e con una dignità da far rabbrividire anche la persona più cinica al mondo.
Certo, ci sarà anche chi, con una svalutazione del 90% delle azioni, potrà dire di aver avuto solamente una grave perdita, ma lì ho incontrato solo persone con situazioni ben diverse, e queste situazioni sono di semplicissima comprensione: hanno perso i loro risparmi. Vi prego, non facciamo come Mario Monti quando, nel 2011, gli hanno chiesto se non lo preoccupassero i suicidi che stavano avvenendo lui ha risposto che in Grecia il numero era molto più alto. Consideriamo le persone esclusivamente comedanno collaterale accettabile?
Non mi soffermo su tecnicismi di economia bancaria, cercherò di essere il più chiara possibile. Le azioni della Banca Popolare di Vicenza non erano assolutamente azioni quotate, sono da sempre state vendute come quote sociali della banca, il cui prezzo era determinato dal c.d.a. in base ad una valutazione sulla bontà dell’istituto, valutazione che sarebbe dovuta essere controllata e confermata dagli organi preposti. Il prezzo non veniva, quindi, condizionato dalle fluttuazioni del mercato borsistico, bensì dalle ‘prestazioni’ della banca. Si diveniva, perciò, proprietari di un pezzetto di un’azienda che all’epoca, nel 2012, tutti consideravano come la terza banca d’Italia con un racing di affidabilità elevatissimo. In conclusione: loro (c.d.a.) determinavano il prezzo di vendita oltre i 60 euro, immettendo sul mercato un prodotto che, in realtà, ed oramai lo sappiamo tutti, valeva 10 volte meno.
Non si cerchi di giustificare questo fatto con sofismi tecnocratici o additando la colpa all’ignoranza del povero cliente, correntista e socio, poiché vorrebbe dire la negazione completa del rapporto fiduciario che la banca aveva ben saputo radicare negli anni su tutto il territorio, tutti vanno in agenzia e si fidano dei vari consulenti … o sbaglio? In Italia di colpo dovremmo essere tutti esperti di economia bancaria? Se sì, scusatemi tanto.
Ritorno all’assemblea di Sabato 5 Marzo 2016, data che in queste zone dovrebbe essere ricordata, me che così probabilmente non sarà… L’amministratore delegato, Francesco Iorio, degnissima persona, fa un discorso che sostanzialmente tuona come una disfatta totale fatta passare da passo in avanti, e cioè: «Nonostante la difficoltà bisogna andare avanti ed essere concreti» … bla bla bla bla … ma cosa c’è di più concreto che aver affidato alla banca di fiducia i propri risparmi ed averli persi tutti? «I soci che sono stati scavalcati nelle vendite saranno risarciti...» altro bla bla bla … nessuno è stato scavalcato, poiché nessuno poteva vendere e quindi perché solo alcuni noti hanno potuto farlo? Ma anche qui il solito tecnicismo che li salverà, non si potevano vendere sul mercato le care azioni, ma se qualcuno avesse trovato qualcun altro disposto a comprarle, sarebbero potute essere cedute, ma chi comprava a me delle azioni pagate 63 euro essendo venuta allo scoperto la situazione e cioè che non valevano assolutamente quella cifra? Nessuno sarebbe stato tanto stupido, a dimostrazione di ciò la banca non rifiutava mai di raccogliere gli ordini di vendita, dicendoti che sarebbero comunque stati inevasi.
Quindi, caro dottor Irio, dica le cose come stanno, quando e quanto risarcirete? E specialmente: chi risarcirete? A questo punto si compie la tragedia venduta come salvezza: 1.933 soci votano no alla trasformazione in SPA, 9.304 votano sì. Quindi via alla trasformazione e ad un aumento di capitale da 1,5 miliardi di euro, una qualsiasi azienda privata sarebbe stata ‘cementata’, non solo asfaltata. Un c.d.a. composto da 18 elementi (13 dei quali li da parecchio tempo) che solo l’anno scorso, nonostante il disastro, si sono aumentati lo stipendio del 9%. 5500 dipendenti, 705 sportelli e 118.994 soci, forse troppo pochi per non essere considerati ‘sacrificabili’. Mi piacerebbe sapere cosa pensa l’ex Presidente Gianni Zonin, considerato uomo simbolo del Nord Est.
Cari 118.994 (io compresa) soci, il bravo e valente Gian Antonio Stella dice che «la collera è tanta, ma va contenuto il danno, perché alla fine i schèi xè schèi», sappiate che se in senso tecnico questo ragionamento potrebbe non fare una piega, nella pratica provoca semplicemente un asservimento ad un potere stabilito dal quale non ci si potrà più liberare. Certo, questo è solo il mio pensiero da persona, magari, ignorante, ma queste cose le ho già vissute a latitudini più basse, non mi aspettavo di doverle vivere nel Nord-Est.

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