mercoledì, Luglio 17

‘banalisti’ giù, ‘qualusovranisti’ su, e l’Europa va … senza di noi La natura di destra dell’elettorato M5S ha portato al tracollo il Movimento, perché un partito di destra netta, la Lega, è sorto; accanto, sta nascendo (forse) un altro partito davvero di sinistra, il PD. Forse si ricomincia a fare politica davvero

0

La ‘bocciatura’ dell’Europa, la messa sotto accusa di Luigi Di Maio, sul quale oggi si vota sulla ‘mitica’ piattaforma Rousseau, lungi da me l’idea di esprimermi su questo, anche perché l’ho fatto molte volte già, e a Giggino -che, state sereni, non sarà sfiduciato- ho reso ieri l’onore delle armi.
Piuttosto, voglio tornare sul voto per il Parlamento Europeo, tre punti in particolare: l’estrema volatilità del voto, l’immediatarisposta europea con ilverticeAngela Merkel – Emmanuel Macron Pedro Sanchez, la ‘rinascita’ del PD.
Potrei solo aggiungere, ma non ne vale la pena, la consueta stupidità della sinistra dura e pura e dell’europeismo schizzinoso.

Il voto in Italia cambia da un minuto all’altro, e ciò accade da qualche elezione. Dicono molti a causa della caduta delle ideologie, il che è certamente vero, se si intende ciò nel senso che la loro caduta ha messo l’elettorato nella condizione di dovere scegliere sulla base di veri o presunti programmi-contratti e, specialmente, promesse. Per cui, se e quando, come avviene normalmente ed è avvenuto in questo ultimi anni, diciamo a partire dal ‘partito unico senza alleanze’ di Walter Veltroni, le promesse non sono realizzate, tanto più che sono sempre più approssimative e ‘incompetenti’, la gente cambia facilmente bandiera proprio perché non è più una bandiera. Ma, e su questo si dovrebbe riflettere assai, colpisce che nel dissanguamento del partito più qualunquista o forsebanalistadi tutti, Movimento 5 Stelle (M5S), abbia avuto un grande peso, forse prima e più che la mancata realizzazione delle promesse, lanaturadi destra di gran parte del suo elettorato.

Non so quante volte ho scritto (varrebbe la pena di verificarlo, così per titillamento di orgoglio personale!) che il movimento di Grillo e Casaleggio, al di là del fascino del linguaggio scatologico e delle promesse dio-ne-stà’, è profondamente di destra, profondamente razzista e antimigranti, oltre che populista nel senso più deteriore del termine -gettare monete al ‘popolo’: che altro è il reddito di cittadinanza? Ha avuto un grande successo proprio perché era tutto e il contrario di tutto e, per di più, vantava la vittoria dell’incompetenza, della superficialità, della ignoranza, del pressapochismo: la maggior parte della popolazione italiana (me compreso, per carità) risponde ad almeno una di quelle caratteristiche. Quindi, grande e inatteso successo, speranza in una confusa e fumosa rivoluzione, indifferenza -o semplicemente non conoscenza- del fatto che tutte le rivoluzioni sono il frutto di élite intellettuali (che, invece, venivano attaccate un giorno sì e l’altro pure!) e, francamente, la valenza intellettuale dei predetti e dei vari Di Maio, Dibba, Bonafede, Fico, Buffagni, Grillo-bis, eccetera, non mi è sembrata brillare.

E, fin qui, avrebbe potuto durare ancora un po’, se non si fosse rivelato un fatto nuovo troppo complesso per la comprensione dei predetti: l’emergere di un partito, la Lega, esplicitamente di destra, anzi, di destra estrema, anzi, para-fascista. Flores D’Arcais dice ‘pre’, sbaglia, anche questo lo ho scritto varie volte, criticando gli intellettuali sussiegosi e precisini che vietano di parlare di fascismo.
In una parola, la gente ha visto nascere e consolidarsi un partito con una base ideologica netta e precisa, di destra estrema, razzista, con venature anti-meridionali e ‘qualusovranista’ (mi si consenta il neologismo!): banale e di ‘buon senso’ (se uno mi entra in casa gli sparo a prescindere) e convinta che ‘altri’ (la cattiva Europa) vogliano imporre qualcosa al nostro meraviglioso Paese. Che quest’ultima convinzione sia strumentale, perché serve a nascondere i propri enormi errori dandone la colpa ad altri, è tanto evidente quanto bisognosa di essere nascosta: le prime parole di Salvini sono state «ora diremo no all’Europa» e «il nostro nemico è il PD»!

Ma la frase importante è quest’ultima. Perché, accanto al partito qualusovranista di Matteo Salvini, si scopre che sta nascendo (forse) un altro partito, a sua volta delicatamente ‘ideologico’, ma di sinistra. In altre parole, sta ritornando la politica vera, di una volta: io sono di sinistra e tu di destra.
Nicola Zingaretti, in poco più di un mese, ha fatto due cose utili: con il suo atteggiamento vescovile ha fatto dimenticare di essere il fratello di Montalbano e ha cercato di isolare la corrente renziana, ‘centristae qualunquista di centro.
Bisogna ora vedere se riesce a continuare sulla strada intrapresa.
Certo, ha dovuto ingoiare Calenda e Bonafè, ma per il resto sta isolando quella parte del partito, che infatti medita di nuovo la scissione. Inoltre, e qui ha solo avuto fortuna, la sinistra estrema (molto per modo di dire, ma insomma … ) dei vari Rizzo e Fratoianni, si è autoesclusa, insieme a quel gruppo di arrogantucci con puzza sotto il naso della Bonino & co. Per non parlare dei “verdi” nostrani, una concrezione di potere e pregiudizi superficiali, inutili purtroppo! Naturalmente ha perso circa il 4/5 % dei voti, ma ora nessuno può accusare Zingaretti di essere un barricadero maoista, servo di Merkel.

Ora, si tratta di vedere se sarà capace di fare due cose fondamentali, tenuto conto che tra Renzi e i giovani turchi gli faranno una guerra senza quartiere: rassicurare laborghesia’ (scusate se uso un termine vagamente marxiano, ma … ‘famo a capisse’), che è vero che è tutta salviniana, ma è anche vero che nella sua parte migliore (cioè più intelligente e meno ‘padrona delle ferriere’) vede il qualusovranismo come il fumo negli occhi, perché ha bisogno di gente razionale e capace al governo, che aiuti la crescita, con programmi a lungo termine (e finiamola col mito del ‘piccolo è bello’, è una cavolata!) non, quindi, con investimenti a caso e di facciata, ma con un programma serio e di lunga scadenza: cosa per Salvini nonché incomprensibile, impossibile. Ha fretta, l’elettorato è volatile anche per lui!

Ma ciò richiede, Zingaretti forse lo sa, lo spero, progetti e competenze, capacità, cultura. È venuto, cioè, il momento che il PD ritrovi la sua vecchia alleanza con la ‘gente che pensa e progetta’, che vuol dire programmare, lavorare su tempi lunghi o medio-lunghi: insomma, governare i processi prima delle amministrazioni. Non so se Zingaretti lo saprà e lo vorrà fare, ma è certo che fin tanto che nel partito ci saranno Renzi e i suoi, non ha chance, ma beninteso (e qui chiudo il cerchio, credo) non è il caso di chiamare a raccolta né Veltroni (dio ci scampi) né Prodi (troppo triste) e tenere tranquillo Gentiloni che ogni volta che parla ti fa venire il latte alle ginocchia.

In altre parole, forse nel disastro c’è una possibilità, una minima possibilità ma c’è, di ricominciare a fare una cosa fondamentale: fare politica.
Il Governo terrà per un po’, Di Maio non può farlo cadere e il bel Conte da par suo ha detto che d’ora in poi ‘anticiperà’ Salvini: sarà tutto da ridere, i prossimi mesi saranno meglio della Croisette, ne vedremo delle belle, e dobbiamo dare per scontato che i qualusovranisti non mancheranno di fare danni, che poi dovranno i successori risanare. Ma almeno ci saranno dei successori, ora, confesso, una speranzella c’è.

Anche perché, terzo punto di cui sopra, c’è da tener conto di quella sorta di vertice Merkel, Macron e Sanchez. Capito? Fino a ieri al posto di Sanchez c’eravamo noi, ora è già cominciata la politica di esclusione e isolamento del nostro Paese.

Salvini dice che dirà no all’Europa, Borghezio-Borghi dirà di uscire dall’euro, Dibba-Paragone strilleranno a più non posso (ma saranno solo cachinni), Conte anticiperà Salvini, ma noi italiani rischiamo di trovarci emarginati, se non fuori, dall’Europa. La borsa crolla, lo spread sale, Conte (non che servirebbe a molto) manco viene ascoltato, Orbàn sì; Macron e la Merkel si muovono: non sonotrame’, sono politica, se non siamo capaci di capirlo, saremo noi tutti a pagarla cara.

Quello che precede è un modesto tentativo di razionalizzare ciò che è accaduto: modesto, ma sincero. Altri più ‘importanti”, diranno la loro. Vedremo tra sei mesi chi ne ha indovinate di più.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.