giovedì, Dicembre 12

Balcani, la grande grana europea I Balcani tornano prepotentemente al centro della politica europea con la vicenda macedone, ne parliamo con Laris Gaiser

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Tra moglie e marito non mettere il dito. Un proverbio antico, ma perfetto per riassumere sinteticamente queste ultime due settimane di politica europea impantanatasi sul fronte adesione di possibili nuovi membri dell’Unione Europea. Più specificamente, moglie e marito sarebbero i Paesi balcanici, in particolare la Macedonia del Nord e Albania, e l’Unione Europea, mentre la parte del portatore di zizzania spetterebbe di diritto alla Francia. 

Durante il Consiglio degli Affari Generali del 15 ottobre – l’ultimo con Jean Claude Juncker al timone della Commissione Europea – si è discusso dell’apertura dei colloqui di adesione all’UE, in blocco, di Albania e Macedonia del Nord. Una discussione promossa e appoggiata fortemente dal Bundestag tedesco, espressosi in tal senso sul finire di settembre.

Affinché si avviino le trattative di ingresso all’UE è necessaria l’approvazione di tutti i membri del Consiglio. La Francia, però, è stata lunico membro a porre il veto sulla Macedonia, mentre Paesi Bassi e Danimarca hanno aperto a Skopje, ma si sono opposte alla candidatura albanese. La Finlandia, che detiene la presidenza di turno del Consiglio, ha proposto allora di separare il caso dell’Albania da quello della Macedonia del Nord, ma la Francia si è ancora una volta opposta. La decisione è stata quindi rinviata. 

Una beffa per la Macedonia, la cui adesione allUE era stata garantita proprio da Bruxelles dopo che il Governo macedone di stampo socialdemocratico, guidato da Zoran Zaev aveva risolto, nel gennaio scorso, le problematiche relativo nome effettivo del Paese firmando l’Accordo di Prespa con la Grecia. Preso atto del veto francese, i leader dei principali partiti di opposizione si sono accordati per indire elezioni legislative anticipate, che si terranno il 12 aprile. 

Per quanto riguarda Tirana, invece, gli olandesi e i danesi hanno sollevato dubbi sull’impianto amministrativo del Paese, colpevole di non aver messo in atto adeguate riforme.

Su quanto accaduto si è espressa anche lItalia. Il Presidente del Consiglio italiano, Giuseppe Conte, lo scorso 29 ottobre, si è esposto pubblicamente durante un incontro a Palazzo Chigi con Zaev ospite d’onore. Il premier italiano ha definito la presa di posizione del Consiglio Europeo sui due Paesi «un errore storico molto grave a cui dobbiamo porre presto rimedio», mentre parlando della Macedonia del Nord ha detto che «è divenuta esempio per tutti i Balcani occidentali, grazie al lavoro del Presidente Zaev, al coraggio con cui sta affrontando e risolvendo le questioni bilaterali».

Sebbene non se ne sia discusso ufficialmente durante il Consiglio, anche la Serbia è stata al centro dell’attenzione della politica UE. La scorsa settimana, la Commissione Europea ha messo in guardia Belgrado sulla firma di un accordo di libero scambio con l’Unione Economica Eurasiatica (UEE), della quale fa parte la Russia. Il monito, però, non sembra essere arrivato forte e chiaro dalle parti di Belgrado, che ha siglato l’accordo. Alla Serbia, inoltre, Mosca ha inviato i sistemi missilistici S-400 e Pantsir per la seconda parte dell’esercitazione Scudo slavo 2019.

Il tutto, però, accade sotto l’occhio vigile degli Stati Uniti, che stanno spingendo affinché i Paesi dellarea balcanica entrino a far parte della NATO, riducendo così sia l’influenza russa sia quella cinese nella regione. Influenze che potrebbero diventare scomode qualora l’UE non accelerasse i tempi di adesione. Per inquadrare meglio la situazione di stallo attualmente in atto tra i Balcani e l’UE, abbiamo contattato Laris Gaiser, docente della SIOI (Società Italiana per l’Organizzazione Internazionale).

 

La Macedonia andrà ad elezioni dopo il veto della Francia durante il Consiglio Europeo. Perché si è arrivati a questo punto? 

Si è arrivati a questo perché l’Europa ha mal gestito l’intera situazione macedone. L’Europa, insieme all’Amministrazione Obama, ha imposto negli anni passati un burattino che corrisponde al nome di Zoran Zaev, il quale è assorto al potere illegale dal punto di vista costituzionale, ma con l’appoggio delle grandi potenze. L’UE, rappresentata da Federica Mogherini, con il sostegno internazionale, desiderava avere un personaggio funzionale disposto a cambiare completamente la Costituzione macedone, denazionalizzare la Macedonia e farla diventare multietnica e multiculturale dal punto di vista costituzionale, quindi modificarne il nome. Questo cambio del nome è la famosa spada di Damocle che la Grecia continuava a tenere sopra la Macedonia, poiché Atene insisteva sul fatto che non ci potesse essere nessun Paese che si chiamasse Macedonia, poiché questa denominazione indicherebbe una regione greca storica. In realtà si tratta di un mito balcanico che per 20-30 anni ha fomentato rivalità regionali e che l’Occidente pensava di risolvere facendo cambiare nome alla Macedonia, destrutturizzando il sistema nazionale macedone. Per questo obiettivo serviva Zaev. Ma Zaev, appunto, forte dell’appoggio internazionale, ha sequestrato il Paese, lo ha fatto diventare un grande sistema mafioso con cui gestisce i propri interessi: questo è quanto ho scoperto e reso pubblico negli ultimi mesi. Una volta venuta fuori l’intera problematica di questo sistema, è emerso che in Macedonia lo Stato di diritto è praticamente inesistente; la gente viene chiusa per 16 anni in prigioni con l’accusa di terrorismo per il solo fatto di aver protestato in Parlamento; la gente scappa dal Paese per trovare rifugio e asilo politico in Svezia, in Grecia, in Bulgaria, mentre gli stessi giudici svedesi, ad agosto, hanno deciso che in Macedonia è troppo pericoloso abitare per il cittadino comune. 

Prima di iniziare i colloqui di adesione all’UE, i potenziali nuovi membri devono dimostrare una serie di riforme in vari settori (economia, diritti umani, anticorruzione e lo Stato di diritto). Macedonia del Nord e Albania godono entrambe dello status di candidato ufficiale. Perché, allora, la Francia ha posto il veto sulla Skopje?

La Francia ha preso sostanzialmente la palla al balzo, decidendo che non avrebbe concesso a Zaev la medaglia di colui che apre le danze europee. Da anni è stato promesso alla Macedonia, qualora avesse portato avanti le riforme impostegli, insieme alla modifica del nome, che sarebbe entrata in Europa e si sarebbe dato l’avvio ai negoziati. Ma l’inizio dei negoziati tanto promesso non è stato dato. È una chiara mossa della Francia contro Zaev. Parigi desidera che si vada prima al voto e che i cittadini possano dire la loro. Una volta espresso il voto è chiaro che verrà concessa alla Macedonia una data per l’inizio dei negoziati. La Francia ha tirato un po’ la corda durante il Consiglio Europeo, così da avere nelle trattative con la Germania il massimo peso e il miglior risultato possibile all’interno della prossima Commissione Europa. Messe insieme le due cose, Parigi ha guardato un po’ a Zaev e un po’ alle poltrone di Bruxelles, e alla fine ha sbattuto la porta fermando i negoziati. In verità, nessuno lo dice, l’Italia ha avuto il suo peso. L’Italia, implicata fin dal 2015 nel cambio di regime in Macedonia, ha aiutato Zaev a diventare Primo Ministro attraverso la Piattaforma di Tirana. È stato chiesto aiuto a Tirana, così il premier Edi Rama ha dato ordine agli albanesi in Macedonia di sostenere il partito socialdemocratico di Zaev in Parlamento: unico modo col quale Zaev avrebbe potuto ottenere la maggioranza. Questa cosa l’ha gestita l’Italia. Al Consiglio Europeo, è stata la più contraria dal distacco della Macedonia dal pacchetto unico con l’Albania. Quindi, non potendo distaccare la Macedonia dall’Albania, la Francia ha avuto gioco facile perché nessuno voleva che anche l’Albania iniziasse i negoziati. 

Quali sono stati gli altri attori implicati in queste decisioni in maniera decisiva?

La Francia ha fatto il cavaliere senza macchia in questo caso. Dietro Parigi, però, c’erano tanti che sostenevano la posizione francese senza dirlo. In primis la Grecia, non certo contenta di far intraprendere alla Macedonia il percorso europeo. Atene ha avuto il regalo che doveva avere, secondo me, dannosissimo a livello geopolitico. La Bulgaria, anche lei con pretese sulla Macedonia, in verità non ha alcun interesse a sostenere l’inizio dei negoziati. Vi sono state poi le posizioni danesi e olandesi che hanno sostenuto in maniera silente la decisione dell’Eliseo. 

Ma quali le differenze tra Albania e Macedonia?

Non vi è una differenza qualitativa tra Albania e Macedonia. Nel senso che il sistema corruttivo esistente in Albania è, forse, meno evidente, ma uguale a quello vigente in Macedonia. La mancanza di un vero Stato di diritto, specie in campo normativo, è un terreno comune ad entrambe le Nazioni. In verità, l’Europa voleva dare un segno positivo almeno alla Macedonia dopo averla politicamente e socialmente umiliata. Con l’Accordo di Prespa, l’Europa ha veramente calpestato la sovranità di uno Stato. Dopo essersi resa conto di ciò che ha fatto, era ovvio che almeno con la Macedonia, nonostante la mancanza di uno Stato di diritto, si andasse verso il rispetto dei patti presi. 

Cosa succede, invece, con la Serbia dopo il suo accordo con l’Unione Economica Euroasiatica?

Il contesto sembra smile alla posizione dell’UE sull’Ucraina, prima che questa esplodesse. La Serbia è un Paese di mezzo: se entrerà nell’Unione Europea – chissà quando – sarà un Paese ponte. È uno Stato che culturalmente, economicamente, politicamente è legato al mondo panslavo, vicino alla Russia, da cui – premettiamo – non ha mai avuto alcuno vantaggio. Diciamo che c’è questa tradizione che va rispettata. In questo momento, guardando alla realtà dei fatti, la Serbia ha iniziato i negoziati; ha fatto approvare negli anni passati una legge per la quale la NATO può fare i propri movimenti sul territorio serbo, anche se di questo non si fa grande pubblicità per non offendere i russi; ma ha il problema del Kosovo. Come gli altri Paesi dei Balcani, prima si entra nella NATO e poi nell’UE: qui entra in gioco l’interesse americano. Lo si vede chiaramente dalle ultime mosse della Casa Bianca. Washington incolpa Bruxelles di non aver combinato nulla di buono nei Balcani negli ultimi 10 anni, non avendo appunto risolto il problema tra Serbia e Kosovo, creandone addirittura uno con la Macedonia, e non avendo portato stabilità in Albania. A far fallire la trattativa tra Belgrado e Pristina è stata Angela Merkel, andando a minacciare l’ex premier serbo Vucic che se avesse implementato l’accordo di reciproco riconoscimento, con lo scambio dei territori, si poteva completamente dimenticare il sostegno europeo. Così, alla fine, Vucic non ha fatto niente. Gli americani, allora, se la sono legata al dito. Trump sta rientrando nei Balcani perché c’è un’emergenza di stabilizzazione e perché il vuoto di fronte la Russia deve essere chiuso. Trump, quindi, ha nominato ha nominato un Rappresentate speciale per i Balcani, non più della Segreteria di Stato, ma direttamente della Casa Bianca, Matthew Palmer, il quale stranamente ha una moglie serba. Un ottimo messaggio per i serbi sull’intenzione americana di risolvere la questione. Poi, come messaggio ai tedeschi affinché non si interessino della faccenda, ha nominato un Rappresentante speciale per le trattative tra Serbia e Kosovo: ovvero l’Ambasciatore americano a Berlino, il quale rimane comunque Ambasciatore. Messaggio più chiaro alla Germania e a tutta l’UE non poteva essere dato. Gli USA stanno tornando e vogliono risolvere la questione tra Kosovo e Serbia per poi andare avanti. I Balcani stanno tornando veramente al centro della scena politica europea e mondiale.

A proposito di interesse americano. Anche la Macedonia è in procinto di entrare nella NATO, dove anche qui ci vuole l’approvazione di tutti i membri. Secondo lei, col veto sull’ingresso nell’UE, la Francia potrà metterne uno anche sull’entrata della Macedonia nella NATO? Gli Stati Uniti non faranno pressioni?

Non credo, la NATO è quasi una questione chiusa per la Macedonia. La pratica dovrebbe concludersi verso marzo-aprile 2020, manca solo la ratifica della Spagna. Nella NATO le cose vanno più velocemente perché fondamentale c’è un grande capo che decide, molto più pesante degli altri membri: gli Stati Uniti. Washington ha deciso che la Macedonia deve entrare a far parte della NATO e che l’area balcanica va chiusa nei confronti dell’Est, qualsiasi sia la minaccia proveniente da Est. La mossa della Francia, in verità, ha irritato gli USA perché questi non riescono a capire cosa sappia di più Parigi di Washington di quello che sta capitando in Macedonia. Il punto è che i dettagli che colgono gli europei nei Balcani, non li comprendono gli Stati Uniti. Sono, però, due strade differenti. Gli USA hanno paura che possa succedere qualcosa nei Balcani prima della ratifica della NATO e che, quindi, lo schema cambi. Ecco perché le elezioni in Macedonia non saranno immediate, ma ad aprile. Il processo di entrata della NATO della Macedonia sarà gestito dal Governo ad interim che si formerà dopo le dimissioni di Zaev ad inizio gennaio. Ecco perché gli Stati Uniti hanno inviato subito Palmer in Macedonia, per capire cosa stesse accadendo. La paura americana è che in questo momento di instabilità politica potessero entrare forze esterne come, ad esempio, quella russa. Ma non è questo il caso. La Francia sta solamente giocando sullo scacchiere europeo: la NATO è ormai una certezza per la Macedonia.

La Francia teme che la Germania aumenti la sua influenza sull’Europa orientale, per tale motivo avrebbe posto il veto sulla Macedonia del Nord. È questa una delle analisi venuta fuori nei giorni scorsi. Cosa ne pensa?

Assolutamente. È corretta l’analisi per cui la Francia sta cercando di fare barriera contro l’influenza tedesca nei Balcani, è un dato di fatto. I Balcani e l’Europa e orientale gravitano intorno alla forza geo-economica della Germania e, dunque, Berlino ne vuole approfittare. I servizi segreti tedeschi, insieme a quelli italiani, hanno gestito le intercettazioni telefoniche che sono poi servite a Zaev per andare al potere. In questo caso la Francia è stata esclusa. Data questa evidenza e dato il sistema di corruzione, Parigi ne ha approfittato per bloccare, almeno per il momento, il processo di adesione della Macedonia. Ma che la Francia lo possa fermare sul medio-lungo termine è assolutamente da escludere. L’Europa si allargherà, ma ha già fatto troppi danni non allargandosi negli ultimi anni. La Macedonia, per esempio, è candidata dal 2005: una follia che al 2019 non siano ancora iniziate le trattative. È follia che l’Europa abbia dovuto subire il ricatto greco fondato su un mito storico inesistente. Gli errori fatti da noi tutti nei confronti dei Balcani, in particolare della Macedonia, sono pesantissimi. Juncker e la Mogherini sono i peggiori commissari che l’UE abbia mai avuto dalla sua fondazione. Ne pagheremo a lungo termine le conseguenze.

Ma non si rischia di aumentare l’influenza della Cina e della Russia nei Balcani continuando a prorogare l’adesione all’UE dei Balcani? Anche per questo gli USA stanno facendo pressione per l’ingresso dei Paesi nella NATO?

Ovviamente, entrando nella NATO si riduce il rischio. Gli americani lo sanno. Storicamente, tranne rari casi, non è l’UE che si allarga, ma è la NATO che si muove sempre per prima. Il fatto che l’UE tentenni e sia preda dei propri ricatti lascia gioco facile alle altre potenze. Ricordo, però, l’ultimo incontro con il Segretario dell’Energia americano, Rick Perry, il quale, ad una riunione in cui ero presente, ha detto chiaramente ai leader balcanici che il progetto americano è contro la Nuova Via della Seta, quindi contro l’influenza cinese, in modo da garantire stabilità ai partner europei. Si sa perfettamente, quindi, quale gioco si sta giocando.

Cosa pensa del ruolo dell’Italia, quanto pesa nella trattativa?

La presa di posizione di Conte, resa chiara con il ricevimento di Zaev a Palazzo Chigi, è una posizione storicamente morta. È comprensibile dal punto di vista politico, dove Conte in questo momento è minacciato da diversi scandali spionistici, e dove prima Renzi, poi Gentiloni, hanno aiutato Zaev ad arrivare al potere. Sarebbe spiacevole se Zaev facesse uscire la verità su come l’Italia ha gestito la sua amicizia col premier macedone. L’Italia, quindi, è spaventata, Conte pure. Tornata al governo un’alleanza di centrosinistra questa riprende null’altro che la politica di Renzi, Gentiloni e Mogherini nei confronti della Macedonia. Una politica poco lungimirante dato che, tra pochi mesi, le cose in Macedonia cambieranno completamente: così l’Italia si troverà nuovamente in una posizione imbarazzante.  Va bene, infatti, il sostegno alla Macedonia, ma non quello personale a Zaev, il cui sistema di corruzione è sotto gli occhi di tutti. Zaev è stato persino scaricato dal Presidente macedone Stevo Pendarovski, appartenente alla sua stessa area politica. Con quale faccia Conte e l’Italia appoggeranno l’opposizione macedone dopo il forte sostegno al personaggio Zoran Zaev?

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