sabato, Maggio 30

Baghdad si difende erigendo un muro I continui attacchi contro la capitale irachena spingono per la creazione di un muro di difesa

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Allargando il discorso e lo sguardo però viene subito alla luce un certo cortocircuito: da un lato viviamo in un’epoca storica dominata dalla globalizzazione che le sue conseguenze annovera la possibilità di muoversi rapidamente e a livello globale senza problemidall’altro lato, invece, ci troviamo di fronte a muri che non riguardano solo Baghdad, capitale di uno stato non solo fallito ma logorato da anni di guerra interna. L’ISPI aveva stilato nel 2014 un elenco dei vari muri presenti nel mondo da cui si evince come il recente caso di Baghdad non sia per nulla isolato. Il perché è presto spiegato: da un punto puramente militare il muro come struttura difensiva funziona, certo può essere raggirato o si possono eludere i controlli nei punti di accesso e penetrare, oppure lo si può abbattere in qualche modo, ma queste operazioni richiedono tempo, maggiori risorse e non danno garanzie di successo. Ne consegue che il muro come strumento difensivo funziona.

In Europa e soprattutto nei circoli più pacifisti e di sinistra si registra invece una costante critica verso queste strutture difensive, con particolare riferimento al muro di difesa Israeliano. Ovviamente un muro non sarebbe efficace contro la tipologia di attacco vista in azione a Bruxelles perché chi compie l’attacco è già dentro, perché una stazione delle metropolitana non può essere murata, inoltre una linea difensiva più avanzata in alcune strutture come l’aeroporto potrebbe sì essere efficace, ma sposterebbe solo la zona da attaccare, non più l’interno del terminal, ma a quella antistante dove i passeggeri si accalcherebbero per passare i controlli.

La ragione di questa critica europea ai muri è principalmente politica e risulta evidente dalle polemiche sorte negli ultimi mesi riguardo la questione dei migranti che molti Paesi affrontano bloccando con varie strutture i confini. L’ideologia europeista degli ultimi 25 anni si è profondamente basata su una lettura del tutto parziale, e completamente errata, del significato dei muri prendendo origine dal crollo del Muro per antonomasia, quello di Berlino. La sua caduta è stata letta dalla retorica europeista come il crollo delle barriere interne all’Europa e sì è così inaugurato il moderno concetto di Unione Europea allargata ai Paesi dell’est e senza confini. Il problema è che il Muro di Berlino, benché visivamente identico ai muri qui presi in esame, era un qualcosa di totalmente diverso sia dal punto di vista politico sia da quello dell’utilità praticaEsso fu costruito iniziando con filo spinato il 13 agosto 1961 con la dicitura ufficiale di Antifaschistischer Schutzwall (Muro di difesa antifascista, dove per fascismo il regime socialista della DDR indicava il governo liberale e democratico della Germania Ovest e per estensione l’intero Occidente fuori dal blocco sovietico) allo scopo di bloccare la fuga (principalmente di personale altamente specializzato come i dottori) verso occidente e migliori condizioni di vita e lavorative. Nell’ultimo periodo le fughe erano all’epoca sempre più numerose, qualche migliaio al mese, e rischiavano di indebolire profondamente la DDR già estremamente fragile dal punto di vista sociale ed economico. La creazione di una barriera per sigillare il confine fu quindi una necessità politica per arginare un problema cruciale.

Qui però sorge evidente la diversità del Muro di Berlino con quasi ogni altro muro nella storia. Esso non serviva per difendersi da una minaccia esterna come la retorica socialista dell’epoca voleva far credere e come invece fanno il muro di Baghdad, quello di Israele con la Palestina, le barriere contro i migranti ecc.; quello nella capitale tedesca rispondeva al contrario a una minaccia interna, la fuga di cittadini. Il Muro berlinese è in tutto e per tutto paragonabile a quelli che costituiscono le strutture delle carceri, contenere le persone che non possono uscire, e non era una struttura difensiva a fronte di una minaccia esterna come invece sono i muri, efficaci o meno lo diranno gli storici futuri, che si vogliono costruire a Baghdad o per contenere i migranti. Costruire dunque un discorso politico ideologico contro i muri usando esempi molto di versi fra loro non sembra essere il modo migliore per affrontare i problemi contingenti.

 

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