mercoledì, Luglio 17

Baghdad si difende erigendo un muro I continui attacchi contro la capitale irachena spingono per la creazione di un muro di difesa

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Le città sono sempre state degli importanti obiettivi bellici e storicamente il modo più efficace di proteggerle è quello di costruirci attorno un muro. Gerico, una delle più antiche città fortificate, fu uno dei primissimi esempi di questo genere di struttura difensiva poi più e più volte utilizzata dalle Lunghe Mura che proteggevano l’antica Atene al Pireo alle mura romane; dai castelli medievali fino ai bastioni rinascimentali. Tali strutture difensive servono per difendere un interno sicuro da un esterno insicuro e pericoloso, ovvero lo scopo è di tenere fuori minacce potenzialmente pericolose per la città interna.

Ancora oggi ci sono città che vogliono impiegare questi accorgimenti per affrontare le minacce dei conflitti asimmetrici contemporanei. Infatti, da febbraio le forze di sicurezza irachene hanno iniziato a costruire un muro di cemento intorno alla capitale Baghdad nel tentativo di prevenire gli attacchi dei militanti di ISIS. Tale barriera di sicurezza dovrebbe circondare completamente la città su tutti i lati prevenendo, almeno nelle intenzioni, l’infiltrazione dei miliziani e il traffico e contrabbando di esplosivi e autobombe che dall’esterno entrano in città.

Non sorprende quindi che la costruzione inizi nell’area di al-Subaihat a circa 30 km a ovest del centro della capitale visto che proprio quel settore è il più vicino al fronte con ISIS asserragliato a Falluja dal gennaio 2014.

Baghdad non è purtroppo nuova a misure di questo genere e rese necessarie dalla persistente crisi interna che di fatto rende insicuro l’interno Paese. Sin dal 2003, ovvero a partire dal crollo del regime di Saddam e l’instaurazione prima di un governatorato a guida americana e poi di un governo locale, il quartiere governativo all’interno di Baghdad (la cosiddetta Zona verde) è stato circondato completamente da muri difensivi per bloccare l’accesso a possibili attentatori che comunque nel corso degli anni non sono mancati. Con il peggioramento della situazione in Iraq e l’avvio del surge guidato da Petraeus molti quartieri della capitale vennero sostanzialmente interdetti al traffico civile e commerciale con la creazione di muri proprio per evitare l’utilizzo di autobombe o mezzi suicidi. Quelle strutture ebbero un impatto rilevante nel contenimento della violenza che infatti passò dai circa 3.000 morti al mese del 2006 a meno di mille a partire dai mesi finali del 2007. Molte di quelle strutture sono ancora adesso in posizione, ma risultano decisamente meno efficaci semplicemente perché all’epoca del surge il conflitto settario tra sunniti e sciiti era basato all’interno della città con scontri tra gli abitanti dei quartieri divisi in base alla loro appartenenza religiosa. Ora, seppur lo scontro tra i due gruppi sia tutt’altro che svanito, la minaccia principale arriva dall’esterno, dalle operazioni di ISIS. Questo spiega quindi perché da un lato si costruisca un muro di difesa esterno per tenere fuori un nemico pericoloso e dall’altro lo si faccia riposizionando proprio quei muri tra quartieri che ancora si vedono in città.

La costruzione di questo muro (alto fino a 7 metri, profondo 2 grazie allo scavo di una trincea collegata e lungo circa 300km) ha sollevato diverse polemiche soprattutto da parte sunnita, poiché esso non solo esce dal territorio cittadino occupando quindi quello agricolo di iracheni sunniti, ma appare come un modo per difendere più la popolazione sciita che la popolazione irachena tout court. Al di là di polemiche locali, pur valide, comprensibili e politicamente molto rilevanti vista la fragilità del Paese, la scelta difensiva pare in linea con la situazione della sicurezza della capitale che è estremamente volatile e fragile. Gli attacchi dinamitardi nella città o nelle zone limitrofe sono quotidiani. Tra quelli con maggiori vittime nell’ultimo mese possiamo ricordare: il 26 febbraio almeno 15 persone sono morte a seguito di un doppio attacco a una moschea sciita, un attentatore si è fatto esplodere all’interno mentre un secondo ha colpito la folla mentre cercava di scappare; il 28 febbraio un vero e proprio attacco da parte dell’ISIS con attentatori suicidi e armi leggere ha colpito all’alba un posto di sicurezza ad Abu Ghraib conquistando alcune posizioni e uccidendo 17 membri delle forze si sicurezza, più tardi due attentatori suicidi a bordo di motociclette si sono fatti esplodere nel quartiere sciita di Sadr City. Nel mese di marzo attacchi si sono contati più di 60 attacchi di varia natura.

Data questa situazione di totale insicurezza costruire un muro per proteggere la capitale non sembra essere una mossa avventata o fuori contesto, vista l’efficacia storica dimostrata dai muri protettivi.

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