domenica, Ottobre 25

Azerbaijan e Kazakhstan: amicizia in “transito” true

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Il ministro dell’energia azero, Natig Alyev, ha confermato l’ammontare di petrolio kazako che transiterà sul territorio dell’Azerbaijan nel 2014 lungo la pipeline Baku-Tbilisi-Ceyhan. Il totale di petrolio che sarà trasportato nel corso del prossimo anno raggiungerebbe le quattro milioni di tonnellate, lungo la linea che gioca un ruolo fondamentale fra i paesi del Caspio. Per tutti i paesi che si affacciano sul Mar Caspio, come Azerbaijan, Kazakhstan e Turkmenistan, l’estrazione di petrolio è una delle prime risorse economiche interne. Sia in Azerbaijan che in Kazakhstan, dopo oltre un ventennio dall’indipendenza dall’ex Unione Sovietica, l’attività di esplorazione è stata incrementata raggiungendo ottimi livelli in questi ultimi anni. E fra questi due paesi, più che una semplice amicizia, si sta instaurando una solida intesa nel settore del trasporto energetico.

Il Kazakistan, grazie alla fortunata collocazione geografica, si trova a gestire un’abbondanza di risorse energetiche che contribuiscono al tasso di crescita economica del paese. Il paese ha raggiunto in breve tempo una posizione chiave nella regione centroasiatica e in tutta la sfera di influenza post sovietica. La politica estera kazaka è sempre molto attenta a mantenere un equilibrio fra i rapporti con la Federazione Russia e quelli con le organizzazioni euro-atlantiche. Astana, infatti, è parte dei principali meccanismi di cooperazione regionale nati sotto il cappello di Mosca, come la Comunità degli Stati Indipendenti (CIS) e il suo Trattato di Sicurezza Collettiva, ma partecipa anche ai programmi di integrazione e cooperazione con la NATO. 

Sul fronte economico, il Kazakhstan vive appunto principalmente grazie all’estrazione di idrocarburi e altre risorse naturali energetiche. Le riserve di gas e petrolio sul suolo kazako hanno fruttato una crescita economica del dieci per cento fra il 2000 e il 2007. E la produzione non accenna a diminuire, nonostante la crisi economica internazionale e il conseguente crollo del prezzo degli idrocarburi. Il sistema nazionale di gestione delle risorse petrolifere sembra funzionare, e si pone come modello per i paesi limitrofi e concorrenti. Gli investimenti statali e la politica di controllo tramite un fondo bancario istituito ad hoc, il Fondo Petrolifero Nazionale, sono stati in grado di attirare investitori dall’estero fornendo garanzie e credibilità. Molti dei colossi internazionali dell’energia, come Eni, Bp, Shell, Total, Chevron e Lukoil stanno infatti impiegando massicce risorse sul Kazakhstan.

Oggi, uno degli obiettivi per il Kazakhstan, è il raggiungimento dell’indipendenza logistica e infrastrutturale dalla Russia. Il mezzo per raggiungere tale obiettivo, è la diversificazione delle rotte petrolifere kazake, e l’amicizia con l’Azerbaijan va letta proprio alla luce di questo. La Russia, come naturale che sia, sta mostrando le sue resistenze. Rinunciare al monopolio sulle risorse energetiche di Astana, sarebbe una grave perdita per Mosca, non solo in termini economici, ma anche in termini di credibilità diplomatica. Andrebbe infatti a risentirne l’influenza sull’intera area del Caspio.

Il Kazakhstan sta valutando una politica di diversificazione delle rotte ad ampio spettro. Da un lato, Astana guarda all’estremo oriente con un progetto per un oleodotto che entro la fine del prossimo anno dovrebbe collegare il paese direttamente alla Cina. Dall’altro, si sta concentrando sul potenziamento delle infrastrutture all’interno della regione, tramite un canale di esportazione navale transcaspico verso l’Azerbaijan.

Anche l’economia azera, infatti, come quella kazaka, è legata in via imprescindibile al settore energetico. Le risorse petrolifere azere si concentrano nelle aree costiere sul Mar Caspio, e sono il pilastro sul quale si è costruita l’economia di Baku dai primi anni Novanta ad oggi. Il trasporto di energia, oggi, si rivolge in prima battuta a mercati occidentali via Turchia e Georgia. Per questo motivo, l’Azerbaijan è diventato il paese chiave per l’inaugurazione del corridoio energetico meridionale di gas dell’Unione Europea, reso necessario dalla domanda di gas crescente da parte dei paesi europei e supportato dalla volontà dell’Unione di sganciarsi dal monopolio energetico di Mosca.

Due paesi in crescita sul piano economico, il Kazakhstan e l’Azerbaijan, entrambi con un agenda estera rivolta alla diversificazione delle esportazioni, ed entrambi ambiziosi all’interno del contesto politico economico della regione. La US Energy Information Administration (EIA), ha stimato che il Kazakhstan incrementerà la sua produzione di petrolio di 40 mila barili al giorno nel 2014. Una cifra considerevole, che dovrà essere supportata da un apparato infrastrutturale di trasporto adeguato.

Nel 2008, per la prima volta, il greggio kazako è stato trasportato lungo la via Baku-Tbilisi-Ceyhan (BTC), baypassando la Russia. Oggi è diventato il primo network di trasporto per il Kazakhstan, considerando che quasi l’ottanta per cento della sua produzione passa tramite questa linea. Sempre nel 2008, in occasione di un summit sull’energia tenuto a Baku, la compagnia kazaka  KazMunayGaz ha firmato un accordo con la compagnia nazionale azera, la SOCAR, che ha posto le basi per l’implementazione del progetto sul Sistema di Trasporto Transcaspico, che dovrà collegare i porti della Georgia alla linea BTC. Oggi, il progetto, deve superare due criticità: da un lato la sicurezza dei porti georgiani e la disputa che è in corso per la suddivisione politica delle acque del Mar Caspio fra i paesi costieri. Dall’altro, l’avvicendarsi di altre compagnie che sfruttano la loro posizione monopolista sulle rotte del Caspio.

Politiche di governo da un lato, ed economiche dall’altro. La leadership dei governi che spesso deve cedere alla leadership de facto delle grandi compagnie petrolifere, le cui decisioni hanno un ruolo determinante sui mercati energetici internazionali. Le compagnie azere e kazake, fra competizione e cooperazione, saranno attori determinanti nelle politiche di diversificazione dei trasporti dei rispettivi governi. In un ottica rivolta ad ovest, sicuramente, ma che non trascurerà il fronte orientale.

 

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